ASCOLI PICENO – Novità clamorosa per il capoluogo marchigiano.

Il famoso Cristo ligneo di Michelangelo tornerà in Italia, e la città che lo accoglierà sarà proprio Ascoli Piceno e sarà visitabile all’interno del meraviglioso Battistero della Cattedrale di Sant’Emidio.

L’opera è stata per anni custodita nella Serenissima Repubblica di San Marino, e per volere della Commissione per la tutela dei monumenti e le opere d’arte del Titano, sarà restituita all’Italia.

E’ giunta così alla fine una vicenda durata 40 anni, che in quanto a intreccio e colpi di scena supera di gran lunga la fantasia degli scrittori. L’opera infatti si sospettava fosse stata trafugata e alcuni personaggi misteriosi e pittoreschi erano stati accusati di riciclaggio ed esportazione illegale di opere d’arte fra le quali quella sacra di Michelangelo. Sul caso che coinvolgeva anche presunte infiltrazioni di stampo mafioso e della massoneria, hanno indagato a suo tempo anche le procure di Torino e di Rimini.

Il punto fermo è che l’opera, una scultura lignea alta 40.2 centimetri, nel 1979 è stata periziata dall’Opificio delle Pietre dure di Firenze e attribuita niente meno che al genio di Michelangelo Buonarroti. Così il professor Heinrich Wilhelm Pfeiffer – accademico vaticano – aveva dichiarato: ‘”Dopo aver esaminato con cura il Cristo non ho più dubbi sull’appartenenza dell’opera al Michelangelo”.

La città delle cento torri dovrà ringraziare l’avvocato ascolano Francesco Ciabattoni e Angelo Boccardelli (accusato ingiustamente di reati di stampo mafioso) che hanno lottato per anni nel riportare agli italiani la scultura lignea del Buonarroti.

Questa in breve la storia della vicenda giudiziaria: l’opera era in possesso del conte Giacomo Maria Ugolini, ambasciatore della Repubblica di San Marino in Giordania ed Egitto. L’aveva ricevuta dal Patriarca Melchita di Costantinopoli Maximos V, per salvarla  dai bombardamenti ai quali era sottoposto in quel periodo il monastero di Ain-Traz, in Libano, nel quale il crocefisso era custodito. 

Alla morte del conte, il crocefisso veniva ereditato dal suo segretario Angelo Boccardelli (anche poeta e pittore) e quindi depositato in una cassetta di sicurezza di una banca sammarinese di cui era cointestatario Giorgio Hugo Balestrieri. Boccardelli sosterrà di aver portato l’opera d’arte sul Titano perché minacciato dalla ndrangheta che voleva sottrargliela. Però poco più tardi, lui stesso veniva accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, condannato e assolto definitivamente solo nel 2015 dopo aver passato 5 anni in carcere.

Nel frattempo le autorità sammarinesi avevano disposto il sequestro dell’opera, assicurata per 50 milioni di euro. Boccardelli, assistito dall’avvocato ascolano Francesco Ciabattoni, continuava a inseguire il sogno di rientrarne in possesso, mentre cadeva anche l’accusa  di traffico di opere d’arte mossagli dalla procura di Torino e poi, per competenza, da quella di Rimini. Ma oggi il sogno è finalmente diventato realtà: San Marino accetta di restituirgli il Michelangelo.

Come meraviglia del mondo e bene dell’umanità non dovrà mai e non potrà mai essere venduta ma solo essere messa a disposizione di esperti e studiosi… nonché di cittadini anche per continuare gli studi su Michelangelo attraverso esposizioni anche stabili previste in locali idonei della Repubblica di San Marino, nello Stato Città del Vaticano e nel Comune di Ascoli Piceno” questo quanto aveva disposto per iscritto Angelo Boccardelli, assolto da accuse infamanti, qualora l’opera fosse tornata nelle sue mani.

Ma perché proprio ad Ascoli? Lo spiega l’avvocato Ciabattoni: ‘”Il Crocifisso viene ad Ascoli perché dopo tanto lavoro ho pensato di fare un regalo alla mia città”.

E la citta’ di Ascoli ringrazia.


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