ANCONA – In merito al piano vaccinale e alla gestione della pandemia Covid-19, interviene Claudio Maria Maffei, medico ed ex direttore dell’Inrca di Ancona. 
I segnali di inadeguatezza della gestione politica della pandemia nelle Marche sono evidenti e gravi. Non parlo di commissariamento tecnico perché nella stragrande maggioranza dei casi chi ricopre ruoli tecnici nelle Marche è di regola persona adeguata, almeno nei miei ricordi.
Ma tutte le cose che seguono sono segni che testimoniano di una gestione colpevolmente inefficace della pandemia:
1. un insensato investimento sullo screening di massa che ha sottratto risorse e trasmesso un senso di falsa sicurezza;
2. una gestione del tutto inadeguata della informazione e comunicazione sull’andamento della epidemia;
3. la Provincia di Ancona sta scalando la classifica delle Province più colpite in Italia (ormai siamo arrivati al sesto posto) senza uno straccio di tentativo di far capire quali possono essere le interpretazioni a testimonianza della liquefazione della rete epidemiologica;
4. nella vaccinazione degli ultraottantenni non si sono coinvolti i medici di medicina generale che giustamente se ne sono risentiti e nulla si sa sulla organizzazione delle vaccinazioni di questa popolazione a domicilio;
5. i centri per la vaccinazione utilissima degli anziani sono pochi e uno già dal nome fa venire i brividi (Vitrifrigo Arena), mentre per lo screening inutile e pericoloso i centri erano molti di più;
6. si è millantata una possibilità a breve termine di preparare i vaccini nelle Marche e una presunta superefficienza della Regione nello screening di massa che nelle Marche ha fatto in quasi due mesi un terzo di quello che la Provincia di Bolzano ha fatto in tre giorni (rispettivamente sono stati raggiunti il 20% ed il 60% della popolazione bersaglio);
7. nelle residenze socioassistenziali i focolai epidemici sono numerosi a fronte di gravi carenze di personale perché in carenza di “nuovi” infermieri si spostano quelli che ci sono da una parte all’altra e sono quelle strutture a risentirne di più;
8. delle difficoltà dei Dipartimenti di Prevenzione non si sente mai parlare come se la rotazione vorticosa di personale a termine potesse essere una soluzione adeguata,
9. si sono millantati 233 posti letto di terapia intensiva (più altri 40 attivabili), ma non è dato di sapere dove sono e quanti sono quelli effettivamente operativi.

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