ANCONA – Tante critiche per la ricostruzione (o la non-ricostruzione), e invece più apprezzamento per la gestione dell’emergenza coronavirus? Impressioni che in qualche modo Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche conferma durante la videoconferenza con la quale ha risposto alle domande dei giornalisti marchigiani.

“Tra le due emergenze è cambiato sostanzialmente il mio modo di raccontarle – spiega Ceriscioli – Ho raccontato l’emergenza sisma con toni istituzionali, cercando la correttezza e di trovare accordi e mantenere i rapporti, segnalando le necessità in maniera ferma ma educata quando chiedevo delle soluzioni”.

“Ad esempio spesso ho fatto notare che come Regione Marche noi procedevamo alla stessa velocità delle altre regioni, anzi in alcuni casi più celermente, e dunque se c’erano dei ritardi erano dovuti agli strumenti adottati e non alle regioni e alla nostra in particolare – ha continuato – Però questa modalità di raccontare viene poi sepolta da una marea di informazioni che confondono i cittadini“.

“Faccio un esempio: spesso, quando mi recavo nei comuni colpiti per inaugurare una scuola, mi si avvicinavano dei cittadini e si lamentavano per il ritardo con noi della Regione, che tuttavia abbiamo finanziato la ricostruzione di tutte le scuole delle Marche già da due anni e mezzo: quindi, se c’erano ritardi, essendo le scuole di competenza comunale o provinciale, i responsabili erano altri. Ma per l’opinione comune era colpa nostra” sostiene Ceriscioli.

“Invece con l‘emergenza coronavirus le regioni si sono poste in maniera più netta verso il governo, ed è stato chiaro cosa voleva la Regione e cosa il governo, e tutti hanno valutato quale fosse la strategia migliore e in pochi giorni si è capito chi avesse ragione e chi no” segnala Ceriscioli.

Il quale conclude: “Inutile piangere sulla comunicazione versata. Io vorrei chiudere il mandato sperando che la ricostruzione nelle Marche abbia dato i suoi frutti per non vedere più i nostri concittadini nei container e nelle casette ma nelle loro case nei loro paesi. Abbiamo bisogno del modello Genova anche per questo: semplicemente, superare la rigidità del nostro codice degli appalti e adottare le regole europee, nulla di meno. Spero che il governo lo abbia capito”.

Tuttavia, e dobbiamo qui segnalarlo, Ceriscioli ripete che “il governo ha messo 750 miliardi per il coronavirus e se ha capito la situazione, speriamo di continuare a lavorarci con lo stesso modus operandi anche per la ricostruzione“. Tutto giusto, se non che i 750 miliardi sono un misto di propaganda e, appunto, comunicazione ben calibrata. Se così fosse la spesa pubblica italiana sarebbe già raddoppiata per questo 2020, con un deficit pubblico di quasi il 50% del Pil. Capirà anche Ceriscioli che non è cosa buona ripetere certe affermazioni, perché i cittadini non capirebbero per quale motivo non vedranno accadere nulla di eclatante come certe cifre comporterebbero.


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