ASCOLI PICENO – Di seguito le note, giunte in redazione il 9 settembre, da Guido Bianchini, presidente comitato consultivo Inail Ascoli Piceno e Uilp Ascoli Piceno.

Le denunce d’infortunio sul lavoro, presentate all’Inail, nel nostro Paese, nel primo semestre 2021, sono state 266.804 (+8,9% rispetto allo stesso periodo del 2020), 538 delle quali con esito mortale (-5,6%). In aumento malattie professionali denunciate, che sono state 28.855 (+41,9%).

Dati mensili, come ricordato in altre occasioni, fortemente influenzati dall’emergenza Covid-19.

Circa i casi mortali, il confronto tra il 2020 e il 2021 richiede cautela poiché i dati delle denunce mensili, più di quelli delle denunce in complesso, sono provvisori e influenzati fortemente dalla pandemia.

VEDIAMO PER IL PERIODO IN ESAME I DATI DELLA REGIONE MARCHE.

MALATTIE PROFESSIONALI 1°SEMESTRE 2021

Si avute 3.404 denunce con un incremento del 60,3% sullo stesso periodo dell’anno precedente; di queste ben 2.404 sono di uomini.

2.987 provengono dall’industria e servizi, 394 dall’agricoltura e 23 quelli per conto dello stato. Tutte e tre le gestioni mostrano un incremento rispetto all’anno precedente.

Sono quasi esclusiamente di lavoratori italiani (ben 3.178) rispetto ai lavoratori di provenienza U.E. (60) e extra (166).

Circa la tipologia delle principali malattie professionali denunciate (rif. ICD-10):

I tumori sono 15 con una diminuzione di 9 casi (-37%); quelle del sistema nervoso 621 con un incremento di ben 187 casi (+50%); quelle dell’orecchio/apofisi mastoide sono 140 (+49 casi); in forte aumento le malattie oste-muscolare e connettivo che passano da 1.321 a 2.268 (+947 casi ovvero +60.3%).

Nella NOSTRA PROVINCIA assistiamo a 427 denunce con un aumento di ben 204 casi (ovvero +91,5% erano in v.a. 223).

INFORTUNI 1°SEMESTRE 2021

Nel periodo in esame nella nostra regione sono stati denunciati 8.036 infortuni con un incremento del 13.04% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+929 in v.a.).

Di questi 7.042 sono accaduti in occasione di lavoro e 994 in itinere con un incremento del 28%.

6.756 sono dell’industria e servizi; 439 dell’agricoltura e 841 per conto dello stato (in v.a. quest’ultimi registrano un +188 casi ovvero +28%).

Circa le principali attività economiche si riportano i seguenti dati:

Agricoltura 559 casi (ovvero -23.25%); 

tutte le attività economiche registrano trend in crescita: manifatturiero 1.108 denunce (+26.9%) di cui prodotti gomma 95 denunce; prodotti in metallo e attrezzature 251; nelle costruzioni si passa da 352 denunce a 442 ovvero +91 casi pari a un incremento del 25.9%.

Da notare che le attività sanità e assistenza sociale registrano una diminuzione di denunce poiché si passa da 662 a 635.

Circa le differenze di genere 3.064 sono di donne (+166) e 4.952 di uomini (+761).

Gli infortuni denunciati per paese di nascita sono prevalentemente di lavoratori italiani che passano da 6.003 a 6.571; quelli di cittadini U.E. passano da 293 a 324 mentre quelli di paesi extra passano da 813 a 1.141 ovvero con un incremento di 328 denunce in v.a. (+71%).

Mentre nelle classi d’età gli incrementi più rilevanti si hanno nella fascia 20/24 anni con 510 denunce; 25/29 anni 692; 30/34 674 e 35/39 735. Le altre classi registrati incrementi minori ad eccezione di quella 65/69 dove si passa da 76 a 59 denunce.

Nella provincia di ASCOLI PICENO nel periodo in esame si registra un incremento di 166 denunce (+13.6%) poiché si passa da 829 a 942.

Da notare che nel solo mese di Giugno u.s. si è registrato un aumento di 20 denunce poiché si è passati da 137 a 157 denunce. 

Infine i dati sugli INFORTUNI MORTALI che nella regione si riducono del 54.5% nel periodo in esame poiché si passa da 22 denunce a 10.

La riduzione riguarda sia industria e servizi, sia l’agricoltura e per conto dello stato.

Sono esclusivamente accadimenti di lavoratori italiani maschi; la fascia di età più colpita è quella 55/59 anni (3).

Nella Provincia Ascolana si registrano solo 2 denunce come lo scorso anno quindi con variazione percentuale pari a zero.

COMMENTO

I numeri sugli infortuni parlano chiaro con la ripartenza delle attività economiche hanno ripreso la corsa anche gli infortuni e gli incidenti mortali.

La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono una priorità per il Paese: oltre ai costi sociali ci sono anche problemi etici.

Tant’è che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il suo predecessore, hanno moltiplicato gli appelli per rendere effettive tutte le garanzie assicurate sulla carta. 

Purtroppo, nonostante le copiose norme in materia, la strage da insicurezza è continuata. 

Certamente è importante recuperare produttività e produzioni nonché le attività perse durante i mesi di blocco Covid ma ciò non può e non deve tradursi in minori investimenti nella sicurezza, nella formazione. La sicurezza non è un costo! È un’emergenza nazionale.

Preoccupano, inoltre anche gli andamenti delle malattie professionali denunciate, in forte aumento rispetto ai rallentamenti delle produzioni del 2020. 

Ricordo che il 20 maggio scorso nella nostra regione si sono tenute tante iniziative a favore della sicurezza sul lavoro.

Si è rivendicato alla Regione Marche e alle istituzioni, un “Patto per la salute e la sicurezza” per fermare la lunga scia di tragedie quotidiane.

La sicurezza sul lavoro non può essere solo uno slogan, basta applicare le leggi che ci sono e la loro piena applicazione oltre a un sistema di controlli continuo e puntuale. 

Positivo è il concorso INAIL di 1.514 nuovi ispettori ma ciò non basta poiché l’istituto proprio in questi giorni ha approvato, nel  Consiglio di indirizzo e vigilanza, il bilancio consuntivo che, anche per il 2020, registra un saldo positivo di quasi 1 miliardo e 600 milioni di euro. Somme che accanto a quelle già esistenti potrebbero essere dedicate alla prevenzione riducendo i  costi  per le imprese virtuose.

Quando leggiamo questi numeri degli infortuni o ascoltiamo sui media gli accadimenti più eclatanti, ci commuoviamo, ci indigniamo, ciò non basta occorrono azioni forti e decise da parte di tutti: dalle imprese alle Istituzioni. 

Alla Regione si sono chiesti interventi immediati in risorse, uomini e mezzi per gli SPSAL.

E soprattutto gli organici necessari per intensificare i controlli nelle aziende e nei cantieri e per organizzare un adeguato sistema di prevenzione. 

Occorre essere consapevoli che nessuna norma e nessun indispensabile controllo potranno mai bastare senza una solida, fedele e coscienziosa azione di chi a ogni livello e in ogni attimo sui luoghi di lavoro ha la possibilità di mantenere intatte le condizioni di sicurezza in cui devono poter operare i lavoratori.

Circa la situazione della pandemia sui luoghi di lavoro, si ricorda che sono in vigore i protocolli di sicurezza anti-contagio, da gestire e applicare.

In merito al Green Pass, esso va ampliato, ma con norme chiare ed omogenee, per salvaguardare la salute di tutti. Occorre infatti rivendicare la sicurezza sanitaria, oltre che la sicurezza sul lavoro.

Pandemia e speranze di vita.

Nel 2020, la diffusione della pandemia da Covid-19 e il forte aumento del rischio di mortalità che ne è derivato hanno interrotto la crescita della speranza di vita alla nascita che aveva caratterizzato il trend fino al 2019, facendo registrare, rispetto all’anno precedente.

Nel 2020, l’indicatore si attesta a 82 anni (79,7 anni per gli uomini e 84,4 per le donne) secondo l’aggiornamento del Bes dell’Istat.

Nel 2018, in Italia il tasso standardizzato di mortalità evitabile è pari a 17 decessi per 10mila residenti, con valori molto più elevati tra gli uomini (22,5 per 10mila abitanti contro 11,9 delle donne).

L’indicatore registra una forte riduzione nel tempo (23,4 per 10mila nel 2005), grazie alla diminuzione della mortalità per alcune delle cause principali, come il tumore al polmone e le cardiopatie ischemiche, osservata specialmente tra gli uomini, con una conseguente riduzione del gap di genere.

La UIL PENSIONATI di Ascoli Piceno ha esaminato la situazione nelle MARCHE:

La speranza di vita alla nascita, per i maschi, è passata da 81.7 anni nel 2018 a 80.8 nel 2020. Mentre per le femmine si è passati da 81.7 anni a 80.89.

Il totale, ovvero maschi e femmine, presenta il seguente andamento da 83.8 a 82.9 ovvero una diminuzione di nove mesi.

Circa la provincia ascolana per gli uomini siamo difronte a un aumento poiché da 80.9 anni si è passati a 81.2. Per le donne da 86.0 a 85.5. Il totale resta pressoché stabile passando da 83.4 a 83.3.

La Mortalità per tumore (fascia d’età 20-64 anni) nella regione, totali maschia e femmine, è pari a 8.1 ogni 10.000 abitanti.

Per la provincia ascolana l’indice è uguale a quella regionale ovvero 8.1. Da notare invece che quello dei maschi è 11.7 il più alto della regione.

La Mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (65 anni e più), il totale regionale sono 36.5 ogni 10.000 abitanti.

Per la provincia ascolana l’indice totale è 38.3. Da notare invece che quello dei maschi è 11.7 il più alto della regione.

COMMENTO DELLA UILP

L’indicatore di mortalità evitabile si riferisce ai decessi delle persone sotto i 75 anni di età che potrebbero essere significativamente ridotti grazie a interventi per migliorare adeguatezza e accessibilità dell’assistenza sanitaria e con la diffusione nella popolazione di stili di vita più salutari e alla riduzione di fattori di rischio ambientali.

I dati esposti dimostrano come il cronico invecchiamento della popolazione nella provincia picena possa portare in realtà a una diminuzione dell’aspettativa di vita, nel momento in cui un evento straordinario (Covid-19) e i suoi effetti (diagnosi e cure posticipate per le patologie più gravi) si abbatte sulla popolazione.

Un dato che porta a un incremento della spesa pubblica sanitaria e che inevitabilmente dovrà vedere nello sviluppo del Pnrr il suo naturale sbocco al fine di migliorare le condizioni di vita dei cittadini.


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