ANCONA – Anche le cooperative sociali marchigiane lamentano lo stato di precarietà, sul fronte della tutela della salute, a causa della scarsità di Dispositivi di Protezione Individuale, in principal modo mascherine (si legga nostro articolo sugli infermieri all’ospedale di San Benedetto).

“La tutela dei dipendenti e degli utenti dei servizi è da sempre al primo posto per la cooperazione sociale, ma oggi la difficoltà di approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, in particolare mascherine, sta determinando una situazione che corre il rischio di diventare insostenibile. Questo significa che la cooperazione sociale si potrebbe trovare in condizione di non riuscire più a garantire l’apertura dei servizi della rete di welfare”.

E’ la dichiarazione del presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, in relazione allo stato di difficoltà in cui sono al momento costretti ad operare i lavoratori della cooperazione sociale nei servizi di welfare affidati a causa della mancanza di materiali di protezione individuali, fondamentali per la prevenzione della diffusione del coronavirus, per la tutela dell’assistito e del lavoratore.

“Non è costume della cooperazione sociale generare allarme attorno alla rete dei servizi che garantisce da anni – afferma Alleruzzo – ma è ormai evidente che il mercato non è in grado di rispondere alla grande richiesta di dispositivi di protezione proveniente da ogni settore economico e da singoli cittadini. Per questo, chiediamo che sia immediatamente resa operativa la distribuzione di dispositivi da parte del sistema pubblico per garantire la sicurezza di coloro che sono obbligati a lavorare a stretto contatto con persone fragili e, per questo, maggiormente a rischio”.

Alleruzzo sottolinea che “in questo frangente di grave carenza di dispositivi di protezione individuale, invitiamo tutte le cooperative, di concerto con gli enti, a considerare prioritario garantire la continuità dei servizi residenziali e, di conseguenza, di valutare il fermo temporaneo di tutti gli altri servizi, ad esclusione dei casi di assoluta necessità, così da concentrare tutti i dispositivi attualmente disponibili per questi servizi essenziali. Segnaliamo inoltre che, oltre quanto sta succedendo alla cooperazione sociale, sono ormai decine le filiere produttive sospese in quanto le cooperative, per gli stessi motivi riportati sopra, non sono più in grado di garantire la sicurezza dei soci lavoratori”.


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