ASCOLI PICENO – Il Consorzio Tutela Vini Piceni è stato presente con una consistente partecipazione di aziende al 33° Salone internazionale del biologico e del naturale (Sana) di Bologna, tenutasi dal 9 al 12 settembre 2021, presso lo stand collettivo predisposto dall’associazione Food Brand Marche.

Questa importante partecipazione si sposa appieno con prossimo obiettivo delineato dall’assessore regionale all’Agricoltura Mirco Carloni ovvero il Distretto Biologico unico delle Marche che sarà il più grande d’Italia e d’Europa. 

La politica dell’assessorato, confermata più volte,  anche recentemente ad Ascoli Piceno nel convegno “Le Marche sono sempre più Bio” collima con i numeri del Consorzio di Tutela Vini Piceni, portati alla luce dal Presidente Giorgio Savini, che, infatti, parlano chiaro: l’82,3% della produzione delle aziende facenti parte del Consorzio è di tipo biologico, dato davvero sorprendente visto che dal territorio di competenza dello stesso proviene oltre  il 50% dell’intera produzione vitivinicola regionale. Un risultato portato a casa dalle due province di Ascoli Piceno e Fermo, geograficamente nell’area che va dal Chienti al Tronto, da Monte San Pietrangeli ad Arquata. 

Una realtà fatta di 56 aziende, per un totale di 600 viticoltori circa coinvolti e che può vantare 1 vino DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) ovvero l’Offida, nelle tipologie Pecorino, Passerina e Rosso e 3 vini doc (Denominazione di Origine Controllata), Rosso Piceno, anche nella tipologia Superiore, Falerio, anche nella tipologia Pecorino, e Terre di Offida, nelle tipologie spumante e passito.

 “Questo territorio è stato sempre all’avanguardia in tal senso. – ha dichiarato il presidente Savini – Non a caso, le aziende del Consorzio hanno iniziato a operare con i criteri di produzione biologica già nel 1992, quasi 30 anni or sono. E, operare in questo settore, dove vigono norme e regolamenti stringenti, è tutt’altro che facile: servono competenza, fatica e sacrificio, qualche volta occorre saltare cene, cerimonie o attese partite di calcio se le condizioni climatiche ti impongono di intervenire. Inoltre con il biologico si sacrifica inevitabilmente una parte di produzione perché la copertura contro la malattia non è sempre totale. Di contro, operare il biologico è soprattutto una filosofia, un modo di pensare, un obiettivo professionale che ripaga i sacrifici”.

“Effettuare trattamenti solo quando si ha l’effettiva necessità, – insiste il presidente Savini – e con prodotti praticamente innocui (alcuni ricalcano, in chiave moderna, i vecchi metodi della nonna), ci permette di passeggiare in vigna subito dopo essere intervenuti con questi prodotti. Qualche anno fa era impensabile, oggi è la normalità.  La zona coperta dal Consorzio Tutela Vini Piceni si presta molto al biologico perché è un territorio favorito anche dal clima, dove la vicinanza mare-montagna porta alla mitezza delle stagioni e quindi si riesce ad avere una buona produzione in biologico utilizzando pochi trattamenti.”

Tra i tanti obiettivi del patto che l’assessore regionale all’Agricoltura Carloni ha firmato lo scorso 8 aprile per creare Il Distretto Biologico unico delle Marche, ci sono: 

– incrementare la superficie agricola utile (Sau) coltivata a biologico, passando dall’attuale 20% al 100% nelle aree Natura 2000 nei prossimi 10 anni; potenziare la ricerca, la sperimentazione e la formazione nel settore del biologico per migliorare la qualità e la produttività delle coltivazioni; tutelare e valorizzare la nostra biodiversità in alternativa agli Ogm; favorire e consolidare le filiere del biologico di prodotto e di territorio; estendere la certificazione del biologico fino alla tavola dei consumatori; promuovere il consumo dei prodotti biologici nelle mense e nei circuiti commerciali; promuovere le Marche come regione biologica con una elevata qualità della vita, al fine di accrescere la sua attrattività turistica.


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