ASCOLI PICENO – Ha pubblicato il suo primo lavoro musicale nel mese di ottobre, un EP autoprodotto di cinque canzoni, Antonello Casali, cantautore ascolano, propone una musica riflessiva, testi ricercati che raccontano la vita di ogni individuo e il coraggio delle proprie scelte.

A Piceno Oggi, rilascia la sua prima intervista e spiega cosa rappresenta la musica per un cantautore emergente.

La tua musica è una passione o la tua professione?

La domanda suona alquanto naturale, visto che nella biografia del mio sito web https://www.antonellocasali.it/ ho volutamente omesso le canoniche informazioni con le quali ognuno è solito descriversi, e non mi sbottonerò molto in tal senso. Inoltre essere serio non mi riesce benissimo. Ma prometto che cercherò almeno stavolta di violare questo approccio. Almeno nella prima intervista della mia vita. La musica è una passione che ho deciso maturare seriamente solo negli ultimi anni. Faccio tutt’altro per vivere”.

Puoi raccontarci il tuo percorso artistico, quali sono i cantanti che ti hanno maggiormente
influenzato?

Il mio percorso musicale nasce a cavallo tra gli anni ‘80 e ’90. E’ in quel periodo che mi avvicino allo studio del pianoforte, ma la parentesi dura qualche anno. Giungo a breve alla conclusione che sento più vicini ai miei gusti i “Nerkias” che “J. S. Bach”. Fanno seguito decenni di assoluto silenzio, sino a quando per puro caso scopro la chitarra classica. Giunto autonomamente al livello “strimpellatore seriale da spiaggia”, decido d’iscrivermi ad un corso di chitarra moderna, ma anche stavolta, dopo neanche due anni, decido d’interrompere il percorso formativo. In questo caso non c’è alcuna “presa di coscienza musicale”: hanno invece un grande peso il verificarsi di vicende affettive e mutati impegni lavorativi. Nel 2016 inizia il mio percorso artistico: cominciano e prendere forma i miei primi brani, inizio a stabilire contatti con arrangiatori, faccio la mia prima comparsa in sala di registrazione, mi ritrovo a fare il cantante per un gruppo che si scioglierà non solo senza essersi mai esibito, ma senza aver mai trovato un nome.
Ascolto quasi esclusivamente musica italiana. Nel mio caso la comprensione del testo gioca un ruolo decisivo nell’ascolto di una canzone. Considerando il mio inglese poco più che scolastico e la poca voglia di affidarmi ad una traduzione del testo, quasi tutta la musica internazionale la taglio fuori. In quanto a riferimento musicali, Franco Battiato l’ha fatta sempre da padrone. Ho ascoltato per molto tempo cantautori quali Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, ma nell’ultimo decennio il mio interesse si è spostato verso Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Max Gazzè, Brunori Sas ed oggi abbraccia a piene mani la musica Indie”.

Cosa raccontano le tue canzoni?

Faccio davvero fatica a sintetizzarne il significato in poche righe. Nascono da una riflessione e analisi delle propria condizione, del proprio vissuto, delle proprie scelte”.

Nel pezzo Confessioni di una mattina di Luglio canta “Ho troppi volti che lo specchio non riflette,
io sono tutto ma in fondo sono niente”. Vuoi rappresentare un inno alla non omologazione di massa?

“In ciascuno di noi coesistono molteplici personalità. Quello che siamo, nella stragrande maggioranza dei casi, mi pare sia ciò che si ritenga essere il miglior compromesso tra quello che vorremmo, quello che vogliono le persone a noi care, quello che una liceità sociale ci chiede. La storia di Antonello L./Eris raccontata nel video è solo una delle tante interpretazioni cui si presta la canzone. Avere il coraggio di dare vita alle nostre ambizioni più segrete è un processo rischioso e faticoso: per farlo dobbiamo essere pronti al sacrificio, ed anche al castigo. Non è certo facile fare certe scelte”.

Le tue canzoni sembrano di carattere intimista, raccontano ed esplorano il mondo interiore, i sentimenti, le paure che ogni individuo incontra e prova, nel corso della vita. E’ così?

Sì, questi elementi sono assolutamente rintracciabili. Ma vorrei fosse chiaro che il fine ultimo del racconto è quello di prendere coscienza di sé, riflettere sulle scelte che si possono ancora fare. Il titolo dell’album è strettamente connesso a questa visione. Non si chiama “20:15”, ma “3 ore e ¾ alla mezzanotte”. Proprio perché, il sistema di riferimento scelto, è posizionato nell’istante in cui è convenzione collocare il termine ultimo del giorno. In un tempo non molto distante, preso da vicende lavorative, mi capitava involontariamente di rimanere a lavoro ben oltre l’orario stabilito. Decisi pertanto di introdurre una sveglia alle 20:15 tutti i santi giorni. Un orario molto vicino alla fine della giornata ma, per quanto avanzato, non così tanto da indurre a ritenere che questa non avesse più niente da dire. Non è mai troppo tardi per promuovere un cambiamento”.

Perché il pubblico dovrebbe seguirti? In quali canali si può ascoltare la musica di Antonello Casali?

“Ci sono infinite ragioni per le quali siamo portati ad ascoltare un cantante, o più in generale un artista. Io ad esempio ho ascolto sino a 2 settimane fa in maniera sistematica “Paracetamolo” di Calcutta e a chi, incredulo, mi chiedeva perché l’ascoltassi, non sapevo, e tutt’ora non so, dare una spiegazione che andasse oltre il “Mi piace”. La mia musica si può ascoltare e scaricare gratuitamente su www.antonellocasali.it .Sono inoltre su Spotify, Amazon, Napster, iTunes, Apple Music, Google Play, Deezer, Tidal e Youtube”.


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