ASCOLI PICENO – I dati di contesto, esposti da Arbì, denotano un territorio caratterizzato da un incremento demografico, dovuto anche alla presenza di stranieri, e da un reddito attestato come il più basso della regione Marche. Il tasso medio di disoccupazione nel territorio della provincia di Ascoli Piceno è salito dal 10% al 10,6%, il più alto della regione. Cresce la quota dei giovani in cerca di prima occupazione, che passano da 13.410 a 15.307 (+14,1%), un 20,7% di gran lunga maggiore rispetto alla media regionale (12,4%) e superiore anche alla media nazionale (18,6%). Consistente è il dato di coloro che cercano lavoro dopo aver perso quello che avevano: 39.051 persone, con un aumento del 9%, pari a 3.228 unità. Tra servizi sociali del territorio, quelli per l’orientamento ed il reinserimento lavorativo hanno una media di 275 richiedenti su 323. A fronte di un calo dell’occupazione, l’agricoltura, parte integrante del sistema economico e sociale della regione Marche, continua ad essere una risorsa, soprattutto per i giovani. Il Piceno ha, infatti, una percentuale di occupati nel settore agricolo più elevata delle altre province, il 3,9%.

L’agricoltura biologica, nello specifico, è progressivamente entrata nella mentalità e nelle abitudini dei consumatori, sempre più convinti che acquistare prodotti biologici, freschi o trasformati, garantisca salubrità degli alimenti, ma anche rispetto dell’ambiente, protezione del benessere animale, sviluppo delle aree rurali. L’Italia possiede una delle maggiori aree biologiche d’Europa, con 1,49 milioni di ettari, seconda solo alla Spagna, che ne possiede 1,97, con un aumento annuo della superficie organica di almeno 100 mila ettari.

Grazie all’attenzione rivolta all’innovazione e alla valorizzazione del prodotto, nella costante ricerca di una produzione agricola sostenibile e di qualità, anche il biologico marchigiano ha così accresciuto il proprio segmento di mercato, costruendosi una storia ed una tradizione di primaria importanza rispetto al panorama nazionale.

La regione Marche possiede un ambiente pedoclimatico particolarmente favorevole all’agricoltura e vanta una produzione di eccellenze enogastronomiche tra le più antiche d’Italia. Prodotti le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura hanno reso qualitativamente unici nel loro genere:

–  i vini bianchi e rossi, ben 5 DOCG e 19 DOC, secchi ed amabili, frutto di un habitat ideale che ha favorito nel corso dei secoli la selezione di pregiati ceppi di viti;

–  i salumi “nobili” e genuini,la ricca gamma dei formaggi pecorini, saporiti ed aromatici, caratterizzano la produzione delle zone montane,

–  i mieli profumati, prodotto di un’apicoltura tra le più capillari del nostro Paese,

–  la pasta, sia all’uovo che di semola, trafilata al bronzo e con i giusti ritmi di essiccazione;

–  le birre artigianali, caratterizzate dalla ricerca di birrai professionisti che lottano contro l’appiattimento del gusto delle birre commerciali;

–  l’olio extravergine, recentemente insignito dalla Commissione europea del prestigioso riconoscimento IGP, oltre alle confetture, alle conserve, alle spezie, ai liquori e distillati, ai legumi, alle erbe aromatiche ed officinali.I danni causati dal sisma che recentemente ha colpito il territorio hanno, però, messo a dura prova la sopravvivenza di questo fiorente indotto agroindustriale. Nelle aree rurali terremotate si contano danni diretti ed indiretti per 2,3 miliardi tra strade e infrastrutture, case rurali, stalle, fienili, magazzini, ma anche stabilimenti di trasformazione, rivendite, macchine agricole, macchinari di lavorazione e animali morti e feriti ai quali vanno aggiunte le perdite per il crollo della produzione di latte e delle coltivazioni e per gli effetti negativi sul commercio. Le attività agricole e agrituristiche ed il blocco delle vendite hanno causato negli ultimi mesi un calo del 24% degli occupati nelle campagne marchigiane, una perdita di 3.200 lavoratori.

Terremoto e maltempo hanno provocato anche un generale dissesto del territorio con 175.000 ettari di terreno danneggiato.Sono 15.300 le aziende nei comuni del cratere, delle quali oltre 3 mila a rischio chiusura.

Ad oggi quasi 9 animali “sfollati” su 10 (1’85%) non possono essere ospitati nelle stalle provvisorie e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore sopravvissuti, si è ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo.

A livello delle vendite si è registrato un calo di circa il 90%, che ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte. In difficoltà anche il settore dei salumi, a partire da quelli pregiati a Denominazione di origine, dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori.

I prodotti più danneggiati sono dunque quelli tipici, per acquistare i quali i clienti, ostacolati dall’interruzione della viabilità, si muovevano appositamente.

È di fondamentale importanza quindi accompagnare la ricostruzione dell’ambiente rurale con il ripristino del tessuto sociale e produttivo, anche attraverso azioni di cooperazione che coinvolgano i territori adiacenti, a sostegno delle zone maggiormente danneggiate.

 

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