ASCOLI PICENO – Dal 24 aprile ha aperto un centro dedicato ai padri separati, che si trovano a dover affrontare un’emergenza abitativa.

L’Associazione SeparAzione Papà di Ascoli tenta di rispondere alle richieste di accoglienza e impatto emotivo, offrendo un rifugio sicuro, che permetta di continuare a vivere dignitosamente.

L’idea innovativa nasce dall’esigenza di approfondire il tema della fragilità di un uomo, padre, che dopo la separazione, si trova fuori casa e spesso non ha gli strumenti per poter gestire la situazione.

Enrico Panichi, vicepresidente dell’associazione, spiega a Piceno Oggi come nasce “SeparAzione Papà” e in che modo i padri vengono supportati.

Come nasce l’Associazione SeparAzione Papà?

“Nasce il 24 aprile 2018. E’ un’associazione di Promozione Sociale di padri separati, ideata da Giovanni De Carolis in primis, con l’appoggio di Enrico Panichi e Valentino Palombi, la collaborazione di Don Alberto Fossati, della parrocchia di S.Marcello, della Diocesi, dell’Assessore Massimiliano Brugni e delle Istituzioni politiche della città, per loro stessi e per altri che ne richiedano l’appoggio, operano nei casi in cui sorgano difficoltà a livello economico, lavorativo e psicologico nei periodi antecedenti o successivi la separazione. Lo scopo dell’associazione e le regole per il funzionamento della stessa sono contenute nello Statuto. Il Consiglio Direttivo, tramite un’assemblea, a norma dello statuto e secondo i principi in esso fissati, ha eletto le cariche sociali dell’Associazione.”

Quali sono gli obbiettivi che vi ponete?

“Gli obbiettivi che ci poniamo perseguono le seguenti finalità:

Tutelare l’immagine del genitore non affidatario dei figli in seguito a pronuncia di separazione personale tra coniugi o di provvedimento similare, con lo scopo di meglio garantire il rapporto tra il genitore stesso ed i figli;

Salvaguardare il diritto dei figli ad una effettiva bigenitorialità ove non ci siano provvedimenti giudiziari di sospensione o decadenza della responsabilità genitoriale;

Realizzare il perseguimento di finalità di solidarietà sociale, provvedendo alla accoglienza e ospitalità dei papà nella struttura messa a disposizione dalla Diocesi di Ascoli Piceno presso la parrocchia di S.Marcello e in altre strutture successivamente individuate, in caso di serie difficoltà economiche al fine di garantire spazi adeguati per l’incontro dei figli con i padri;

Stimolare la sensibilità sociale sulla figura dei padri in situazioni di reale difficoltà;

Proporsi come punto di riferimento concreto per quanti hanno problemi legati alla paternità : di carattere psicologico-pedagogico e legale;

Assistere gli associati offrendo servizi specifici con l’aiuto di esperti nei vari settori al fine di comprendere il livello delle problematicità sia intrafamiliari che personali e guidarli alla maggiore responsabilizzazione.

In che modo, i padri separati in difficoltà vengono supportati dalla vostra Associazione?

“Noi tentiamo di supportare questi padri separati, aiutandoli nel difficile e complicato percorso della separazione, offendo innanzitutto la prima accoglienza, considerato che molti si trovano improvvisamente senza un alloggio dove poter dormire e vivere. La nostra sede che si trova in Via Piemonte, 1 ad Ascoli Piceno, presso la Parrocchia di S. Marcello, e’ dotata di 17 posti letto con tutti i servizi necessari e di una mensa, per garantire come dicevo prima, un riparo e dei pasti caldi a chi ha perso tutto. Oltre a tutto ciò, offriamo anche assistenza legale e psicologica.”

La legge, n.54/2006, sull’affido condiviso, ha sancìto la garanzia del diritto dei figli a mantenere un rapporto equilibrato con entrambe le figure genitoriali. Cosa secondo lei impedisce questo tipo di tutela, sia del padre che è costretto a lasciare l’abitazione, sia del figlio che ha diritto a conservare un rapporto costante con il proprio genitore?

“La legge 54/2006 che ad oggi è quella in vigore che disciplina i rapporti tra ex coniugi, stabilisce che, i bambini vengano collocati presso la madre e quindi restare in casa con la stessa. Quindi il ruolo del padre si riduce ad una specie di baby sitter o di visitatore saltuario che in base ad alcuni giorni ed orari stabiliti si reca a prelevare e poi ricollocare il/i proprio figlio/i. Ciò impedisce di avere un vero e proprio rapporto costante e continuativo tra padre e figlio perché non vi è una vera applicazione della bigenitorialità.”

In base alle statistiche, dopo la separazione, la figura del padre subisce il maggior peso da sostenere, economico ed emotivo. Quali sono le misure di sostegno che i padri separati chiedono alle Istituzioni?

“Esiste ancora una disparità di fondo a livello legislativo, quindi alle istituzioni si chiede come misure di sostegno, una concreta applicazione dell’affido condiviso e quindi del concetto di bigenitorilità, dei tempi di visita equamente ripartiti per entrambi i genitori, perché soprattutto e ci tengo a ribadirlo è un diritto sacrosanto dei figli quello di avere e frequentare tutti e due i genitori. Infine intervenire anche nell’ambito economico, applicando il mantenimento diretto laddove sia possibile.”

Il disegno di legge che avvia la riforma dell’affido condiviso sembra voglia realizzare il principio della “bigenitorialità perfetta”. Cosa ne pensa?

Riguardo al nuovo disegno di legge del senatore Simone Pillon, il DDL 735, se ben analizzato, potrebbe riuscire nell’intento di realizzare la bigenitorialità perfetta, senza “stravolgere il diritto di famiglia vigente” in Italia e senza “minare alla base lo sviluppo armonico di bambine e bambini figli di coppie separate perché vivranno con tempi paritetici tra genitori”. Inoltre si inserisce obbligatoriamente la figura del mediatore familiare, a carico di chi si separa, per eliminare la conflittualità che spesso trasforma separazioni consensuali in giudiziali estenuati ed esose e quindi in vere e proprie “guerre” dove a rimetterci sono solo e sempre i figli.”

Quale consiglio sente di dare ai padri che stanno affrontando questi traumi? Quali le azioni per evitare la “guerra” dei figli?

“A questi padri mi permetto di dare alcuni consigli.

Imparare a gestire i conflitti con la madre: Rancore, risentimento, delusione, senso di fallimento: la fine di una storia è per definizione il frutto di un conflitto. Che, molto spesso, prosegue anche dopo. E nel mezzo stanno i figli che non possono fare a meno di sentirsi responsabili.

Compensare la perdita del rapporto quotidiano: Il sentimento paterno esiste, bisogna sforzarsi di fare: Compleanni, esami, sport, gite, tutto fa parte della vita di un figlio, e di tutto bisogna interessarsi. Magari trovando alternative alla vicinanza fisica grazie alla tecnologia: Skype, blog, social network possono essere un valido canale di comunicazione.

Imparare a stare soli con i figli: Al trauma della separazione spesso si aggiunge anche quello di dover rivedere i propri stili di vita perché non si ha più accanto una partner che si prenda cura dei figli. E non tutti i padri sono capaci di accettare questa svolta.

Imporre le proprie regole:È necessario imporre le proprie regole e, se non le si ha, crearle attingendo ai propri valori e alla propria storia personale. Questo è un arricchimento per il bambino, che così scopre suo padre e la madre nelle loro differenze come persone, mentre prima li conosceva solo come genitori

Rispettare il posto di ciascuno: Dopo la fine della vita coniugale, ognuno torna libero di vivere come meglio crede. Ma se nascono nuove relazioni, ognuno dev’essere capace di stare al proprio posto: “al padre va riconosciuto il ruolo di unico padre, e alla madre quello di unica madre”.

I padri separati possono contattare l’Associazione all’indirizzo mail separazione.padri.ap@gmail.com e chiamare ai numeri 347/3619073 e 347/3798827.

“Abbiamo anche una pagina e un gruppo FB, – spiega Enrico Panichi – la pagina si chiama SeparAzione Papà e il gruppo SeparAzione Papà Marche. Il nostro Codice Iban, per eventuali donazioni, è  T77B0200813507000105229853. L’Associazione SeparAzione Papà esprime un sincero ringraziamento sia alla diocesi di Ascoli, nella figura del Vescovo Mons. Giovanni D’Ercole, e la Parrocchia di S. Marcello nella figura di Don Alberto Fossati, nonché le istituzioni politiche nella figura dell’assessore Massimiliano Brugni.”


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