ARQUATA DEL TRONTO – “La migliore politica, la politica di cui c’è bisogno, è quella che nei momenti difficili opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. E Aleandro, in una sorta di riconoscimento bipartisan, è stato proprio così“. Ha pensato al futuro e non al presente. Tantomeno al passato”.

Queste le parole tratte dall’omelia, e riportate dall’Ansa, di monsignor Domenico Pompili per il funerale di Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto, uno dei Comuni più devastati del sisma del 2016, morto il 23 dicembre dopo una malattia. Le esequie sono state celebrate presso la chiesa del villaggio Sae di Borgo 1 nel pomeriggio del 24 dicembre.

“Ora che non c’è più, non basta la nostalgia; occorre far tesoro della sua lezione di vita – le parole riportate dall’Ansa dell’amministratore apostolico di Ascoli -. Avere uno sguardo costantemente rivolto alla ricostruzione sociale ed economica, per evitare di costruire case vuote o cattedrali nel deserto. Facendo come fece Aleandro quando chiese ed ottenne l’apertura della fabbrica ad Arquata in modo che la gente potesse vivere e non solo sopravvivere. Dobbiamo lavorare perché l’Appennino sia vissuto e non osservato; sia quel che è, cioè la spina dorsale del Paese, che va collegato e non isolato”.

Ai funerali hanno partecipato, tutti con un garofano rosso in mano, molti arquatani, i sindaci delle città vicine e tanti rappresentanti delle istituzioni politiche e non solo.


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