ASCOLI PICENO – Soprattutto nei comuni di medie dimensioni la pratica del listificio assume contorni sempre più imbarazzanti. Le elezioni comunali, infatti, hanno il loro bug, o se preferiamo il loro tallone d’Achille, nella proliferazione di liste, quasi sempre più civiche, a sostegno dei candidati sindaci. Ne è esente soltanto chi non riesce a trovare candidati disponibili, fatta salva la posizione del Movimento Cinque Stelle che, decidendosi di non allearsi con nessuno, almeno fino ad ora, presenta una sola lista per definizione.

Inutile addentrarsi nei casi particolari di queste elezioni ascolane, ma dobbiamo, per coerenza, ribadire quanto scritto tre anni fa per le elezioni di San Benedetto.

La normativa che regola le elezioni comunali dovrebbe stabilire un limite al numero di consiglieri comunali candidabili: se i consiglieri comunali sono (facciamo un esempio scolastico) 20, e la lista prendesse il 100% delle preferenze, non potrebbero essere presentati più di 60 consiglieri. Tre volte il numero massimo ipotizzabile, circa 5 volte più del numero complessivo in caso di vittoria elettorale.

Riempire le liste di raccattavoti che fino al giorno prima non hanno mai dato il proprio contributo alla vita politica o amministrativa cittadina e, soprattutto, dal giorno successivo al voto scompariranno e non daranno alcun contributo ai pochi eletti non è democrazia: è una parodia di democrazia cittadina che, dagli e dagli, fa molto male alla credibilità della stessa.


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