ASCOLI PICENO – “Secondo noi l’organo politico, che è un organo strategico di indirizzo e di controllo, non può non essere responsabile per le omissioni dei tecnici e dei funzionari”.

Lo ha detto questa mattina l’avvocato Emanuela Rosa, che assiste i familiari di Gabriele D’Angelo, il cameriere del resort deceduto nel disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), commentando l’archiviazione di 22 indagati, nell’ambito dell’inchiesta madre sulla tragedia, disposta ieri dal gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio.

“La vicenda di Rigopiano è una vicenda complessa e anche se la Procura ha fatto un grande lavoro, ci sono dei campi e ci sono dei fatti che devono essere ancora approfonditi – aggiunge il legale – Nonostante il rigetto delle opposizioni, noi continueremo ad apportare elementi affinché si abbia un quadro completo”.

“Apprendiamo con sommo dispiacere delle decisioni del gip Colantonio. Pur rispettando e accettando tale dispositivo, ci sentiamo in dovere di continuare la nostra battaglia a sostegno dei familiari che ci hanno creduto e che si sono opposti alle richieste di archiviazione”.

E’ il post pubblicato sul profilo Facebook “Rigopiano, in attesa del Fiore”, gestito dal Comitato vittime di Rigopiano, per commentare la notizia relativa all’archiviazione di 22 indagati, nell’ambito dell’inchiesta principale sul disastro del resort, disposta ieri dal gip del Tribunale di Pescara Nicola Colantonio.

“Per noi – si legge ancora nel post – non è una sconfitta, perché leggendo bene le motivazioni, ci sono ottimi spunti giurisprudenziali per ritenere che le nostre idee sui fatti erano fondate”.

“Sono uno dei tanti, ma ritengo di avere una condizione un po’ particolare. Sono stata più di un anno e mezzo indagata per un fatto di così enorme gravità a seguito dell’iniziativa di uno degli indagati che in questo modo, e cioè scaricando su di me le responsabilità che gli venivano ascritte, riteneva di uscire dall’inchiesta. In altri termini: se non fosse stato per questa iniziativa personale io non sarei stata indagata perchè non vi erano atti di indagine su di me, non vi era nessun elemento di fatto o di diritto da sondare e che avesse attirato l’attenzione dell’autorità inquirente”. Lo fa sapere l’ex direttore generale della Regione Abruzzo all’epoca della tragedia di Rigopiano Cristina Gerardis.

”Mi rendo conto che di fronte al dolore dei parenti delle vittime il mio stato di persona sottoposta alle indagini sia nulla – chiarisce l’Avvocato dello Stato – ma in questi quasi due anni ho subito in alcune occasioni importanti un pregiudizio personale e professionale dall’essere stata coinvolta in questo procedimento penale, ripeto, su iniziativa di un altro indagato che così ha inteso dire: io non c’entro, la colpa è sua”.


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