ASCOLI PICENO – Scendiamo un po’ tutti dall’Astronave. Ovvero il termine usato da Guido Bertolaso, ex Capo della Protezione Civile, per definire l’operazione in corso al Fiera Hospital di Civitanova, da adesso Astronave Bertolaso Hospital per capirci senza possibilità di errore.

L’Astronave Bertolaso Hospital è lo spazio della fiera in via di trasformazione in un Covid Hospital con 84 posti letto (42 per terapia intensiva e 42 per semi-intensiva).

La nostra intenzione è quella di chiarire al meglio la sua funzionalità per evitare che il Fiera Hospital venga presentato come uno spazio salvifico a prescindere per l’intera sanità marchigiana alle prese con il coronavirus. Soprattutto in un momento dove tanti cittadini sperano – convinti da continue dichiarazioni di esponenti politici in tal senso – che l’Astronave Bertolaso Hospital risolverà magicamente i tanti problemi sanitari che l’epidemia sta provocando o potrà provocare con la “seconda onda“.

I lavori all’Astronave Bertolaso Hospital di Civitanova infatti stanno procedendo sulla base di tre giustificazioni – e incredibilmente non si sono fermati neanche al loro venirne meno.

PRIMA GIUSTIFICAZIONE: EMERGENZA La prima era lo stato di emergenza provocato dalla scarsità di posti letto in terapia intensiva. Questo fu il pretesto per l’annuncio del “Progetto 100” da parte del Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli lo scorso 23 marzo, poi ribadito con videomessaggio il 31 marzo.

Queste furono le esatte parole di Ceriscioli: “Chi studia (chi? ci sono nomi, ndr) i dati fin dall’inizio delle curve epidemiologiche della nostra regione, molto particolari, perché hanno avuto un avvio anticipato a nord con la parte a sud della Regione che segue almeno a due settimane di distanza lo stesso cammino… La previsione fatta (da chi? ndr) è quella di avere un picco verso metà mese con esigenza crescente di posti letto di terapia intensiva di circa 60 e il doppio di semi-intensiva. Se le cose dovessero continuare come stanno andando avanti oggi ci potremmo trovare verso metà mese con una esigenza molto forte di posti letto in terapia intensiva”.

Questa prima giustificazione è poi stata accantonata a causa delle previsioni errate che la sorreggevano: non c’è stato alcun picco di ricoveri a metà mese e anzi oggi ci sono circa 250 ricoverati in intensiva in meno rispetto a fine marzo. Lo facevamo notare già il primo aprile, prima della delibera di giunta del 3.

Può succedere. Il 6 aprile lo stesso Ceriscioli se ne rese conto ma incredibilmente non bloccò o modificò il progetto pensato sulla base di valutazioni errate. Anzi: fu lesto a trovare una seconda giustificazione, valida per l’immediato, e una terza, valida per l’avvenire.

SECONDA GIUSTIFICAZIONE: LIBERARE GLI ALTRI OSPEDALI MARCHIGIANI Abbiamo fatto notare nell’articolo linkato di seguito come ad oggi gli 84 posti letto dell’Astronave Bertolaso Hospital sono poco più di un decimo del totale dei ricoverati e di un terzo dei ricoverati in intensiva e semi-intensiva. Inoltre la “promessa” di spostare all’Astronave gli attuali pazienti dell’ospedale di Civitanova Alta comporterà una forte riduzione della disponibilità per gli altri: a Civitanova Alta sono ad oggi 41 i pazienti Covid-19 e solo 13 in intensiva e semi-intensiva, quindi si rischia anche una inefficienza dal punto di vista delle strutture messe in campo e dell’uso che se ne farà.

Tuttavia questa seconda giustificazione ha già acceso una triste sfida campanilistica tra le varie città marchigiane, tutte desiderose di spostare i pazienti Covid-19 all’Astronave Bertolaso Hospital, quasi fosse una specie di Arca di Guido Noè. Ma è il terzo punto, che affrontiamo in fondo, quello a nostro avviso più opaco dell’intera operazione, che avrà un costo probabilmente superiore a 12 milioni di euro.

Il Fiera Hospital oggi non vuoterebbe neanche un ospedale Covid delle Marche

TERZA GIUSTIFICAZIONE: LA FAMOSA “SECONDA ONDA” Si intende con questo termine il rischio che nel prossimo autunno, con un allentamento delle misure di quarantena, l’epidemia possa nuovamente riesplodere in Italia: “Se abbiamo l’Astronave Bertolaso Hospital, i pazienti Covid-19 saranno ricoverati lì e non negli ospedali marchigiani. State quindi tranquilli cittadini, tutti gli ospedali torneranno alle loro funzioni originarie, saranno puliti, e si eviteranno ospedali con funzioni miste” fanno intendere Ceriscioli & C.

Ma come può un’Astronave da 84 posti (per intensiva e semi-intensiva, 42 più 42) garantire l’intero sistema sanitario regionale in caso di un ritorno dell’epidemia dopo l’allentamento del lockdown? Di Astronave si tratta, non di Arca di Noè, ribadiamo.

Vediamo alcuni dati.

Nei giorni di picco dell’epidemia, ad esempio il 28 marzo, nelle Marche risultavano ricoverati 166 pazienti in terapia intensiva (poi diventati 169 il 30 marzo) e altri 987 con sintomi per un totale di 1153 pazienti ricoverati.

Speriamo e crediamo che in questa emergenza certi numeri non si raggiungano più, tuttavia è immaginabile che la Regione Marche abbia prodotto dei piani di emergenza sanitaria-ospedaliera validi per la temuta “seconda onda”; sarebbe assurdo non avere previsioni rispetto ad un fenomeno così spesso citato. A meno che non si sia sicuri che la “seconda onda” sia al massimo una risacca contenuta dagli scogli degli 84 posti dell’Astronave Bertolaso Hospital. Se si è convinti che al massimo i ricoverati della seconda onda saranno 84, hanno ragione Sciapichetti & C.

Ma se dovessimo avere dunque una “seconda onda” di modeste proporzioni, poniamo con 400 ricoverati nel momento di picco (un terzo di quanto avvenuto a marzo), cosa accadrebbe?

L’Astronave Bertolaso Hospital ne potrebbe ospitare 84. E, per non essere disfunzionali, 42 in terapia intensiva e 42 in semi-intensiva. Resterebbero altri 316 pazienti da collocare.

Dove troverebbero spazio?

Al Torrette di Ancona immaginiamo, come ospedale regionale, che al 23 aprile ha 68 pazienti tutti in intensiva o semi-intensiva.

E poi a Pesaro Marche Nord? Anche se, si spera, l’epidemia non flagelli quella provincia (ma neanche le altre) come in questa atroce fase. Qualcuno però dovrebbe spiegare ai pesaresi che in caso di seconda onda di media intensità servirà usufruire del loro ospedale.

L’ospedale di Civitanova Alta, ovviamente, non lo prendiamo in considerazione.

Ma se serviranno posti letto, cosa dire ai sambenedettesi? In città infuria la polemica tra coloro che ri-vogliono l’ospedale cittadino e il pronto soccorso funzionante e la Regione, la quale garantisce che “finita l’emergenza” il Madonna del Soccorso tornerà come prima.

Oggi, 23 aprile San Benedetto ospita 30 pazienti Covid-19. Se a fine maggio o giugno o magari ad agosto raggiungessero lo zero, come impedire che i reparti trasferiti ad Ascoli tornino a San Benedetto?

Ma se poi, malauguratamente, arriverà questa “seconda onda” e saranno necessari anche i posti attuali del Madonna del Soccorso, cosa si fa? Si ricomincia da capo, spostando reparti e medici e infermieri e pronto soccorso al Mazzoni di Ascoli?

E nessuno oggi può escludere uno scenario grave ma non irrealistico con picco da 600, 700 o 800 contagiati fra 6 mesi o un anno. Va messo in conto che può avvenire e va fin da ora comunicato alla popolazione in che modo si agirà a seconda della gravità dello scenario: se si sta sotto ad 84 c’è l‘Astronave Bertolaso Hospital, e poi? Non dirlo e illudere tutti i marchigiani che sicuramente così non sarà non è comportamento serio ma soltanto opportunistico. Pre-elettorale.

Domande, dunque, per gli astronauti Bertolaso e Luca Ceriscioli, Angelo Sciapichetti, Anna Casini (tutti già invitati ad un videoconfronto da noi moderato alla presenza del dottor Claudio Maria Maffei):

1) Avendo avuto una fretta immotivata nella realizzazione dell’Astronave Bertolaso Hospital (ABH) nel momento in cui i ricoverati in terapia intensiva, vostra prima giustificazione emergenziale, scendevano velocemente, avete avuto la stessa prontezza nel dettagliare un piano di emergenza sanitaria-ospedaliera nel caso di una “seconda onda”? E’ possibile renderlo immediatamente pubblico così da conoscerne i dettagli?

2) Per intenderci: una volta eventualmente terminati gli 84 posti letto del Fiera Hospital, in che modo si procederà all’occupazione degli altri ospedali marchigiani?

3) E appunto, l’ospedale regionale Torrette di Ancona sarà il primo nosocomio che ospiterà eventuali pazienti eccedenti gli 84 dell’ABH? E fino a che punto? Qual è attualmente la sua capienza massima di intensiva e semi-intensiva e quale sarebbe la sua capienza massima per i soli pazienti Covid-19?

4) Il piano di emergenza sanitaria-ospedaliera in caso di “seconda onda” prevede la distribuzione degli eventuali pazienti eccedenti la quota 84 dell’ABH in via prioritaria, fino ad esaurimento disponibilità, al Torrette di Ancona oppure una distribuzione più omogenea nei vari ospedali regionali, per non gravare troppo su una sola struttura, unica nella rete marchigiana per qualità?

5) Il piano di emergenza sanitario-ospedaliera in caso di “seconda onda” è al momento così dettagliato, come un investimento di 12 e passa milioni di euro presupporrebbe, da aver già stabilito quali ospedali verranno progressivamente occupati e per quanti posti letto ciascuno?

6) Nell’attesa dell’eventuale e ovviamente mai auspicabile “seconda onda”, gli ospedali a disposizione per pazienti Covid-19 verrebbero nel frattempo ripristinati alla normale e precedente funzionalità oppure, per evitare spiacevoli e costose e inefficienti fisarmoniche andata e ritorno, si attenderà almeno tutto il 2020, e forse anche tutto l’inverno 2020-21, prima di tornare al ripristino delle funzioni precedenti all’emergenza coronavirus?

7) Forse con una spesa simile si sarebbe potuto seguire il progetto dell’Emilia-Romagna anziché quello della Lombardia ovvero il potenziamento della rete delle terapie intensive negli ospedali regionali, garantendo flessibilità, percorsi sicuri e separati e potenziamento del sistema sanitario in questa e in altre esigenze future, senza creare invece Astronavi isolate e distaccate e temporanee?

Astronavi che alla fine si riveleranno utili a gestire soltanto 84 posti letto prima di rinviare la palla nel campo amico, quello della sanità pubblica regionale che sarà subito chiamata in causa appena l’emergenza diventerà superiore a quella minima di 84 pazienti ricoverati per Covid-19 in tutta la Regione.

 

 


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