ASCOLI PICENO – I movimenti arrivano da sinistra, dal centro ma anche da destra. E qui si entra nell’interregno di Piero Celani, oramai chiaramente in campo in vista delle elezioni comunali del prossimo 26 maggio. L’attuale consigliere regionale di Forza Italia vanta nella sua lunga esperienza politica anche un mandato da Presidente della Provincia di Ascoli e due mandati da sindaco di Ascoli. Posizione che Celani vorrebbe rioccupare. Ma prima c’è da scalare la montagna, mica piccola, del centrodestra ascolano.

E lo schieramento di centrodestra è quello che storicamente resta favorito in una città come Ascoli, vuoi per i dati elettorali vuoi perché si arriva da quasi vent’anni di governo continuativo di sindaci di Forza Italia: prima appunto Celani, poi per dieci anni Castelli. Qualche peso ce l’hanno.

Come succede spesso in politica, occorre guardarsi più dagli amici che dagli avversari. Oramai le fazioni di Forza Italia in Ascoli sono divise fra castelliani e celaniani, forse con più acrimonia potenziale di quante siano le divisioni tra Castelli e Celani, i quali, da uomini di mondo, sanno che ogni risvolto di una rivalità è, in politica, un accordo di comune interesse.

Ma per quanto le prossime saranno probabilmente le prime elezioni dove il civismo sarà da padrone assoluto sul partitismo, e per quanto l’obiettivo di Celani sarà quello di raccogliere quanti più consensi possibili nell’area del classico centrodestra e fra i moderati (ad esempio si attende di conoscere meglio la posizione dell’ex assessore di Celani Travanti, e altre situazioni del genere), c’è un partito, la Lega, che probabilmente avrà un ruolo chiave nell’organizzazione della macchina celaniana, se così sarà.

Il centrodestra unito, e poi nel nome di Celani, deve passare prima di certo attraverso una definizione chiara dei rapporti all’interno di Forza Italia, ma qui basterà il lasciapassare di Castelli per sancire il passaggio dello scettro, virtuale, di rappresentante del centrodestra ascolano. Ma dovrà fare i conti con la forza della Lega, notevolmente rafforzata già alle scorse politiche e probabilmente straripante, sondaggi alla mano, se si votasse oggi. Certo il voto comunale non è simile a quello nazionale – dalle parti del M5S ne sanno qualcosa – ma difficilmente la formazione politica che nel Piceno ha per referente l’ascolano Andrea Maria Antonini non influenzerà le scelte in fase di definizione.

Anche qui le amicizie personali possono contare di più delle altrui inimicizie o dei rapporti di forza squisitamente politici: e Antonini è unito a Celani da un rapporto di fiducia iniziato proprio all’Arengo e proseguito a Palazzo San Filippo, dove ancora, con Celani presidente, Antonini è stato assessore provinciale alla Cultura, anche con un certo apprezzamento trasversale.

Difficile immaginare che Antonini si metta di traverso rispetto alla scalata di Celani. Anche se ogni do ha un des: e se per Castelli il des sarà l’appoggio incondizionato alla Presidenza Regionale nel caso in cui venga scelto come candidato presidente, per Antonini sarà una indicazione ben condivisa per la poltrona di consigliere regionale a Palazzo Raffaello.

Su tutto questo scenario pesa, certo, il desiderio che potrebbe emergere da parte di Marco Fioravanti, di Fratelli d’Italia, di giocarsi l’opportunità di puntare sull’Arengo. Ma se così fosse, a chi converrebbe un centrodestra disunito e quindi a rischio sconfitta?


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