ASCOLI PICENO – Il 20 novembre ha avuto inizio la competizione più importante per tutti gli amanti del pallone.

Parliamo, ovviamente, dei Mondiali di calcio. L’edizione 2022 si svolge in Qatar e per la prima volta in pieno inverno a causa delle proibitive temperature presenti in estate nel paese asiatico.

Un Mondiale che si porta dietro delle giuste critiche legate all’assegnazione e all’organizzazione ma non solo. Le denunce di discriminazione, mancata sicurezza sul lavoro e poca inclusione. La cerimonia di apertura ha voluto rassicurare che tutto questo non avverrà e resta un gradito auspicio ma dubbi e perplessità permangono.

Tralasciando tutto questo, vogliamo concentrarci solo sul valore calcistico e morale che ha il Mondiale. Un evento che ogni generazione ha vissuto sempre con grande affetto e che solitamente coinvolge i più piccoli. Peccato che la nostra Italia non è presente in Qatar. Ed è la seconda volta di fila che gli Azzurri non partecipano ad un Mondiale (n.d.r. Russia 2018).

Un’assenza dolorosa dato che i calciatori del Commissario Tecnico Roberto Mancini sono freschi Campioni d’Europa, un titolo prestigioso conquistato soltanto 16 mesi fa a Wembley contro l’Inghilterra. In poco tempo è avvenuto un disastro sportivo che a mio parere è ancora più grave della mancata qualificazione di cinque anni fa nella dipartita contro la Svezia ai PlayOff (all’epoca il Ct era Giampiero Ventura).

Il primo fallimento è stato non aver vinto un girone alla portata degli Azzurri: hanno pesato i pareggi contro Bulgaria e Irlanda del Nord per poi raggiungere l’apice negativo con il doppio pareggio contro la Svizzera dove in entrambi i casi Jorginho ha sbagliato un calcio di rigore. Se l’italo-brasiliano ne avesse segnato almeno uno saremmo in Qatar ed invece gli elvetici ringraziano ancora.

Il secondo, grave, fallimento è stato quello di steccare i PlayOff perdendo addirittura nel primo spareggio contro la Macedonia del Nord. Con tutto rispetto per gli amici macedoni, è stata un’umiliazione tremenda. E in campo c’erano praticamente quasi tutti gli eroi dell’Europeo 2020.

Ma com’è stato possibile tutto questo? Difficile trovare delle spiegazioni. Non potendo entrare nelle teste di Ct e dei calciatori, possiamo solo ipotizzare che in tanti si siano seduti sugli allori dopo il trionfo, inatteso ma bellissimo, degli Europei. Un gruppo che aveva dimostrato unione e grande volontà, guidata da un allenatore esperto e capace di lavorare con i giovani, si è praticamente sciolto come neve al sole. Abbiamo pagato della presunzione inopportuna? Probabilmente sì. Certi atteggiamenti tenuti dentro e fuori dal campo da vari protagonisti alimentano con forza questa ipotesi. Evidentemente hanno pensato in molti che bastava ricordare, specialmente sui Social, di essere Campioni d’Europa per avere la meglio contro avversari sulla carta più deboli. Ma tante volte il calcio ha dimostrato che la spacconeria non paga affatto.

In molti hanno sostenuto che in Italia le squadre di Club non puntino sui giovani, preferendo calciatori stranieri, ma a mio parere è una mezza verità. Ci sono problemi importanti riguardanti i vivai ma i calciatori che hanno vestito nell’ultimo anno e mezzo la maglia azzurra sono praticamente titolari nei loro Club di appartenenza. Discutibili sono anche le scelte del Commissario Tecnico su certe convocazioni. Roberto Mancini è l’allenatore che ha lanciato più esordienti in maglia azzurra, oltre cinquanta giocatori, ma tante volte sono sembrate più delle forzature che meritocrazia. Un segnale ai Club italiani che alcuni giovani talenti giocano poco? Può darsi ma lanciare praticamente a casaccio dei calciatori può ritorcersi in maniera negativa, in primis per gli stessi atleti e in seguito per la squadra.

Le ultime prestazioni degli azzurri hanno dimostrato ancora una volta che l’assenza al Mondiale è più che lecita. A parte le positive gare, con annessa qualificazione nel girone, nella meno ambita Nations League contro Inghilterra e Germania (dove probabilmente inglesi e tedeschi erano comunque con la testa e le gambe già in Qatar), il resto delle partite giocate hanno fatto prevalere precarietà e poca qualità.

Qualche giorno fa la vittoria in amichevole contro l’Albania per 3 a 1, un buon risultato nonostante il gioco mediocre espresso in campo, aveva fatto gonfiare il petto a molti giocatori. Diversi calciatori, e anche il Ct insieme ai Media, hanno lamentato l’assenza dell’Italia al Mondiale. Per molti gli azzurri dovevano essere in Qatar a priori, nonostante le qualificazioni siano praticamente sempre esistite. E una volta erano delle pure formalità. Ma l’amichevole persa malamente contro l’Austria, nello stesso giorno dell’inizio del Mondiale, ha rivelato la vera natura della nostra Nazionale. Pecchiamo ancora di presunzione e di poca grinta. Se dovevamo dimostrare al mondo intero che la nostra assenza non era giusta, abbiamo clamorosamente toppato. Le dichiarazioni a fine gara del capitano Leonardo Bonucci, e purtroppo anche del Ct Roberto Mancini, dimostrano ancora una volta della pochezza e svogliatezza. E’ vero che non è facile trovare delle motivazioni per scendere in campo dopo una ferita ancora aperta come la mancata qualificazione al Mondiale ma le belle parole che tanti calciatori elargiscono volentieri sui Social vengono di consueto a mancare sul terreno di gioco. E non è un bel segnale.

Come uscirne fuori? Bella domanda. Una soluzione è sicuramente la continuità, di lavoro e risultati. Ricostruire una Nazionale partendo dalle basi e andare per gradi. Non bisogna esaltare l’ambiente dopo un paio di vittorie ma la strada giusta è quella di lavorare a testa bassa finché i veri obiettivi vengano raggiunti. Uno su tutti la qualificazione ad un Mondiale che manca da ben otto anni. Ma innanzitutto bisognerà ottenere, senza patemi, la qualificazione ai prossimi Europei perché il rischio di non partecipare è da prendere in seria considerazione se l’atteggiamento sarà quello degli ultimi tremendi mesi.

Abbiamo parlato soprattutto di giocatori e allenatore ma si sa che “il pesce puzza sempre dalla testa” e la Figc non è esente da colpe, anzi. La Federazione ha una grande responsabilità, non sono state attuate riforme davvero valide per risanare il calcio italiano e i risultati deludenti non sono solo quelli della Nazionale Italiana. Problemi evidenti ci sono nel calcio giovanile ma anche in quello dei “grandi” con lacune di varia natura, economica e tecnica, per molte società di serie A, B, C e D.

Speriamo che alle, solite, tante belle parole che ancora oggi escono dalle bocche dei vertici della Federazione, dai calciatori e dal Ct, seguano fatti concreti. Ai posteri l’ardua sentenza.


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