VERONA – In Italia si consuma meno vino ma si beve tutti, o quasi. Lo dimostra l’indagine sui vini di tendenza realizzata per il Consorzio vini Piceni da Nomisma Wine Monitor e presentata oggi, 16 aprile, al Vinitaly. La survey, rivolta a un campione rappresentativo di 1.200 consumatori sul territorio nazionale, fotografa un modo nuovo di apprezzare il vino, che rimane bevanda nazionale consumata dall’85% degli italiani (18-65 anni).

Un elemento base della tavola tricolore che però è sempre più protagonista degli aperitivi (49% contro 45% di 3 anni fa) grazie ai millennials, che trainano anche l’irresistibile tendenza dei vini mixati e scelti da quasi 7 giovani su 10 e dal 61% del totale dei consumatori. E se i baby boomers (over 55 anni, 88%) si confermano in testa ai consumi assieme ai maschi (88%), la febbre da sparkling (74%) supera quella di bianchi e rossi fermi (72%) e dei rosé, in risalita al 59% grazie ai soliti millennials.

Tra i vini che fanno tendenza, per il panel votato dai 1.200 intervistati il campione è il Prosecco, che aumenta in notorietà e consumi: la bollicina più famosa d’Italia è conosciuta dal 98% (e consumata dal 71%) dei wine lover, contro il 97% del Chianti, il 94% del Pinot grigio e l’88% del marchigiano Verdicchio. Le Marche primeggiano anche con i suoi campioni della Gdo: la Passerina è il vino campione di awareness negli ultimi 5 anni, ovvero il prodotto che più si è fatto conoscere dai consumatori, mentre il Pecorino è il prodotto considerato più innovativo del panel (13 vini) proposto da Nomisma. A riprova della crescita dei vini piceni, anche i trend di consumo nell’ultimo quinquennio, con il Prosecco che si aggiudica il primo posto davanti a Pecorino, Primitivo, Passerina e Rosso Piceno.

Il futuro, secondo i consumatori italiani sarà invece green (biologici al 20% come prima risposta, sostenibili al 9%) e autoctono (25%), con trend molto positivi anche per i vini facili e leggeri, adatti a mix (15%) e quelli regionali (14%). Una tendenza bio, anch’essa fotografata nell’indagine, che vede il Piceno tra le aree più vocate d’Italia: Ascoli, che detiene il 53% di tutta la vigna biologica marchigiana, ha infatti un’incidenza green sulla vite da vino del 41%, quasi il triplo della media nazionale (15,8%).

“Dato questo che si alza sensibilmente fino a raggiungere i 2/3 del vigneto nelle aree a denominazione di origine. E la quota è destinata ad aumentare ulteriormente”, ha detto il presidente del Consorzio vini piceni, Giorgio Savini. Nel complesso, con 5mila ettari, le Marche sono al terzo posto tra le regioni d’Italia (con superfici di vite bio superiori ai 2mila ettari).

Il focus sui vini di tendenza ha infine elaborato i dati Iri sulle vendite nella grande distribuzione. Negli ultimi 3 anni Passerina e Pecorino hanno registrato un incremento in valore rispettivamente del 92% e 55%, con incrementi anche in tripla cifra in diverse regioni del Centro-Nord. Lazio, Lombardia e Toscana in primis. Un exploit che fa il paio con un prezzo medio quasi doppio rispetto al complesso dei vini bianchi in Gdo (5,2 e 5,5 euro/litro i prezzi di Passerina e Pecorino, contro la media-bianchi a 3 euro/litro).

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