ANCONA – Sempre più cemento nelle Marche con il 40% delle urbanizzazioni, concentrati negli ultimi sei anni in contesti agricoli e naturali. È quanto stimato dall’Ispra nel suo ultimo report sul consumo di suolo in Italia. Conta che vede, tra 2017 e 2018, la perdita di altri 137 ettari di territorio naturale marchigiano. Si costruisce soprattutto nella fascia collinare. Anche in quanto a cementificazione la costa marchigiana figura al secondo posto nella poco ambita classifica nazionale, dietro la Liguria.

In pratica, spiegano da Coldiretti Marche, si è persa in un anno una superficie pari a quasi 192 campi di calcio. Peggio di Umbria e Toscana, a voler considerare solo il Centro Italia.

“Una politica volta al consumo di suolo zero, al recupero e alla rigenerazione dell’esistente, diventa sempre più necessaria – commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – per la nostra regione. La cementificazione delle colline e lo spopolamento delle aree più interne privano il territorio di quella gestione essenziale per sua la tenuta. Il rischio maggiore di tutta questa continua perdita di suolo naturale è proprio il progressivo indebolimento e il conseguente aumento del rischio di dissesto idrogeologico. In questo scenario gli agricoltori sono un baluardo a custodia del territorio”.

Ogni marchigiano, neonati compresi, ha ben 443 metri quadrati in media a disposizione. Tra le province quella più urbanizzata è quella di Ancona con 9,3% del territorio occupato ma quella che ha subito il maggior incremento di nuovo suolo artificiale è Pesaro Urbino con 50 ettari. Seguono Fermo (30 ettari), Ancona (21), Ascoli (19) e Macerata (16). Tra i Comuni, Fermo è quello che è stato più urbanizzato con 14 ettari tra 2017 e 2018 . Seguono Fano con 7,8 ettari e Monsampolo con 6,5.


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