ASCOLI PICENO – Studio della Cna di Ascoli sui primi effetti della pandemia su imprese e occupazione.

Nel primo trimestre 1019 in tutta la provincia le assunzioni di lavoratori dipendenti erano state pari a 10.254 unità, quelle legate ad altre tipologie di contratto, 3.264. Nel Piceno – stima la Cna in base ai dati del Centro studi della Cna regionale delle Marche e dell’Istat – da gennaio 2020 al primo aprile, le assunzioni di dipendenti sono state 9.722 (meno 5,2 per cento rispetto al primo trimestre dell’anno scorso) e 2.663 quelle legate ad altre tipologie di contratti (meno 18,4 per cento).

“I dati – spiega Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli Piceno – manifestano un trend negativo già fin dall’inizio dell’anno, tendenza accentuata già dai primi segnali di Covid negli altri paesi a febbraio e in Italia a marzo. Il secondo trimestre ci dirà quanto il sistema, sia pure a grande fatica, ha retto e quando hanno inciso le politiche di sostegno. Ma con questi dati già certi e le previsioni per il secondo trimestre, che si possono intuire senza dover essere indovini, è ferma la nostra convinzione che il sostegno alla produzione e all’occupazione dovrà essere ancora più forte. A cominciare dallo slittamento delle scadenze fiscali per le quali moltissime aziende non hanno la liquidità necessaria per farvi fronte. E’ impensabile che vi possano essere delle tasse da pagare per il lavoro che è mancato”.

A marzo 2020, rileva sempre l’analisi della Cna Picena, le vendite al dettaglio hanno avuto un crollo (meno 21,3 per cento), per effetto della caduta del commercio di beni non alimentari (meno 36,5 per cento). Gli alimentari hanno registrato invece una sostanziale stabilità (meno 0,4 per cento). Solo il commercio elettronico ha segnato un aumento deciso (più 20,7 per cento).

Contestualmente a questo calo, tutte le componenti dell’economia territoriale hanno ridotto il livello di lavoro: per l’agricoltura la flessione è contenuta a un meno 3,7 per cento mentre nei servizi arriva a meno 14,1 per cento con un calo del 30 per cento circa per le attività connesse al turismo (alloggio e ristorazione). Industria e costruzioni registrano dinamiche simili: meno 10,1 e meno 11,9 per cento, rispettivamente. Nel manifatturiero rallentano considerevolmente il tessile abbigliamento: meno 37,1 per cento.

“Identico andamento preoccupante – rileva sempre la Cna di Ascoli – per quanto riguarda il saldo fra le imprese che aprono e quelle che chiudono i battenti. Nel primo trimestre 2020 nel Piceno hanno avviato un’attività 392 aziende, a fronte di 563 che hanno chiuso i battenti, con un pesante saldo negativo equivalente a 171 aziende in meno attive sul territorio. Il calo più significativo per le imprese del settore turistico e dei servizi, seguite da quelle del tessile e abbigliamento”.

“Chiusure senza ricambio – commenta Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli Piceno – che testimoniano una preoccupante perdita di attività e quindi di saper fare e tradizioni artigiane del territorio. Saper fare che difficilmente potrà essere recuperato se non ci saranno azioni incisive sulla formazione dei giovani e sul ricambio generazionale. Mentre nell’immediato è fondamentale è fondamentale il completo pagamento delle Fsba-casse integrazioni e l’annullamento delle imposte almeno fino a dicembre 2020”.

Discorso a parte, rileva nella sua analisi la Cna Picena, il lavoro delle donne. Se, infatti, sommando tutte le diverse tipologie contrattuali, il Piceno nel primo trimestre 2020 ha registrato un calo degli occupati pari all’8,4 per cento, fra le donne quelle che hanno perso o lasciato il lavoro sono il 12,4 per cento. Quasi il 50 per cento in più rispetto agli uomini.


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