ANCONA – Le Marche si confermano regione ad alta intensità di lavoro professionale. Lo dice il Rapporto 2019 di Confprofessioni, elaborato dall’Osservatorio delle libere professioni su dati Istat.

Il quadro per lo scorso anno è però in chiaroscuro: la quota di professionisti è cresciuta molto, +31,5% dal 2010, dato che colloca le Marche tra le prime regioni in Italia ma con alcuni aspetti più critici: il reddito medio è inferiore alla media nazionale e si è registrato un calo dal 2016, anno del terremoto: sono circa 3.200 professionisti in meno tra 2017 e 2018, per un totale di 39.300.

Oltreagli effetti del sisma – l’unica diminuzione precedente risale al primo anno della crisi economica (2009-2010) ed è inferiore (100 unità) – potrebbero aver influito dinamiche del mercato del lavoro: “Il calo del numero di professionisti del 2018 – afferma Gianni Giacobelli, presidente Confprofessioni Marche -, probabilmente va messo in relazione al miglioramento del tasso d’occupazione registrato in Regione per lo stesso anno”.


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