ASCOLI PICENO – Mentre il partito nelle ultime ore è dilaniato da prese di posizione opposte le une alle altre (a San Benedetto i segretari di circolo tutti insieme contro il segretario comunale, ad Ascoli Origlia ironizza sul segretario cittadino Procaccini), Matteo Terrani, segretario provinciale, prova a fare il punto della situazione con la nota seguente.

Sull’Ospedale d’eccellenza del Piceno la posizione del Partito democratico è sempre la stessa. Votata all’unanimità in due assemblee provinciali e ribadita all’interno della conferenza dei sindaci: nuovo ospedale per le acuzie in una posizione baricentrica per il territorio e attuali strutture riqualificate per la “quotidianità” e configurate come ospedali di base.

Va ricordato inoltre che la Regione Marche chiese ai comuni di proporre aree idonee per la realizzazione del nuovo ospedale e utilizzò un algoritmo per calcolare la baricentricità territoriale che comportò l’individuazione dell’area fra Spinetoli e Colli del Tronto. Al tempo stesso fu chiesto ai sindaci di esprimere un parere favorevole o eventualmente di fare una proposta alternativa. Non essendo stata avanzata nessuna proposta alternativa fu votata dalla conferenza dei sindaci l’ubicazione prescelta.

Sarebbe auspicabile che anziché parlare di strutture dividendoci sull’ubicazione per una questione di qualche chilometro incentrassimo la discussione sulla riorganizzazione della sanità nel suo complesso per migliorare la qualità delle prestazioni e il servizio al cittadino.

Il Pd ribadisce con forza la sua proposta di riorganizzazione sanitaria senza chiudersi alla discussione o a soluzioni migliorative. Sull’ubicazione dell’ospedale di primo livello eravamo e siamo ancora convinti della necessità di una soluzione baricentrica come ribadito dalla conferenza dei sindaci. Ma non essendoci dogmi ci teniamo a precisare che qualora i sindaci di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto dovessero avanzare una proposta univoca su una diversa ubicazione siamo pronti a trovare una soluzione condivisa.

In caso contrario pensiamo che si debba procedere sulla strada intrapresa e che bisogna farlo in fretta: la società sta cambiando e la sanità lo sta facendo in maniera ancor più repentina andando sempre più verso pochi poli all’avanguardia in grado di servire ampi bacini d’utenza accompagnati da piccole strutture territoriali. Se perdessimo questo treno danneggeremmo prima di tutto il nostro territorio perché tra vent’anni non si parlerà di un ospedale d’eccellenza per il solo Piceno ma per tutto il sud delle Marche e a quel punto molto probabilmente per un’operazione dovremo emigrare fuori provincia.

 


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