ARQUATA DEL TRONTO – A due anni dal sisma del 2016, Arquata commemora le sue vittime. É stata una notte di silenzio, di dolore, di rispetto per chi ha perso tutto, in un istante.

Sono 52 le vittime del terremoto, vite spezzate nella tranquillità delle loro case. La veglia, la fiaccolata, la lettura dei nomi per condividere una ferita, che non riesce a riemarginare.

Le frazioni di Arquata tentano di ripartire ogni giorno, nonostante sette dei tredici paesi saranno perimetrati, Pescara del Tronto verrà ricostruita altrove e Arquata capoluogo sia diventato uno spaventoso vuoto laddove prima svettava la bellezza della sua storia.

La devastazione che si percorre quotidianamente con lo sguardo, è quella che spiega la lentezza di una ricostruzione che appare ancora poco delineata. Seppure, nel comune di Arquata, a tutti i residenti che avevano perso l’abitazione è stata assegnata una Sae, sono ancora numerose le difficoltà.

Sono pochi i lavori iniziati nelle abitazioni classificate B, ovvero i danni lievi, che stentano a partire. Intanto, le famiglie sono ancora nelle strutture alberghiere o in autonoma sistemazione, in attesa che la macchina burocratica riprenda un ritmo più serrato.
La precarietà rende fragili le persone, sfianca gli animi di chi non intravede soluzioni immediate.

La ricostruzione non esiste, esistono solo villaggi Sae a ridosso dei paesi distrutti. La speranza delle persone non muore, perchè credono nelle proprie radici. I non residenti non hanno alcuna possibilità di tornare, sono in previsione aree camper ma, a distanza di due anni, non è stato ancora ultimato nulla.

Troppe le proroghe, tre i Presidenti del Consiglio che si sono alternati, l’emergenza che rimane tale, nascosta tra barlumi di normalità.

Uno spartiacque doloroso tra il prima e il dopo, due anni che sembrano essere passati veloci per l’intensità delle emozioni ma lenti e incerti, se si guarda il vuoto di ogni paese.

Il premier Giuseppe Conte, a Pescara del Tronto durante la commemorazione di stanotte, ha ascoltato e accolto le parole dei residenti, che hanno chiesto di avviare il processo della ricostruzione.

I crolli causati dal sisma hanno cancellato interi paesi: solo la tenacia degli abitanti e la solidarietà di chi ha prestato il proprio supporto per ripristinare quella normalità, regalano a quel territorio la speranza di tornare vivo.


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