ASCOLI PICENO – Folla, applausi ed entusiasmo: sono gli ingredienti che sabato 26 marzo al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno hanno accolto “Casa di bambola” di Teatro C.A.S.T. per la regia e l’elaborazione drammaturgica di Alessandro Marinelli nella stagione promossa dal Comune di Ascoli Piceno con l’AMAT e realizzata con il contributo della Regione Marche e del MiC.

Il cast dello spettacolo è composto da Roberta Procaccini, Alessio Agostini, Maurizio Emidi, Oriana Ortenzi, Igor Ardini, Gabriella Vecchiattini, Elisa Maestri, scene, luci e artwork sono di Pietro Cardarelli, la produzione è del Teatro C.A.S.T. con il sostegno di Comune di Folignano, Comune di Ascoli Piceno.

Il capolavoro teatrale sgorgato dalla penna di Henrik Ibsen nel 1879 è uno dei drammi più rappresentati al mondo, soprattutto per la complessità e la sfaccettatura della protagonista, Nora, di cui il dialogo finale con il marito – spesso portato in scena in forma di monologo – costituisce il culmine: la ribellione; il rifiuto del compromesso; il desiderio di essere considerata, guardata, non più come una bambola, ma come un essere umano.

Nella scelta di Nora di lasciare la famiglia per ritrovare la sua dignità di persona, di donna, e di non voler più sottostare agli ordini del marito, che l’ha presa in custodia dal padre, rimbomba un grido femminista che oggi forse passa in sordina, ma che più di cento anni fa, quando l’opera è stata scritta, ha assunto le dimensioni un vero e proprio boato.

Basti pensare che nel corso dei primi anni del Novecento la celebre scrittrice Sibilla Aleramo, che è vissuta per un lungo periodo anche a Civitanova Marche, si imbatte in una rappresentazione di “Casa di bambola” a Milano e ne rimane profondamente colpita: racconta questo episodio nel suo romanzo più famoso, autobiografico, “Una donna”, una lunga lettera al figlio che si conclude con una richiesta di perdonarla per averlo abbandonato e una spiegazione delle ragioni che l’hanno condotta a questa dolorosa, difficile, decisione. Sibilla Aleramo, proprio come Nora, afferma di avere dei doveri verso se stessa prima che verso gli altri e nelle sue righe ribadisce che non sarebbe un esempio edificante per suo figlio se continuasse a prostrarsi ai voleri di un uomo che la tratta come una bambola.

Convincenti e preparati gli attori diretti dal regista ascolano Alessandro Marinelli, in particolare le due “Nora”, che hanno raccolto un grosso consenso di pubblico. Marinelli, infatti, sostituisce il dialogo finale tra Nora e il marito con un colloquio tra una Nora anziana e sua figlia ormai adulta: le due donne si ritrovano in occasione della morte del padre e provano a chiarire, senza arrivare a una vera riconciliazione, anni e anni di silenzi, di accuse nei confronti di Nora, un “uccellino” che nessuno credeva sarebbe potuto volare fuori dalla gabbia e il cui planare in aria viene interpretato come un gesto egoistico e non come un urlo di libertà.

Peculiari alcune scelte di regia, come il far indossare ai personaggi del dramma, tranne Nora, una maschera, a significare forse come tutti in qualche modo recitino un ruolo nella vita di Nora, un’esistenza che a un certo punto le diventa insopportabile. Di grande impatto la scena in cui il marito di Nora scopre l’inganno della moglie e si avventa su di lei umiliandola, spogliandola e orinandole addosso.

 


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