ASCOLI PICENO – Di seguito una nota stampa, giunta in redazione il 26 agosto, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno. 

Come ottenere un reddito sicuro anche se rinchiusi dentro una struttura penitenziaria? È il quesito che si saranno posti alcuni detenuti della Casa Circondariale di Marino del Tronto prima di richiedere il “Reddito di Cittadinanza”.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno, nell’ambito di un’attività in materia di spesa pubblica nazionale, condotta in collaborazione e sinergia con l’Inps, hanno individuato diversi soggetti che indebitamente percepivano il sussidio pubblico, pur non avendone diritto in quanto detenuti.

Il particolare sostegno economico, quale misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale viene erogato ai nuclei familiari che possiedono, cumulativamente, dalla presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, una serie di requisiti reddituali, patrimoniali, di cittadinanza, residenza e soggiorno, ed ancora, il richiedente non deve essere sottoposto a misura cautelare personale, né essere stato condannato in via definitiva per una serie di reati espressamente previsti.

Partendo da tale previsione normativa, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ascoli Piceno hanno esaminato le posizioni di tutti quei soggetti che, trovandosi reclusi presso il locale carcere, hanno richiesto il beneficio antecedentemente o in costanza di detenzione.

È così emerso che 5 soggetti avevano indebitamente percepito il Reddito di Cittadinanza per aver omesso di comunicare la loro condizione di persone sottoposte a misure di restrizione della libertà personale.

Singolare e insidiosa da scoprire è stata anche la posizione di una 37enne, che aveva presentato la domanda per accedere al beneficio, indicando un nucleo familiare composto da figlio minorenne e coniuge, omettendo di dichiarare che, da tempo, quest’ultimo era detenuto presso il penitenziario di Marino del Tronto.

Al termine degli approfondimenti svolti, i militari della Guardia di Finanza hanno segnalato all’Inps i nominativi di coloro che sono risultati illecitamente percettori del beneficio, per la revoca ed il recupero delle somme erogate che ammontano ad oltre 22 mila euro.

Contestualmente, sono stati denunciati alle competenti Procure della Repubblica, per aver reso dichiarazioni false o attestanti cose non vere, reato che prevede la pena della reclusione da due a sei anni.

I risultati ottenuti nello specifico settore testimoniano l’approccio trasversale dell’attività istituzionale del Corpo e l’attenzione riversata nel contrasto a fenomeni, come quello disvelato che, attraverso l’accesso a benefici assistenziali da parte di chi non ne ha titolo, generano un danno immediato per la casse pubbliche, drenando risorse che potrebbero essere impiegate per altre finalità ed utilità sociali a favore di coloro che ne hanno effettivamente diritto e bisogno.


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