ASCOLI PICENO – Nella giornata odierna, 10 febbraio, la Polizia di Stato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Ascoli Piceno, ha piantato un albero di ulivo in Piazza Matteotti ad Ascoli in memoria di Giovanni Palatucci.

La cerimonia ha visto la presenza del Vicario del Prefetto Gaetano Tufariello, del Sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, da tutti i Comandanti Provinciali delle Forze dell’Ordine.

Il Questore della provincia di Ascoli Piceno, Alessio Cesareo dopo una breve prefazione, nel corso della quale ha rimarcato l’importanza della memoria dell’olocausto e delle gesta eroiche del Commissario Palatucci a Fiume, nell’ottica di trasmettere alle nuove generazioni l’importanza del sacrificio di chi ha dato la vita per gli altri  e preferendola a più comodi compromessi, ha proceduto unitamente al Sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti allo scoprimento della targa commemorativa posta davanti alla pianta di ulivo, simbolo di pace e longevità.

Al termine, la benedizione da parte del Cappellano della Polizia di Stato Don Adam Baranski con la recita della preghiera rivolta al “Servo di Dio”, Giovanni Palatucci per il quale è stato avviato il processo canonico di beatificazione.

Giovanni Palatucci, biografia

Nasce a Montella (AV) il 31 maggio 1909. Si laurea in Giurisprudenza nel 1932 presso la Regia Università di Torino.

Nel 1936 vince il concorso quale funzionario di Pubblica Sicurezza e si reca a Roma per frequentare il 14° corso di formazione, al termine del quale viene assegnato alla Questura di Genova.

Il 15 novembre 1937 viene trasferito presso la Questura di Fiume, dove assume l’incarico di responsabile dell’ufficio stranieri.

Il 13 settembre 1944 viene arrestato dalla Gestapo e portato nel carcere “Coroneo” di Trieste con l’accusa formale di cospirazione ed intelligenza con il nemico. Qui viene condannato a morte dalle autorità tedesche per la sua attività a favore delle migliaia di profughi ebrei che riuscì a sottrarre alle persecuzioni naziste.

Il 22 ottobre 1944 viene deportato nel campo di sterminio di Dachau, vicino a Monaco di Baviera (matricola 117826).

Il 10 febbraio 1945, a poche settimane dalla Liberazione, muore dopo aver subito circa quattro mesi di stenti e sevizie. Il suo corpo viene gettato in una fossa comune sulla collina di Leitenberg, insieme ai corpi di centinaia di ebrei e di antifascisti.


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