ASCOLI PICENO – Di seguito una nota dell’Ansa Marche e dell’assessore regionale Guido Castelli diffuse il 13 aprile.

“Il dato del primo trimestre del 2021 ci conforta molto, con 1.900 i decreti di concessioni di contributo per la ricostruzione post terremoto, corrispondente al triplo dello stesso periodo dello scorso anno. Un dato che riguarda tutto i cratere sismico, ma in gran parte le Marche, che hanno avuto i danni più estesi”.

Così il commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini, durante la seduta aperta del Consiglio regionale delle Marche, dedicata al terremoto. Ma “mai dire che va tutto bene – ha ammonito – a me è chiaro che ciò che abbiamo di fronte è molto di più di quello che ci lasciamo alle spalle, soprattutto per i centri storici distrutti. Corriamo il rischio di qualche ingorgo per le imprese i professionisti, sui Comuni c’è un carico di lavoro notevole. In generale occorre recuperare un clima di fiducia e operosità, ma voi marchigiana in questo siete un modello…”. Legnini ha ricordato l’indirizzo da lui impresso alla struttura commissariale: “ho capito subito che serviva un intervento riformatore, un cambiamento al complesso di norme sulla ricostruzione. D’accordo con i sindaci e le Regioni, ma anche ascoltando i cittadini, le professioni, prima siamo intervenuti sul procedimenti amministrativo, alleggerendo la burocrazia e accentuando la funzione di controllo, puntando sulla sussidiarietà. Poi gli interventi hanno riguardato l’approccio urbanistico, introducendo il principio della conformità, non della ricostruzione identica, con margini di flessibilità per adeguamenti alle necessità del futuro. Poi smitizzazione della pianificazione, a vantaggio di una programmazione più flessibile”.

Il commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini vorrebbe entro l’anno “stimare definitivamente i danni pubblici e privati” provocati dal sisma del Centro Italia “per poi potere dire quanto durerà la ricostruzione”. Lo ha detto nell’aula del Consiglio regionale delle Marche, durante una seduta aperta dedicata al terremoto.

“Questo speciale assetto della governance della ricostruzione, nella forma multilivello a tre (Stato, Regioni e Comuni), con le Regioni al centro del mosaico istituzionale, sta funzionando”. Lo ha detto il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma Giovanni Legnini, nel suo intervento in aula durante la seduta aperta del Consiglio regionale delle Marche dedicata al tema del terremoto.

Più che di modello, Legnini ha preferito parlare di “esperienza viva”, che funziona talmente bene “che, pur avendo il commissario dei poteri in deroga, per loro natura non condivisibili, noi abbiamo deciso tutti insieme di condividerli. Le decisioni calate dall’altro rischiano quasi sempre di essere inefficaci”. Sbagliata, secondo Legnini, la decisione di un paio di anni fa, di eliminare “l’intesa con le Regioni, perché minava alle fondamenta questo assetto”. Un assetto che “di fronte ad una delle ricostruzioni più complesse, più lente, più sottostimate e sottovalutate è la chiave – ha aggiunto – per coltivare l’ambizione di una ricostruzione di qualità e auspicabilmente veloce”. Al centro c’è “una leale collaborazione e condivisione dei vari livelli istituzionali”.

“Il cambio di passo nella ricostruzione è avvenuto ed è stato sensibile. Ma ora bisogna puntare alla rivitalizzazione socio-economica del Cratere, attraverso un modello di rigenerazione che possa essere preso da esempio per tutte le aree interne d’Italia”.

È questo uno dei passaggi chiave dell’attesa relazione di questa mattina in Consiglio dall’Assessore regionale alla Ricostruzione Guido Castelli con cui, alla presenza del Commissario straordinario Giovanni Legnini, ha aggiornato in merito alla ricostruzione post sisma 2016, lanciando quelle che sono le prossime sfide che attendono le stesse zone terremotate.

“Dopo anni di stasi, la ricostruzione degli edifici lesionati dal sisma sta facendo registrare una forte accelerazione – ha esordito l’Assessore -. Lo dicono i dati: nei primi tre mesi del 2021 gli Usr hanno adottato il triplo delle pratiche rispetto allo stesso periodo del 2020. Questo vale soprattutto per i danni lievi, ma anche per quelli pesanti dove c’è stata una notevole crescita. Inoltre, ben 5500 nostri corregionali hanno fatto rientro a casa”. Un cambio di passo “dovuto senz’altro alla sinergia tra la struttura commissariale, la Regione e l’Usr che ha consentito, non solo di abbandonare un dialogo con il territorio verticistico per un approccio legato all’ascolto delle esigenze locali, ma anche di operare decisioni utili ad implementare l’esercizio dei poteri in deroga riconosciuti al Commissario dal Dl ‘Semplificazioni. Basti pensare – prosegue Castelli – che nella cabina di coordinamento dello scorso 7 aprile è stata adottata la prima ordinanza speciale per la ricostruzione dei siti più complessi”. Nel caso di specie il provvedimento ha riguardato sette edifici storici di proprietà dell’Unicam. “A questa prima ordinanza ne seguiranno altre tra cui quelle riservate ad Ascoli, Montegiorgio, Arquata e altre zone”. Poi, ecco la prima delle sfide dei prossimi mesi: “Il 2021 sarà l’anno della ricostruzione pubblica, ancora insufficiente e che potrà confidare su nuove professionalità aggiuntive ingaggiate dall’Usr che assisteranno le stazioni appaltanti nell’allestimento delle gare per l’affidamento dei lavori, mentre aggiorneremo – aggiunge – il piano delle opere pubbliche anche in ragione delle innumerevoli richieste di integrazione di risorse che provengono dal territorio e al rafforzamento complessivo degli Uffici speciali”.

Ma il rilancio delle zone terremotate passa anche da un altro importante aspetto: “Se la ricostruzione fisica è finalmente partita è necessario ora curare anche la rivitalizzazione socio-economica delle aree del sisma perché – dice Castelli – non avrebbe senso sistemare gli edifici e i borghi senza rilanciare, sia sotto il profilo economico che demografico, il tessuto connettivo del cratere”. Un territorio già prima messo a dura prova dalla crisi economica fin dal 2008 che, specie nelle aree interne, aveva già reso evidenti alcune gravi criticità riconducibili allo spopolamento, alla riduzione del potenziale produttivo ed alla sempre maggiore rarefazione dei servizi. “Il terremoto – spiega – ha acuito gli effetti di una crisi già in atto, anticipando per certi versi gli esiti di un logoramento socio-economico che, in assenza di contromisure adeguate, non tarderà a manifestarsi anche nelle altre aree interne della penisola. Per questo – ecco l’altra importante sfida – la risposta che il sistema pubblico fornirà per la ricostruzione post sisma 2016 può rappresentare il modello per un’azione di rigenerazione che potrà estendersi in futuro a tutte l’entroterra italiano. Non si dimentichi, infatti, che in Italia le ‘aree interne’, oltre a rappresentare il 53% dei Comuni italiani, ospitano il 23% della popolazione nazionale”.

Obiettivi che potranno essere realizzati grazie alle risorse già stanziate a livello comunitario: “I fondi ci sono, ma dobbiamo già essere pronti ad avere progetti – è il monito di Castelli al Consiglio -. Parliamo della somma di 1 miliardo e 780 milioni di Euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “Next Generation Italia” destinata in particolare alla ‘Rigenerazione delle aree del sisma’ di tutti i territori italiani interessati da terremoti dal 2009 ad oggi, quindi i 160 milioni previsti nel  Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) dalla Legge di bilancio 2021, finalizzato a garantire il coordinamento strategico e l’attuazione integrata di interventi per lo sviluppo socio-economico delle quattro regioni colpite dal sisma del 2016. Una mole impressionante di risorse che richiede una straordinaria capacità di programmazione e di coordinamento gestionale da parte delle istituzioni basate su due concetti chiave: responsabilità e semplificazione. Il tutto dialogando con le altre regioni del Centro Italia, in particolare, l’Umbria e l’Abruzzo”. Infine, altri due aspetti: “Come richiesto dal Presidente Acquaroli al Ministro Gelmini, porremo l’esigenza di costituire una ZES come misura straordinaria e temporanea per consentire alle Marche di agganciare la ripresa dopo una crisi devastante, e, in tema di viabilità, sul completamento della Pedemontana come dorsale appenninica che da Fabriano passa per Ascoli fino a Teramo”. 


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