ASCOLI PICENO – Una sentenza che ha lasciato i  produttori e coltivatori di canapa disorientati, la sentenza del 30 maggio 2019  stabilisce che vendere i derivati della cannabis con “effetto drogante” è reato.

La sentenza. E’ vietata  la vendita di oliresinainflorescenze e foglie di marijuana sativa, perché la norma sulla coltivazione non li prevede tra i derivati commercializzabili, a meno che questi prodotti siano in concreto “privi di efficacia drogante”.Possono essere venduti gli altri derivati come biscotticrackercremesaponi e shampoo, normalmente commercializzati in tutti i cannabis shop, punto sul quale si potranno appellare i negozi per evitare la chiusura. Sono lecite le coltivazioni della canapa depotenziata e con un valore di Thc (tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,2% (ma con risvolti penali solo dallo 0,6%), ma solo se delle varietà previste dalla normativa europea.

Il mercato della cannabis light in Italia. Secondo la Coldiretti, dalla “liberalizzazione” del 2016 c’è stato un boom arrivato a valere 150 milioni di euro. Mercato del lavoro che ha avuto una crescita enorme sono aumentati anche i terreni coltivati a canapa: dai 400 ettari del 2013 ai circa 4.000 del 2018. La legge del 2016 ha anche parzialmente diminuito la diffusione di erba illegale, meno 12% rispetto al 2016.

La canapa nelle Marche. Tra il XV e il XVI secolo nella Valle del Tronto si forma il maggior polo di coltivazione della canapa, pari a quello dell’area di Fiuminata a Macerata, con sistemi di coltivazione innovativi. Nel XVI secolo nel Piceno si assiste ad un cambiamento del paesaggio agrario: cominciano a diffondersi i contratti di mezzadria. Nelle Marche il Settecento segna il perfezionamento della policoltura poderale, del disboscamento e delle bonifiche di valle con la conseguente estensione della superficie agraria. Negli anni ’70 la canapa scompare dal territorio Piceno.

Gianfranco Concetti, direttore del “Canapa Info Point” di Ascoli Piceno, nel maggio del 2018 aveva realizzato un convegno per evidenziare come la canapa potesse essere la strada per far ripartire l’economia del Piceno dopo il sisma sfruttando la vocazione del territorio, frutto del lavoro di Nomisma col progetto ‘Ripartire dopo il sisma’.  Ad un anno di distanza la sentenza che secondo gli agricoltori porterebbe al collasso le aziende che hanno investito in questo settore. (articolo maggio 2018: “Ripartire dopo il sisma”: la canapa come motore di sviluppo per il Piceno”)

“La canapa è una materia prima estremamente versatile – dichiara Gianfranco Concetti – dalle fibre alla carta, dai biocarburanti all’edilizia, dalla pacciamatura alle materie plastiche, dal cordame all’alimentazione zootecnica fino alle bonifiche. Senza dimenticare gli usi farmaceutici, cosmetici, alimentari e terapeutici. Può arrivare in alcuni casi fino a 7 metri di altezza, ed è una barriera ideale contro le impollinazioni di altre colture. La provincia di Ascoli è la seconda in Italia dopo Cuneo, abbiamo una storia e una tradizione nelle Marche che con la canapa ricreativa non ha avuto mai a che fare. Ci stanno prendendo in giro non possiamo mandare a casa migliaia di lavoratori. Gli agricoltori saranno costretti ad utilizzare le infiorescenze ad uso mangistico per gli animali ad uso domestico. Non si vende e non si cede ma si utilizza in campo zootecnico per le galline ovaiole per abbassare il colesterolo. Le aziende si stanno muovendo per formare un ‘comitato di difesa’, non si possono mettere in mezzo alla strada i lavoratori e i coltivatori. “

Alessandro Nardi dell’azienda Bioemphire, nata nel 2018 a Ripatransone, ha investito nella canapa. Alla base del progetto c’è l’intento di valorizzare nuovamente una coltivazione un tempo alla base dell’attività agricola locale e, per cause di forza maggiore legate a fattori socio-economici, abbandonata ormai da molti decenni: “Coltiviamo Cannabis light legale, con un contenuto di THC inferiore a quello consentito dalla legge, per poter sfruttare al meglio gli innumerevoli benefici di questa pianta. Coltiviamo, lavoriamo e produciamo cioccolate, olio, confetture e altro ancora. Questa sentenza ci blocca, nelle altre nazioni la coltivazione è incentivata, ora invece siamo preoccupati e bloccati. Abbiamo fatto investimenti importanti e sondato progetti a livello europeo ci siamo dovuti arrestare perché non c’è visione per il futuro. Step by step abbiamo lavorato per arrivare ad una realtà importante e aspettiamo fiduciosi perché è un prodotto che non può non avere successo.”


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