I nostri dubbi sulla curva epidemiologica restano tutti, anche se si fa finta di non vederli (non esiste un documento regionale che indica come ci si comporterà nel caso, con la seconda onda, i ricoverati Covid-19 nelle Marche saranno qualche centinaio, dovendo ripristinare l’uso degli attuali ospedali, clicca qui; se esiste non è stato reso pubblico, cosa non buona e non giusta); restano anche i dubbi di un’opera del tutto distaccata dagli altri ospedali, come fatto in Italia solo in Lombardia e solo dalla stessa catena di realizzazione, Bertolaso/Ordine dei Cavalieri di Malta.

Non ne posso più di fare questi video. E voi, immagino, di vederli. Purtroppo il Fiera Hospital va avanti senza un solo attimo di ripensamento e senza nessuna disponibilità al ragionamento. Per spirito di servizio pubblico questo post in risposta alle affermazioni fatte oggi al Consiglio Regionale dal Presidente Ceriscioli. Voi invece per spirito di sopravvivenza non guardatelo. Non mi offenderò.

Gepostet von Claudio Maria Maffei am Dienstag, 28. April 2020

Il tutto nonostante le ennesime giustificazioni di Ceriscioli oggi in Consiglio Regionale, giustificazioni che tuttavia svicolano le due macro-domande fondamentali:

1) esiste un piano dettagliato di azione sanitaria-ospedaliera che ha considerato gli scenari contemplati dalla realizzazione del Covid Fiera Hospital di Civitanova e i numeri di una possibile seconda onda?

2) Quali ospedali saranno o sarebbero via via riutilizzati per pazienti Covid-19 in caso di ripresa della curva epidemica, una volta saturati gli 84 posti letto del Covid Fiera Hospital?

Dai documenti interni dell’Asur Marche che abbiamo pubblicato, sembrerebbe possibile che oltre al Fiera Hospital anche gli ospedali di Torrette e Pesaro Marche Nord verranno considerati “Covid Hospital” a gestione mista. Vedremo.

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Da questo articolo, dopo aver documentato con attenzione quanto sta avvenendo nella politica regionale, iniziamo un viaggio dentro “l’Astronave” (copyright di Guido Bertolaso), auspicando a breve di poterne sapere qualcosa in più, intanto che i lavori alla Fiera di Civitanova proseguono.

Innanzitutto ci hanno colpito alcuni punti della convenzione firmata dalla Regione Marche con Comune di Civitanova (proprietario dell’immobile), Asur Marche e Fondazione Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (“C.I.S.O.M.”). Qui la convenzione: Convenzione_Covid_Civitanova

Dunque al 10 aprile la Regione Marche si impegnava con la premessa che “il fabbisogno di posti letto risulta ancora insufficiente per rispondere adeguatamente ai bisogni di assistenza ventilatoria per i pazienti affetti da Covid-19, anche sulla base delle proiezioni epidemiologiche“.

Il passaggio era copiato e incollato dalla delibera regionale del 3 aprile (clicca qui) nella quale si scriveva subito prima: “Lo scenario epidemiologico, nonostante un impatto di nuovi casi in riduzione nella Provincia di Pesaro-Urbino, ma in costante aumento nella Provincia di Ancona, ci dimostra tempi molto lunghi di recupero, e pertanto elevati tassi di occupazione dei posti letto“.

Ora “lo scenario epidemiologico” con il quale si è paventata la carenza di posti letto, si è poi rivelato questo:

Ma più che il dato ad oggi (lo scenario epidemiologico ha prodotto un fabbisogno di posti letto di 205 unità, ben 277 in meno rispetto al picco del 30 marzo e solo per intensive a semi-intensiva) è interessante leggere quello del 10 aprile, quando la convenzione veniva firmata e dunque vi erano tutti i presupposti per effettuare valutazioni ponderate, non determinate dall’emergenza con la quale spesso si prendono decisioni di pancia e non di testa.

Il 10 aprile i posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19 erano 127, già 40 in meno rispetto a fine marzo e 41 in meno rispetto al picco del 30 marzo; in terapia semi-intensiva i ricoverati erano 264, 51 in meno sul 31 marzo; in totale si erano liberati già 91 posti letto rispetto al picco.

Inoltre il numero di nuovi contagiati giornalieri accertati era in rapida decrescita: nei primi dieci giorni di aprile non aveva mai superato quota 150 unità con una media di 125 mentre dall’11 al 31 marzo era stata di 167. La riduzione del numero dei ricoveri totali e in intensiva ad aprile di conseguenza era abbastanza prevedibile; per paradosso dopo il 10 aprile non ci sono mai stati più di 100 contagi accertati in un giorno.

D’altronde anche lo stesso Ceriscioli, nonostante soltanto il 31 marzo aveva affermato che il picco fosse atteso per la metà del mese di aprile, già il 6 aprile disse che “la nostra curva si è scostata da quella della Lombardia e ha seguito quella cinese. Significa che le misure di contenimento hanno avuto un effetto molto importante. E’ cominciata una fase discendente”.

Ciononostante le decisioni annunciate a fine marzo furono confermate. Con tanto di firma anche se la situazione il 10 aprile fosse diversa da quella descritta nell’atto, numeri e proiezioni alla mano.

Sia chiaro: nessuno critica lo sforzo nel potenziamento dei posti letto in terapia intensiva. Ma scelte prese in fretta per curare una emergenza potrebbero essere disfunzionali per la gestione ordinaria o di emergenze di diversa natura che si profilassero all’orizzonte. Con conseguenze molto rischiose.

L’inchiesta continua.

 


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