ASCOLI PICENO- Glauco Mauri ha magistralmente interpretato il dissoluto e senza scrupoli Fëdor Pavlovič , Karamazov Padre, un vecchio ubriaco e dedito ai vizi che infiamma di odio gli animi dei suoi tre figli (Ivàn, Dmitrij, Alesa) e del loro fratellastro-servo Smerdjakov . Roberto Sturno, invece, ha dato voce e corpo a Ivàn Karamazov, il più intellettuale e tormentato dei fratelli, colui che affronta i temi più delicati e profondi sull’esistenza di Dio, sulla spiritualità, sul senso dell’esistenza umana, con lunghi monologhi durante gli ultimi due atti dell’opera teatrale.

Applausi al Ventidio Basso di Ascoli il 30 marzo per la rappresentazione. Teatro gremito.

Accanto a loro i bravissimi: Paolo Lorimer, Laurence Mazzoni, Pavel Zelinskiy, Luca Terracciano, Giulia Galiani, Alice Giroldini. Le scene di Francesco Ghisu colpiscono per la presenza sul palco di un elemento verticale sullo sfondo che a seconda delle varie scene a volte è un grande specchio, a volte il finestrone di casa Karamazov, a volte il portone in legno del fienile. Un elemento verticale che dalla dimensione terrena della base, sembra voler elevare gli spiriti verso l’alto, verso una nuova consapevolezza,  dopo l’espiazione delle proprie colpe.

E proprio il tema della colpa è centrale in tutta l’opera: la colpa per l’uccisione di Karamazov padre, che morirà per mano di uno dei suoi figli. Non per mano di Dmitrij però, che verrà ingiustamente condannato a venti anni di lavori forzati in Siberia, bensì del fratellastro-servo Smerdjakov che alla fine dell’ultimo atto, dopo aver confessato, morirà suicida impiccandosi sotto gli occhi increduli di Ivàn.

La illuminata regia di Matteo Tarasco e i costumi di Chiara Aversano, le musiche di Giovanni Zappalorto, le luci di Alberto Biondi completano la scena.

Un insieme di elementi vincenti che hanno fatto raggiungere un buon successo di pubblico in entrambe le serate delle due rappresentazioni di questi “Fratelli Karamazov”, venerdì 29 e sabato 30 marzo.


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