Le recensioni cinematografiche di Gianluigi Ferretti.

GREEN BOOK. Film tratto da una storia vera. Siamo nell’America degli anni Ssssanta, dove il problema dell’integrazione razziale era molti sentito combattuto e ostacolato soprattutto negli Stati dell’America del Sud. Si incrociano le vite e le vicende di due persone completamente diverse tra loro. Una è bianca italoamericana, poco colta, pronta a menare le mani e fare piccoli affari in “odore” di mafia è pronta a fare qualsiasi lavoro dall’autista al buttafuori nei locali. L’altra è nera, colta, intelligente, borghese, raffinata ed è un noto pianista. L’italoamericano rimasto senza lavoro accetta di fare l’autista e l’aiutante al Signore di colore che deve intraprendere , con altri due musicisti, una tournée negli Stati del Sud America.

Quando stanno per partire all’autista viene consegnata, dai dirigenti la casa discografica, una guida autostradale che illustra i percorsi alternativi che possono percorrere le persone di colore. Durante il viaggio assistiamo ad incomprensioni, litigate, insofferenze,ripicche tra i due, ma a fine viaggio diventeranno amici e la loro amicizia durerà fino alla loro morte. La regia di Peter Farrelly è precisa, veloce ed attenta al problema, con sensibilità, ironia, umanità per far emergere la grande affinità, anche con le diverse culture, tra le due persone. Film un po’ “politicamente corretto” ma un buon film che fa pensare e si può sintetizzare in una frase di uno dei protagonisti “Ci vuole coraggio per cambiare il cuore della gente”. Buone le musiche. Film che si può paragonare ad un’altro film “A Spasso con Daisy” del 1989 ma a parti invertite. Gli attori principali Mahershala Ali e Viggo Mortensen sono molto bravi nelle loro interpretazioni. Film candidato a cinque nomination agli Oscar e con la speranza che possa vincerli. FILM DA NON PERDERE.

IL PRIMO RE. La storia del fondatore di Roma diventa un film epico, violento di lotta per la sopravvivenza e il potere. Romolo e Remo dopo essersi salvati dall’esondazione del Tevere, mentre pascolavano le pecore, si ritrovano prigionieri del popolo di Alba. Come prigionieri sono costretti a battersi con altri per sopravvivere, e chi perde, viene gettato nel fuoco. I due fratelli fanno in modo di combattere tra di loro , ma con astuzia ed intuito, riescono a scatenare una rivolta e liberare gli altri prigionieri. Comincia così un lungo viaggio di questo gruppo di uomini, insieme ad una vestale, a cui avevano salvato la vita che conservava il fuoco sacro ed intuiva il volere degli Dei. Si vedono ogni volta, costretti a combattere con estrema violenza gli altri gruppi di uomini che incontravano sulla loro strada per avere il predominio. Dopo un lungo e sanguinoso duello Romolo viene ferito in modo molto grave e Remo, dando prova del suo valore ed astuzia, diviene capo indiscusso del gruppo riducendo gli altri in sudditanza. Remo ormai sicuro di se, vuole sfidare il volere degli dei che la vestale aveva predetto. La regia di Matteo Rovere è attenta a ricostruire i vari duelli per la sopravvivenza ed è accurata nei dettagli, molto buona la fotografia e l’atmosfera che si riesce a creare. Film violento , parlato in latino arcaico con sottotitoli, girato quasi interamente nel Lazio. Gli attori principali Alessandro Borghi e Alessio Lapice sono bravi, ma una menzione particolare va ad Alessandro Borghi. FILM DA VEDERE.

SE LA STRADA POTESSE PARLARE. Film tratto dal romanzo di James Baldwin “ If Beale Street Could Talk” è la storia di una carcerazione ingiusta. Siamo nel quartiere di Harlem negli anni settanta e, due ragazzi di colore, si amano e decidono di costruirsi una vita insieme. Lei fa la commessa in un grande magazzino, lui fa l’artigiano e crea piccole scoprire. Improvvisamente la loro vita viene travolta dagli avvenimenti, perché il ragazzo viene accusato di aver violentato una donna è messo in prigione perché riconosciuto dalla donna è da un poliziotto bianco. La ragazza nel frattempo scopre di essere incinta e farà di tutto, insieme alla sua famiglia, per trovare e rintracciare il vero colpevole. Si scoprirà che il ragazzo è stato accusato ingiustamente e dovrà scontare la sua pena vedendo crescere il suo bambino da dietro le sbarre. La regia è di Barry Jenkis, già premio Oscar, ma questa volta non riesce ad incidere più di tanto perché è lenta e prevedibile con momenti di flashback che non aggiungono niente al contesto. Gli attori Kiki Layne e Stephan James fanno quello che possono. FILM CHE SI PUÒ PERDERE. 


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