ASCOLI PICENO – “Con la sua visita a Castelsantangelo sul Nera e la dichiarazione di assumere in prima persona la responsabilità della ricostruzione del Centro Italia colpito dal sisma si era riaccesa una speranza. I contenuti legislativi del decreto in conversione sono di vitale importanza, a tre anni dal sisma, per imprimere la svolta che ancora non c’è stata. Il testo uscito dalla Camera dei deputati non contiene le misure necessarie ad un’accelerazione della ricostruzione privata e pubblica: eppure basterebbe accogliere tre emendamenti scritti da quegli stessi tecnici che negli Uffici hanno visionato migliaia di pratiche e hanno piena consapevolezza di ciò che serve”.

Così si apriva la lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, firmata dai sindaci di Force, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Montegallo, Venarotta, Palmiano, Montedinove, Rotella, Folignano, Castorano, Appignano del Tronto, Castignano, Cossignano, Maltignano, Offida e Roccafluvione qualche giorno prima dell’approvazione del Testo al Senato. Nella missiva c’erano le richieste dei primi cittadini rimaste inascoltate. Oggi, 13 dicembre, l’annuncio in conferenza della discesa in piazza a Roma per protestare e far ascoltare ai Governanti il grido di dolore di amministrazione e cittadini.

Qui il nostro articolo con video-conferenza integrale dei primi cittadini.

Decreto Sisma, i sindaci del Piceno: “Inascoltati e presi in giro. Basta, scendiamo in piazza a Roma”

Che cosa chiedevano i sindaci al Premier Conte?

Il primo emendamento riguardava l’autocertificazione: “Come è stata scritta nel Decreto non serve a nulla, non verrà utilizzata, rimarrà tutto come oggi con tempi lunghissimi di presentazione e istruttoria dei progetti di ricostruzione privata. Il testo presentato dalle Regioni, come prima cosa elimina la responsabilità su eventuali difformità fra lo stato di diritto e quello di fatto che il professionista privato teme nell’attività di autocertificazione. Solo grazie a questa impostazione diviene possibile rendere tale autocertificazione obbligatoria, accorciando enormemente i tempi di ricostruzione per 40 mila unità abitative solo nelle Marche”.

Il secondo emendamento era sulla ricostruzione pubblica: “E’ ancora più semplice: applicando i limiti europei sulla procedura di gara negoziata, si tagliano mesi alle procedure già in progettazione o prossime all’appalto”.

Il terzo riguardava chi oggi lavora nei Comuni o negli Uffici per la ricostruzione con contratti a termine con una deroga ai limiti contrattuali: “La ricostruzione di questa portata non può perdere l’esperienza, la competenza e la passione di questi ottimi tecnici. Potremmo aggiungere altre questioni, anche importanti, che non esprimiamo per non distogliere attenzione dal punto centrale ovvero i tempi della ricostruzione”.

“Prima che il Senato della Repubblica chiuda la partita – auspicavano i sindaci al Premier Conte – solo un suo intervento può cambiare il corso della ricostruzione. Come Primo Ministro, come colui che ha preso su di sé la grande responsabilità della ricostruzione. Noi primi cittadini, sottoscrittori della missiva, confidiamo in un suo intervento così, da avere, gli strumenti necessari per stringere i tempi della ricostruzione”.

Questa lettera, come dichiarato durante la conferenza stampa odierna, sarà mandata anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Forse – si augurano i sindaci – prima di firmare il Decreto chiederà a Conte il perché di queste nostre richieste non accolte. Ci appelliamo a Mattarella, il nostro ultimo baluardo, per avere quelle risposte che finora non abbiamo avuto”.


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