ASCOLI PICENO – “Incentivare l’economia circolare e salvaguardare la filiera artigiana di qualità e di prossimità, sia per mantenere gli standard di eccellenza del Made in Italy, sia per correre il rischio di un blocco di tutta la catena produttiva causa mancanza di parti del prodotto finito”. Doriana Marini, imprenditrice sambenedettese del settore moda e accessori, sintetizza così la grave crisi che sta colpendo tutti i comparti, e quello del fashion in particolare, e alcune delle possibili vie di uscita determinata da questa grave crisi sanitaria.

“Quello della Moda – prosegue la vice presidente nazionale e presidente regionale di Cna Federmoda – è sicuramente uno dei settori più globalizzati. L’analisi in tempo reale ci dice che mediamente le imprese del Piceno della moda e del tessile stanno viaggiando con un calo medio quotidiano del 50 per cento del fatturato. Ma le prospettive, al momento sono ancora peggiori in quando le commesse, e la conseguente produzione, è al momento praticamente azzerata nelle nostre piccole e medie imprese”.

“L’impossibilità di partecipare per chissà quanto tempo – prosegue Doriana Marini – è comprensibilmente un danno gravissime per le nostre aziende. Ma c’è anche un altro fatto molto importante. La globalizzazione del comparto a fatto sì che, almeno da venti anni a questa parte, componenti, e quindi merci, che portano poi al prodotto finito, arrivino da svariate aree produttive, italiane, europee e mondiali. E se non ci sono tutti i componenti, crollo delle commesse a parte, il prodotto resta ovviamente incompiuto. Come settore moda della Cna da anni ci battiamo per incrementare l’economia circolare e la filiera corta della produzione. Il nostro impegno è nato per motivi di qualità, di controllo riguardo all’aspetto della tutela ambientale e del rispetto dei diritti di tutti i lavoratori. Questa crisi sanitaria conferma, non solo la validità della strada che abbiamo intrapreso, ma anche la sua importanza vitale per far sì che il Made in Italy resti l’eccellenza che è e che tutti ci riconoscono. Un’eccellenza che per motivi etici, di qualità, ma come si vede adesso anche per motivi logistici e di approvvigionamento, deve poter contare su una filiera corta, se non proprio di prossimità. Se così fosse, in questa situazione ad esempio, la catena potrebbe essere sicuramente bloccata per qualche giorno o qualche settimana. Ma poi la ripartenza sarebbe coordinata e uguale per tutti. Evitando che il prodotto non sia finito perché, per fare un esempio pratico, la mia e un’altra azienda producono mentre altre, poniamo lontane e in aree ancora più problematiche da un punto di vista sanitario, sono ferme”.

Sulla vicinanza e la circolarità delle produzioni, soprattutto in alcuni comparti del saper fare artigiano, mette l’accento anche Francesco Balloni, direttore della Cna Picena: “La moda sta subendo forti contraccolpi ed è forse l’esempio di come l’Italia e, per quanto ci riguarda, il Piceno debbano lavorare per riconquistare nella manifattura di qualità la piena autonomia e autosufficienza. Sono i due fronti aperti da questa crisi. Uno appena elencato, l’altro riguarda ovviamente i servizi e quelli turistici in particolare. Comparto per il quale abbiamo già chiesto e chiederemo interventi incisivi di sostegno sia alle imprese che ai lavoratori, ma ancora di più alla salvaguardia dell’immagine e della qualità di un territorio. Ha motivi strutturali e non è certo un caso che turismo e moda siano i settori più in sofferenza. Certo tutti ne stanno patendo le conseguenza, basti pensare all’autotrasporto di merci e soprattutto di persone. Così come non è un caso che, pur sempre nella difficoltà di queste settimane, meno grave appare la situazione dell’agroalimentare. Qui, infatti, sono stati fatti passi avanti importanti riguardo la filiera corta e l’economia/sinergia circolare fra le piccole imprese del territorio”.

“Con un auspicio e un appello – aggiunge e conclude Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli – produrre le eccellenze del territorio sul territorio con l’apporto delle nostre aziende di qualità. E incentivare l’acquisto del Made in Italy soprattutto e anche in Italia. All’estero queste nostre grandi capacità sono riconosciute e apprezzate senza riserve. La speranza è che ciò tornino a farlo tutti gli italiani”.


Copyright © 2020 Riviera Oggi, riproduzione riservata.