MONSAMPOLO DEL TRONTO – In merito all’articolo della nostra Annalisa Coccia sulla riunione dell’ex sindaco Caioni dopo la sua decadenza (clicca qui) di seguito una nota stampa dei dimissionari consiglieri comunali Massimo Narcisi, Riccardo Gagliari e Matteo Scarpetti.

In merito all’articolo pubblicato sulla Vostra testata giornalistica online, a firma di Annalisa Coccia e relativo alle recenti dichiarazioni del signor Pierluigi Caioni su quanto avvenuto nel Comune di Monsampolo negli ultimi giorni, ci preme fare alcune piccole considerazioni.

Innanzitutto, prendiamo atto con stupore che si permetta al signor Caioni di continuare ad utilizzare l’Ufficio del Sindaco presso la Delegazione Comunale di Stella senza averne più alcun titolo. Per di più trasformandolo in “sede della sua lista”.

Tralasciando ovviamente gli attacchi personali che non interessano minimante i Cittadini, riteniamo doveroso ribadire alcuni aspetti dell’affaire pubblica illuminazione. Da quanto affermato, infatti, sembra quasi che dalla delibera del 2015 agli ultimi sviluppi si sia rimasti totalmente fermi. Ma sia Caioni che gli altri ex Assessori in posa nelle foto sanno bene che su questo argomento sono state tante le riunioni fatte, anche con esperti esterni.

E’ vero che nel luglio 2015 abbiamo votato la delibera fidandoci di quanto ci aveva presentato Caioni, ma è anche vero che, grazie proprio a questi incontri, alle varie consulenze, alle tante carte studiate e all’analisi delle cifre, col passare del tempo ciascuno di noi si è chiarito le idee ed ha maturato alcune perplessità a riguardo: chi sulla tempistica del bando, chi sulla modalità della gara e chi sull’opportunità di procedere all’affidamento a terzi.

 Narcisi

Non è vero, come va ripetendo Caioni che noi non volevamo intervenire sulla pubblica. Sia chiaro, siamo i primi a volere un impianto a norma ed efficientato ma vogliamo arrivarci facendo le scelte migliori per la nostra Comunità, avendo sempre chiaro l’obiettivo che non è quello di appaltare la pubblica ma quello di fare il bene dei cittadini.

Su questo abbiamo discusso tante volte in questi anni in maggioranza ed era ormai arrivata l’ora, secondo noi, di tornare in Consiglio Comunale per chiedere a ciascun Consigliere di esprimere la propria posizione in maniera chiara ed inequivocabile, arrivando ad una soluzione condivisa e democratica. Anche perché non accettavamo il fatto che ogni volta ci si dicesse: “siamo in sei ad essere favorevoli e quindi voi tre vi allineate”. Specie quando fra i sei c’era chi non si era mai espresso, chi non aveva ben chiari i numeri dell’operazione, chi era in perenne contestazione col Sindaco e chi, invece, era troppo impegnato col suo smartphone.

Oggi si punta a sminuire le nostre dimissioni collegandole ad una mera operazione elettorale ma se avessimo voluto far cadere l’Amministrazione per poi ricandidarci lo avremmo fatto molto prima, quando sono iniziati i primi dissapori, e non a cinque mesi dalla fine del mandato dove abbiamo tutto da perdere. Oppure lo avremmo fatto a giugno quando non è stata approvata la variazione di bilancio. Abbiamo invece lavorato a testa bassa e provato in tutti i modi a cercare di raddrizzare la barca, di aggiustare la rotta affinché il progetto per il quale i Cittadini ci hanno dato fiducia andasse avanti, anche se con qualche sbavatura di troppo.

Ma quando ci siamo visti per l’ennesima volta sbattere la porta in faccia da un Sindaco diventato ormai la brutta copia del “Marchese del Grillo”, quando ancora una volta si è mancato di rispetto non tanto a noi quanto a ciò che rappresentiamo, al nostro vissuto e alle tante persone che ci hanno sostenuto e dato fiducia, allora abbiamo capito che non c’era più nulla da fare e anche un giorno in più sarebbe stato tempo perso e dannoso. Caioni giocava un altro gioco con regole totalmente differenti, dove era normale non inserire una mozione all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale, buttare fuori un Assessore dalla Giunta perché la pensava diversamente o portare in Consiglio, per il quarto anno consecutivo, un assestamento di bilancio senza che averlo mai visto né condiviso in maggioranza.

Quanto all’inutilità della nostra azione, sarà il tempo a darci una risposta. Quello che è certo, però, è che non si tratta di un’azione contro qualcuno o qualcosa, ma la parola fine ad un modo di fare e di amministrare fine a se stesso, frutto di un delirio di onnipotenza durato fin troppo.

Infine, auguriamo buon lavoro al dottor Dinardo, nella convinzione che, col supporto degli Uffici, saprà agire per il bene della nostra Comunità e non andrà ad avventurarsi in un bando multimilionario che ha già turbato la vita amministrativa del nostro Paese e che ne andrebbe a condizionare in maniera importante i prossimi vent’anni.


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