ASCOLI PICENO – Di seguito una nota stampa, giunta in redazione il 20 agosto, da Danilo Baldini delegato Lac per le Marche.

Il 2021 è stato caratterizzato da una situazione meteorologica estremizzata dall’evidente
cambiamento climatico in atto a livello globale. Le Marche sono state una delle Regioni italiane
maggiormente colpite da questa anomalia, caratterizzata da temperature record e da prolungate
condizioni di siccità, che hanno letteralmente prosciugato o ridotto ai minimi termini tutti i fiumi
principali e con essi anche le sorgenti e le falde acquifere montane. Questa situazione è stata poi
aggravata nei mesi estivi dalla piaga degli incendi boschivi, per mano di criminali incendiari, che
hanno interessato anche la nostra Regione.

Tutto ciò ha determinato un peggioramento delle condizioni della fauna selvatica, costretta ad un maggior dispendio energetico per raggiungere le poche fonti idriche rimaste. Questo status ha condizionato negativamente anche il successo
riproduttivo di tutte le specie selvatiche e aumentato la mortalità degli individui, sia giovani che
adulti, a causa di una maggior vulnerabilità a malattie e predazione. A ciò è andato ad aggiungersi
anche un impoverimento quali-quantitativo dell’offerta trofica, determinato dal perdurare di
condizioni climatiche siccitose. La scarsa disponibilità di cibo ha condizionato sia le specie che si
nutrono di bacche, semi e insetti, sia quelle erbivore che, a causa della scarsa disponibilità idrica, non
sono in grado di compensare il basso tenore d’acqua presente nei tessuti vegetali di cui si nutrono.

Ma sono gli ecosistemi acquatici quelli che sono stati più colpiti dalle temperature elevate e dalla
siccità, con l’insorgenza di estesi fenomeni di anossia e conseguente alterazione delle reti trofiche
esistenti. Infatti, con il perdurare della crisi idrica, molti ambienti palustri, laghetti, stagni, sono
ormai completamente prosciugati, riducendo il successo riproduttivo delle specie che nidificano più
tardivamente e costringendo gli uccelli a concentrarsi nelle poche aree che rimangono allagate. In un
tale quadro drammatico, risulta quindi quanto mai assurdo e irresponsabile il fatto che la Giunta
regionale abbia concesso anche quest’anno la preapertura della stagione venatoria al 1 settembre,
regalando ai cacciatori addirittura ben 7 giorni in più di caccia da appostamento, rispetto al normale
inizio della stagione venatoria, che la legge nazionale prevede per la terza domenica di settembre!

Ma il fatto più sconcertante è che la caccia in preapertura sia stata permessa anche agli anatidi e agli
uccelli acquatici e di palude, ovvero proprio a quelle specie che a causa della prolungata siccità
risultano essere più in difficoltà e in pericolo! Già immaginiamo quindi le stragi di animali assetati da
parte dei cacciatori, che andranno ovviamente a concentrarsi e ad appostarsi nelle pochissime pozze
d’acqua rimaste, dove i poveri animali andranno ad abbeverarsi.

Per questo, come Lac Marche, chiediamo all’assessore alla caccia Carloni, al suo collega all’ambiente Aguzzi, al presidente Acquaroli
ed a tutta la giunta regionale, di mettersi una mano sulla coscienza e di annullare tutte le
preaperture, sospendere la caccia da appostamento e l’allenamento dei cani da caccia, ma
soprattutto di posticipare l’inizio ufficiale dell’attività venatoria ai primi di ottobre, quando,
speriamo, le condizioni climatiche saranno rientrate nella normalità.

Chiediamo anche che si preveda
una riduzione dei carnieri nei confronti delle specie che più hanno subìto l’emergenza climatica. Si
tratta di richieste di buon senso che, siamo certi, saranno condivise anche dagli stessi cacciatori,
perlomeno da quelli più coscienziosi.

Ci aspettiamo quindi dalla politica un esempio di maturità e di
responsabilità e che dimostri di non inseguire più le richieste anacronistiche della parte più retriva e
becera del mondo venatorio


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