ASCOLI PICENO – Afflusso non eccessivo. Tanti stranieri, circa l’80% del totale fino ad ora. Pochi pensionati, invalidi e giovani con disagio sociale. Questo il quadro parziale che emerge dalle domande che stanno pervenendo in alcuni Caf sindacali del Piceno in merito al Reddito di Cittadinanza, l’attesa misura voluta dal Movimento Cinque Stelle e dal Governo Conte.

Dalla mattina del 6 marzo infatti è partita l’operazione ed è possibile presentare le domande per ottenere il reddito e la pensione di cittadinanza, introdotti dal Governo.

Prima di presentare le domande, gli interessati devono aver ottenuto una cosiddetta dichiarazione sostituiva unica per il rilascio dell‘Isee, strumento che valuta la situazione economica del richiedente e che, a seconda dei parametri, può anche bloccare l’iter per l’ottenimento del reddito. Le procedure per fare domanda sono predisposte dall’Inps e nella pratica i richiedenti si possono rivolgere agli sportelli postali, al sito del Ministero o, più frequentemente, ai Caf, i centri di assistenza fiscale collegati alle sigle sindacali che curano, oltre alla domanda in sé anche la dichiarazione Isee, divenendo nella pratica gli sportelli più frequentati.

Piceno Oggi ha ascoltato due Caf di Ascoli, quello legato alla Cgil e quello della Cisl. Volevamo capire quante persone nell’ultima settimana si sono rivolte agli sportelli, in modo da avere il polso della situazione nella nostra Provincia.

Per primi ci rivolgiamo al Caf Cgil. “Finora sono 100 le pratiche che abbiamo avviato e abbiamo circa altri 250 appuntamenti fissati, sono dati che riguardano tutta la Provincia” ci dice al telefono il responsabile Gianni Croci che ammette anche che l’affluenza di persone “non è poi così pressante”.

Chi fa domanda prevalentemente per il Reddito di Cittadinanza? “La maggior parte sono stranieri mentre sono pochi gli anziani che chiedono la pensione di cittadinanza”. In ogni caso l’addetto ci spiega che sono tante anche le pratiche che vengono interrotte in corso d’opera: “In tanti si stanno accorgendo di non avere i requisiti per accedere”.

Qualcosa di simile ci viene detto quando parliamo con Carla, operatrice della Cisl che ci rivela come l’affluenza di persone sia al di sotto di quanto si aspettava: “Da gennaio abbiamo curato tantissime richieste per avere l’attestazione Isee, siamo stati praticamente sott’acqua per la mole di domande ma sono molte meno poi, in proporzione, le persone che hanno fatto domanda di reddito. Finora abbiamo trasmesso solo un centinaio di pratiche”.

Chi chiede il reddito? “Sono parecchi gli stranieri che fanno domanda, dai dati possiamo dirvi che si tratta dell’80% delle richieste circa. Dopo gli stranieri vengono gli invalidi, poi giovani con dei disagi sociali e per ultimi gli anziani che chiedono la pensione”. Poche pratiche per le pensioni dunque, per un motivo un po’ sorprendente forse: “Sorgono degli ostacoli quando comunichiamo alle persone anziane che devono dichiarare la loro situazione economica. C’è molta reticenza da parte loro”.

Altri problemi sembrano esserci anche con gli stranieri. La stessa Carla ci spiega come spesso la lingua sia un ostacolo (“tanti non parlano italiano e arrivano accompagnati da un connazionale più sciolto con la lingua, non è sempre facile spiegare loro la procedura”) assieme a una certa mancanza di comprensione di fondo della misura. “Ho la sensazione che in tanti, soprattutto gli stranieri, non abbiano capito che si tratta di un patto per il lavoro, che verranno chiamati per lavorare. Diverse persone credono semplicemente che arriveranno loro dei soldi. Noi cerchiamo di spiegare la natura dello strumento ma non sono informati a fondo”.

 

 

 


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