ANCONA – Sulle parole dette ieri dal Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli a proposito delle critiche al Fiera Covid Hospital di Civitanova (clicca qui), risponde il dottor Claudio Maria Maffei, ex direttore dell’Inrca di Ancona e annoverabile senza dubbio nella non felice definizione di “intellettuale della Magna Grecia” usata ieri da Ceriscioli.

Maffei cita un articolo di Quotidiano Sanità (clicca qui) nel quale si espongono le direttive ministeriali per aumentare il numero di posti di terapia intensiva nelle varie regioni italiane, reparti messi a dura prova nei mesi scorsi dall’epidemia coronavirus.

A quanto scrive Maffei, aggiungiamo solo un dettaglio.

Il Ministero della Sanità sta prevedendo “di fronteggiare eventuali e ulteriori picchi temporanei di fabbisogno di posti letto in area critica in specifiche aree territoriali” con la realizzazione di “strutture mobili”, per complessivi 300 posti letto in “quattro strutture movimentabili, ciascuna delle quali dotata di 75 posti letto, che in caso di necessità potranno essere allocate in aree preventivamente individuate da parte di ciascuna regione e provincia autonoma”.

E pensare che Bertolaso vantava la potenza del Fiera Covid Hospital di Civitanova come esempio nazionale e la possibilità di ospitare pazienti da tutta Italia.

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Se non vuole dare ascolto agli intellettuali della Magna Grecia il Presidente ascolti il Ministero.

Ieri il Presidente Ceriscioli si è lasciato prendere da un momento di irritazione nei confronti di chi critica il Fiera Hospital ed ha definito – sono diversi gli organi di stampa a riportare questa affermazione – intellettuali della Magna Grecia quelli che non capiscono che i posti letto servono subito e che per farli in tempo utile si deve fare come hanno fatto lui e Bertolaso. Poi si è lanciato in una presentazione dei numeri sui posti letto di terapia intensiva da fare nelle Marche davvero inquietante per la forma e per le cifre. Prima ha detto che trovare spazi negli ospedali non è facile (qualcuno – forse qualche Direttore Generale – gli starebbe dicendo che in realtà non gli ci stanno 40 posti letto ma solo 20) e poi che bisogna arrivare in tutto a 300 posti letto di terapia intensiva sommando i 115 della dotazione iniziale con gli 80 del FH più un altro centinaio.

Nelle stesse ore in cui venivano rilasciate dal Presidente le dichiarazioni appena riportate usciva su Quotidiano Sanità l’articolo di cui al link di questo post con la presentazione della circolare ministeriale sui criteri e i tempi in cui procedere al ridisegno delle reti ospedaliere regionali comprensive di quelle della terapie intensive. Per le Marche sono previsti non 300 posti letto totali di terapia intensiva, ma 220 e cioè 105 in più rispetto ai 115 iniziali. Quindi gli 80 del FH non servono.

Inoltre, si conferma quanto da me riportato in diversi post in precedenza e cioè che le Regioni entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto dovranno presentare un piano di riorganizzazione al Ministero della Salute e che i posti letto da aggiungere dovranno essere trovati nelle strutture ospedaliere pubbliche attuali. Viene specificato che potranno essere sia in terapie intensive già strutturate e sia da attivare ex novo (ad esempio in padiglioni che comprendano anche posti letto di semi intensiva e malattie infettive) che implicano quindi interventi strutturali e dotazione strumentale. I posti letto devono essere implementati con moduli di minimo 6 posti letto.

La circolare aggiunge inoltre che i posti letto di terapia intensiva vanno prioritariamente individuati secondo i seguenti criteri:

1. implementazione in ospedali Hub che garantiscano Dea di II livello con percorsi separati e unità operative di pneumologia e malattie infettive;
2. implementazione in ospedali che abbiano la presenza di attività di chirurgia specialistica e Dea di I livello con percorsi separati;
3. implementazione di posti letto di terapia intensiva già attivati in fase emergenziale;
4. implementazione di posti letto in terapie intensive esistenti in ospedali che possono essere interamente dedicati alla gestione del paziente affetto da SARS-CoV-2.

In ogni caso i posti letto di terapia intensiva devono comunque essere implementati in ospedali che dispongano di posti letto di terapia intensiva e attività chirurgica, al fine di poter garantire presenza di personale già formato. Si ritiene che gli interventi per la dotazione di posti letto aggiuntivi di terapia intensiva debbano essere individuati in un numero limitato di ospedali.

Conclusioni: alla Regione Marche rimangono meno di 4 settimane per presentare al Ministero un Piano che ridisegni la rete ospedaliera, piano che gli intellettuali del titolo avevano suggerito più di due mesi fa di avviare. Piano che non si fa chiedendo ai Direttori se c’hanno spazio “da loro” per più posti letto di terapia intensiva semplicemente perché gli ospedali non sono i loro (e nemmeno del Presidente).

Questa inadeguatezza del governo regionale della sanità inquieta davvero perché sarà quello che dovrà gestire i 40 milioni di euro con cui il Ministero finanzia l’adeguamento della rete ospedaliera delle Marche. Se li gestisce come ha gestito i 15 milioni di euro dell’operazione Fiera c’è davvero da spaventarsi.

PS L’espressione “intellettuali della Magna Grecia” era stata usata da un altro Presidente, dall’Avvocato Agnelli per definire Ciriaco De Mita, che non aveva apprezzato. Io, se mai facessi parte di quel gruppo di intellettuali cui si riferiva il Presidente di casa nostra, ne sarei davvero orgoglioso. In fondo ho fatto il Classico. Che sia questa la mia colpa?


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