ASCOLI PICENO – Il centravanti bianconero fino ad ora miglior realizzatore della squadra con 6 reti all’attivo si racconta nel magazine dell’Ascoli Calcio.

Il nazionale bosniaco, nato il 6 maggio 1994 a Sarajevo, nel bel mezzo della guerra nell’ex Jugoslavia, ricorda quando era bambino: “Sono nato quando la guerra era ormai finita, fortunatamente non ho avuto lutti in famiglia nonostante Sarajevo, la mia città, sia stata una delle più colpite sotto l’assedio. Gli effetti della guerra sono ancora visibili, soprattutto in periferia: si vedono sugli edifici fori di proiettili o sull’asfalto le “rose di Sarajevo”, i segni lasciati dalle bombe e che sono stati ricoperti di resina rossa, trasformando in rose rosse il ricordo delle persone rimaste uccise. I miei genitori mi hanno raccontato che la situazione era davvero brutta, pesante, la gente non aveva da mangiare e da bere, sono morti moltissimi civili, tanti hanno perso i genitori, ma ora tutto questo fa parte del passato ed è un argomento di cui non parlo volentieri. Mi reputo un ragazzo buono, umile, che dà valore alle piccole cose proprio per il trascorso della guerra, è come se l’avessi vissuta attraverso i racconti dei genitori.”

I suoi sogni: “I bambini della mia età a Sarajevo giocavano tutti col pallone, per lo meno se non avevi molti soldi i giochi erano quelli. Quindi ho sempre sognato di fare il calciatore in un top team europeo e poi, come tutti, aspiravo a giocare in Nazionale. Faccio il lavoro che amo e soprattutto, grazie ad esso, posso aiutare la mia famiglia, papà Mirsad, mamma Adisa e Irma, mia sorella maggiore. Mi basta questo. Oggi penso a un passo alla volta, sono all’Ascoli e il mio obiettivo è centrare il maggior numero di vittorie con questa maglia e segnare tanti gol. “

IDOLI: “Il mio idolo è Sicuramente Dzeko della Roma. (hanno giocato insieme in nazionale). Giocare con chi era un tuo idolo da bambino ti riempie di felicità, è qualcosa di indescrivibile e indimenticabile. Rappresentare poi la Nazionale a 22 anni è stato un grande onore, il debutto è stato il 25 marzo 2017 contro Gibilterra, era una gara di qualificazione ai Mondiali. Invece la prima volta contro la Nazionale italiana è stata l’11 giugno 2019, a Torino, era un match per le qualificazioni agli Europei. Anche se ero in panchina è stato bello esserci. Essendo io più piccolo, Dzeko e Pjanic mi hanno sempre aiutato, sia fuori dal campo che dentro. Per me rappresentano una guida, sono due grandissimi professionisti, siamo ancora in contatto.”

ASCOLI E LA PRIMA ESPERIENZA IN B: “Un livello molto alto, tutte le squadre lottano, corrono, è un gioco di tattica e di corsa, tutte le squadre hanno buoni giocatori. Non mi ero posto un obiettivo preciso, l’intenzione era di fare più gol possibile e fare bene con la squadra… A volte le cose vanno nel verso giusto, altre no, nelle ultime gare abbiamo capito che possiamo giocarcela con tutti, è iniziato un nuovo campionato… Della mia terra mi mancano la famiglia, gli amici, i luoghi, la vita normale insomma. Dell’Italia apprezzo la bellezza architettonica e poi si vive bene. Ascoli Piceno ha un centro storico molto bello.”


Contro la Cremonese,  prima tripletta in Italia.
“Ero davvero molto felice, è il sogno di ogni attaccante realizzare tanti gol nella stessa partita, sarebbero potuti essere addirittura quattro, se avessi segnato il rigore.

SUI TIFOSI: “I tifosi sono il dodicesimo uomo e la loro mancanza è assordante. Prima di venire all’Ascoli avevo cercato su Youtube alcuni video dei tifosi bianconeri e avevo potuto ammirare l’atmosfera dello stadio. I tifosi fanno la differenza, spero di vederli presto allo stadio, vorrà dire che l’emergenza Covid sarà terminata. Mi auguro che vengano allo stadio per festeggiare un gol importante.”

 


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