ASCOLI PICENO – La sicurezza nei luoghi di lavoro è un’emergenza nazionale e regionale e lo è ancora di più alla luce della ripresa occupazionale, contrassegnata però da un aumento dei rapporti di lavoro precari, meno garantiti e più discontinui.

E’ alla luce di un’analisi  approfondita che vanno interpretati i dati diffusi dal’Inail sul 2017:  aumenta nelle Marche il numero delle denunce di infortunio, che passano dalle 18.710 del 2016 alle 18.866 (+0,8%).

Nell’industria, gli infortuni aumentano del 4,1%, con una crescita consistente nei settori delle costruzioni (+4,5%), del legno (+11,3%),  della moda (+25,7%)e dei trasporti (+7,6%). Segnano invece una situazione stabile i settori della chimica, carta, cuoio e alimentari ed una diminuzione delle denunce nel settore metalmeccanico (-3,2%).

Anche nell’artigianato dobbiamo registrare un aumento del numero degli infortuni (+1,2%) con un incremento consistente nel settore metalmeccanico (+8,3%) in quello dei trasporti (+4,2%) e quello degli alimentari (+6,9%).  Rimangono sostanzialmente stabili in tutti gli altri settori artigiani.

Anche nel settore terziario aumentano le denunce del 4,2%.

Analizzando gli stessi dati a livello territoriale emerge un aumento considerevole nella Provincia di Fermo ( +3,8%), al secondo posto Pesaro e Urbino (+2,2%), segue Macerata (+1,9%) , stabili ad Ascoli Piceno e in diminuzione di un punto percentuale ad Ancona.

Nelle Marche, a pagare le conseguenze più alte, sono proprio i lavoratori stranieri; infatti, per loro,le denunce aumentano del 2,2% mentre per gli italiani aumentano dello 0,5%.

La fascia d’età dove si registra il maggior incremento è quella dei 25/29 anni con un incremento del 12,7% e, non a caso, è proprio la fascia d’età dove maggiormente si concentra il lavoro precario.  

Gli infortuni con esito mortale passano da 39 del 2016 a 35 del 2017 con una diminuzione nell’agricoltura ma un aumento  (da 29 a 30) nell’industria e nei servizi. Nello specifico, aumentano considerevolmente quelli che avvengono in occasione di lavoro (e non in itinere) nel settore industriale, che passano da 10 a 17.

La provincia che paga il prezzo più alto sugli infortuni mortali è quella di Pesaro e Urbino con 16 decessi (quasi la metà del totale regionale).

Un terzo degli infortuni mortali della nostra regione, avvengono nella fascia d’età che va dai 55 ai 64 anni.   

Nel 2017 sono invece diminuite le denunce di malattia professionale passando dalle 5.406 del 2016 alle 5.359 del 2017 (- 0,8%).

Andando nel dettaglio, però, anche in questo caso emergono elementi d’analisi interessanti che mettono in risalto un aumento notevole delle domande nei settori dell’industria e servizi (+3,3%) ed una diminuzione ancor più importante nel settore agricolo (-13,8%).

La provincia dove, nel 2017, rispetto all’anno precedente aumentano di più le domande di malattia professionale è quella di Fermo (+13,5%), a seguire quella di Ancona (+8,6%), Macerata (+3,9%); diminuiscono invece ad Ascoli Piceno (-19,7%) e a Pesaro Urbino (-6%).

Il 68% delle domande riguardano malattie del sistema osteomuscolare e quasi il 20% malattie del sistema nervoso.

Dichiara Giuseppe Santarelli , segretario regionale Cgil Marche: “Già nei primi mesi del 2018 c’è stato un nuovo ed inaccettabile aumento dei morti sul lavoro, delle denunce di infortunio e delle malattie professionali”. Per Santarelli, anche  “nelle Marche bisogna aumentare la spesa per la prevenzione sulla sicurezza sul lavoro che rappresenta il 3,5% del bilancio della sanità. Risulta fondamentale aumentare i controlli che oggi vengono effettuati solo nel 5% delle imprese. Il personale addetto alla vigilanza nei settori salute, sicurezza e ambiente è costretto a lavorare in condizioni inaccettabili ed è diminuito in 7 anni del 20%.”. Alle 74.000 imprese presenti nei prossini anni bisognerà aggiungere gli oltre 47.000 cantieri pubblici e privati della ricostruzione post-sisma. Senza un intervento un impegno serio del sistema delle imprese e della Giunta regionale, i prossimo anni saremo costretti a fare l’analisi di un bollettino di guerra. Sulla salute e sicurezza dei lavoratori non si scherza.”

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