ASCOLI PICENO – Di seguito una nota di Cataldi e Silvestri (Movimento 5 Stelle). 

Il caos nel mondo della sanità marchigiana lo paga il sud ed in particolare, la provincia di Ascoli. È quantomeno assurdo che a 5 anni dalla scadenza del vecchio piano sanitario, il consiglio regionale non abbia ancora approvato il nuovo, arenato nei meandri delle audizioni nella commissione preposta dal 28 gennaio 2019, data in cui la giunta l’ ha licenziato.

Nessuna certezza dunque per un territorio martoriato dal terremoto e da una crisi economico-occupazionale senza precedenti: c’e’ una totale assenza di sensibilità istituzionale. In una terra lacerata da mille difficoltà, una politica accorta avrebbe investito risorse e non fatto di tutto per ridimensionarle. La sanità marchigiana manca di una programmazione equa ed equilibrata da nord a sud. Le sforbiciate di reparti, di personale e i mancati investimenti per l’innovazione tecnologica, mettono sempre più in ginocchio gli ospedali di Ascoli e San Benedetto.

Ormai il ritmo con il quale si razionalizzano le risorse per la sanità del sud della Regione, non fa presagire nulla di buono. La verità che si cela dietro la proposta dell ospedale unico di vallata, è l’impoverimento di Ascoli e di San Benedetto. Infatti, la giunta regionale pensa di dimezzare l’offerta di salute ai cittadini delle due città pagando una sola volta per un unico ospedale che avrà le stesse problematiche di trasferimenti e di risorse che oggi hanno i due ospedali, con la conseguenza logica che le risorse assegnate alla provincia ascolana saranno oltremodo dimezzate.

Noi chiediamo con forza all’assessore alla Sanità Ceriscioli di istituire formalmente, attraverso una delibera di giunta regionale, l’Azienda Ospedaliera Marche sud, così da poter ottenere risorse adeguate per nuovi investimenti tecnologici, aumento del personale e poter fare così una programmazione sanitaria adeguata ad un territorio di confine che già oggi, accoglie la domanda di salute del vicino Abruzzo e del sud Italia.

Si tratta di investire politicamente sulla linea di confine tra Marche e Abruzzo e di volere fortemente la valorizzazione dei due nosocomi (costruendo un nuovo ospedale a San Benedetto, visto lo stato di degrado e il mal posizionamento dell’ attuale) di riferimento, rafforzati dalla possibilità di essere autori delle proprie scelte di politica sanitaria e della autonomia rispetto al come impiegare le risorse trasferìte dalla Regione.

Su questo chiediamo al presidente Ceriscioli un impegno chiaro, senza se e senza ma, che dia il senso di una Regione che nella provincia di Ascoli realizzi quello che da tempo ha realizzato a Pesaro e ad Ancona. Il numero di abitanti delle Marche (1.500.000) , è perfettamente compatibile con tre aziende ospedaliere. Se è questo il modello delle Marche per la Sanità, si faccia in fretta la terza Azienda Ospedaliera non lasciando indietro una terra di confine che da sempre crea mobilità attiva in sanità e che, con un azienda ospedaliera, ne produrrebbe il doppio rivitalizzando una zona mortificata da un impoverimento che sta diventando cronico e una domanda di salute che si fa sempre più grande.


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