ANCONA – Nella giornata di ieri il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli ha tenuto una videoconferenza stampa con i giornalisti marchigiani. Durante l’incontro ho posto alcune domande su “Progetto 100”, il nuovo ospedale, da me denominato usa-e-getta, che si sta allestendo alla Fiera di Civitanova e che dovrà contenere fino a 80 posti letto per pazienti Covid-19 ricoverati in Terapia Intensiva e Semi-Intensiva.

Di seguito sia le domande che le risposte.

VIDEO Tutto Ceriscioli sul Coronavirus. Videoconferenza: Progetto100, tamponi, curva “alla cinese”, premi ai sanitari, mascherine

L’ex direttore dell’Inrca di Ancona Claudio Maria Maffei, tuttavia, non ha apprezzato le parole di Ceriscioli: in un post sulla sua pagina Facebook intitolato Maffei risponde allo stesso Ceriscioli. Di seguito anche una sintesi scritta.

Il brutto della diretta senza prove: ti riguardi e non ti piaci! Da guardare (se proprio ci si tiene) dopo avere visto la videoconferenza di ieri del Presidente Ceriscioli in cui ha risposto alle domande fatte per iscritto dai giornalisti. Nel video commento la parte relativa al Progetto di Civitanova. A proposito: nella registrazione ho saltato il commento ad un passaggio in cui Ceriscioli diceva che le terapie intensive nelle Marche sono aumentate in termini di posti letto in decine e decine di ospedali. Gli volevo dire che nella realtà sono stati dieci. Il brutto della diretta …

Gepostet von Claudio Maria Maffei am Mittwoch, 8. April 2020

“Il presidente ha cambiato strategia, la struttura temporanea di Civitanova non serve più per tamponare l’incremento del fabbisogno dei posti letto di terapia intensiva, incompatibile con la potenzialità operativa dei nostri ospedali. No: serve a decongestionare le terapie intensive attuali dei nostri ospedali, a consentire una ripresa dell’attività normali dei nostri ospedali e per future riaccensioni dell’epidemia.

A mio parere si tratta di un rimedio peggiore del male.

Abbandoniamo il ragionamento fatto in precedenza sul picco, perché il picco non ci sarà.

Concentriamoci sugli altri due aspetti che correttamente il presidente Ceriscioli pone:

a) Il primo è di far tornare gli ospedali alla loro normalità;

b) il secondo è prepariamoci al futuro.

E’ evidente che questa è una cosa che cambia moltissimo le cose. A questo punto la struttura non è più temporanea ma temporanea-definitiva.

Riflettiamo: la terapia intensiva è il cuore di un ospedale e deve stare dentro un ospedale se non in occasioni del tutto eccezionali.

L’idea dunque che si crei un ospedale monospecialistico di terapia intensiva attivo solo on demand, se dove e quando servirà è veramente eccentrica. Vediamo, per essere costruttivi, quali sono le alternative.

Il presidente dice che i posti letto di terapia intensiva sono cresciuti in decine e decine di posti letto negli ospedali.

Cosa si potrebbe fare? Una cosa molto semplice.

Si prendono tutti gli ospedali e un organismo terzo verifica le potenzialità operative in termini di spazi, tecnologie e di personale. 

Teniamo presente che oggi non è operativa una terapia intensiva che riprenderà ad essere operativa tra pochi giorni come quella di Macerata. 

Quindi, avendo censito e verificato con modalità pre-definite quali sono le possibilità di espansione delle capacità di ciascun ospedale e del personale e verificato i fabbisogni ulteriori di sala operatoria che si sono definiti in questo periodo, poi si può passare alla fase successiva, ovvero di identificare non una unica struttura temporanea-definitiva da attivare on demand quando ce ne sarà bisogno, ma avere la capacità di attivare una rete che funziona come tale di terapie intensive in maniera tale che sia capace di rispondere elasticamente a determinate emergenze.

Si dovesse creare poi un fabbisogno ulteriore in una certa fase di spazi di sala operatorio a questo punto può venire bene la grossa potenzialità delle strutture private che, prive di una propria terapia intensiva sono però fortemente dotate in termini di sale operatorie.

Quindi passare da una situazione straordinaria gestita con modalità straordinaria ad una situazione che si incorpora nella rete una struttura temporanea che dovrebbe servire on demand definitivamente, senza avere il personale per farla funzionare, mi sembra davvero una cosa che rende tutto ancora più complicato.

Credo che non avere la disponibilità ad una riflessione critica su una scelta così anomala mi sembra un limite grossolano”.


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