APPIGNANO DEL TRONTO – “Siamo alle solite, a Relluce cambiano i nomi dei rappresentati della Ascoli Servizi Comunali, ma le metodologie sono sempre le stesse, quelle di preferire la strada più corta e ovviamente più conveniente per le tasche della società pubblico privata, a discapito della sicurezza pubblica e dell’ambiente, dimenticando però che i cittadini di questa provincia i soldi per la copertura definitiva delle vasche li hanno già pagati nella Tari degli ultimi 30 anni”.

Si apre così la nota della prima cittadina di Appignano del Tronto, Sara Moreschini:Il Comune, in data 17 febbraio 2018, segnala con un esposto alla Procura della Repubblica e agli enti competenti in materie ambientali, il passaggio sulla strada comunale che costeggia la ex discarica di Relluce di decine e decine di camion strapieni di materiali di natura edilizia provenienti da demolizioni legate alla crisi simica che ha colpito il centro Italia – afferma – Questi materiali in grandissima quantità, sono stati stoccati fuori dai recinti della ex discarica, nei pressi della strada comunale di Appignano, che tra l’altro hanno completamente distrutto a causa dei sovraccarichi dei mezzi, con non pochi disagi per le aziende con sede in questa zona, per i residenti e per gli operatori e pazienti della struttura sanitaria”.

Moreschini aggiunge: “Nessuno ovviamente si era degnato di avvisare il Comune di Appignano del Tronto, che la ditta Ascoli Servizi Comunali pensando di fare cosa ‘virtuosa’ avesse acquistato circa 30 mila tonnellate di macerie dalla Dimensione Ambiente per pochi denari probabilmente, per impiegarli negli strati di drenaggio necessari per l’allontanamento delle acque meteoriche e del biogas ai fine ultimo del capping definitivo delle vasche 4 e 5 – dichiara la sindaca –  Arpam e Asur hanno fatto con attenzione i dovuti rilievi e si sono riscontrate diverse anomalie: una delle quali oggi, fa sì che gli venga VIETATO da parte del settore ambiente della provincia di Ascoli Piceno l’utilizzo dei materiali stoccati ai fini della copertura delle vasche 4 e 5″.

“Difatti come relazionato con attenzione e professionalità dai tecnici dell’Arpam non compatibili con il fine perché composti da materiali di ogni genere laterizi, intonaci, plastiche, cemento armato, mattonelle, guaine, pietre, legno e altro e di dimensioni sbagliate non utili quindi al fine ma certamente più dannose – conclude Sara Moreschini –  I cittadini di questa provincia hanno pagato affinchè la copertura delle vasche avvenisse in tempo utile e non dopo anni e anni dalla fine della coltivazione delle stesse e soprattutto tramite l’utilizzo di materiali adeguati alle coperture, ovvero quelli che la legge impone, senza scorciatoie perché ‘profumatamente’ già pagate nelle bollette”.

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