ASCOLI PICENO – La mostra “Omar Galliani. L’eco della Sibilla”, che ha avuto un grande successo di pubblico, con migliaia di visitatori, e anche di critica, chiuderà il 25 aprile. L’esposizione resterà aperta ai visitatori quel giorno fino alle ore 19.

La rassegna, a cura di Stefano Papetti, realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Zoomart, con il patrocinio di Regione Marche, Provincia di Ascoli Piceno e Comune di Ascoli Piceno, si sviluppa attraverso un percorso espositivo che comprende oltre quaranta opere suddivise in sette differenti sale tematiche, rendendo omaggio al Maestro del disegno Omar Galliani che da tempo opera in stretta sinergia con il territorio ascolano.

 

Questo legame con il territorio è ancora una volta testimoniato dall’inedita sezione realizzata appositamente da Galliani per questa esposizione ascolana – e che da essa prende il titolo – ispirata al mito della Sibilla Picena, anche nota come Sibilla Appenninica, immagine identitaria del territorio: tra le vette dei Monti Sibillini dimorava una donna di straordinaria bellezza, interlocutrice tra il cielo e la terra, tra il divino e l’umano. Sulle tavole in mostra riecheggia la poetica celeste dell’artista, legata a cieli infiniti e a universi di stelle lontane. Le sibille di Galliani sono donne di grafite con occhi serrati, colte nel profondo momento di meditazione. Sul volto di queste enigmatiche figure compare, incisa come un tatuaggio di pigmento rosso, la lettera a: l’inizio della profezia, l’origine del tutto.

 

La sinergia con il territorio marchigiano emerge chiaramente anche in una seconda sezione della mostra – Raffaellesca e altro. Il disegno è sempre in viaggio – che ospita, tra gli altri, il ciclo Da e per Raffaello, una serie di opere dedicate a Raffaello e realizzate tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando Galliani iniziò a insegnare all’Accademia di Belle Arti di Urbino. L’attenzione si pone sulla rielaborazione di temi e tecniche dell’arte del passato, concetti chiave dell’Anacronismo, corrente teorizzata da Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni, a cui l’artista aderisce nel 1983.

Una sezione che ben si presta a far emergere una costante dell’opera di Galliani: rifacendosi ai grandi maestri del Rinascimento, l’artista ha dato compimento ad una naturale inclinazione al disegno e all’esercizio grafico, allontanandosi però dalla tradizione e rivisitandone le modalità. Il disegno di Galliani non rappresenta infatti un momento preparatorio, la tappa iniziale del processo creativo, bensì un medium completo ed esauriente. Il disegno in Galliani è mezzo primario e di elezione, è opera compiuta che non necessita di ulteriori passaggi.

 

Si aggiunge in mostra la sezione Paesaggi interiori, che racchiude opere ispirate a paesaggi reali, percezioni del mondo esterno ora trasformato in simbolica rappresentazione di mondi interiori, e la sezione De rerum natura ispirata dall’opera filosofica di Lucrezio, che esplora la connessione tra l’uomo e la natura attraverso la rappresentazione di due momenti fondamentali, la morte e la rinascita. E ancora, la parte dedicata a Blu oltremare, che prende vita dall’essenza del colore blu, ad evocare il mare e il cielo, l’illusione di una prospettiva aerea e marina che si dissolve in infinite sfumature. Poi Baci rubati / Covid 19, realizzata durante il periodo di Pandemia, è invece una filmografia disegnata, che oltre a stimolare una riflessione emotiva sul periodo di isolamento fisico, intende evidenziare il rapporto persistente e intenso dell’artista con il mondo del cinema.

 

Infine, Traiettorie dell’essere testimonia una delle rare incursioni di Omar Galliani nel campo della scultura: nel 1983, durante gli anni di insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Urbino, plasmò una scultura in terracotta, da cui nacquero versioni in bronzo e in acciaio inox. In quest’opera, un inno alla genesi del pensiero, una testa coronata di arco si prepara a scagliare le proprie idee come frecce, ancora una volta nell’infinito cielo stellato, in un eterno viaggio verso l’orizzonte dell’intelletto.

 

“In questi tempi di angoscia per la sorte dell’umanità afflitta da malattie incontrollabili, dalle problematiche ambientali, da sanguinosi contrasti politici e religiosi – scrive Stefano Papetti, curatore della mostra – l’opera di Galliani rappresenta uno stimolo alla riflessione pacata e nel contempo all’azione, sostenuta da una strategia fondata sulla logica, secondo metodi che affondano le loro radici nella cultura classica. Non c’è nostalgia per il passato nelle opere di Galliani, ma la consapevolezza che siamo eredi di una tradizione illustre che può ancora ispirarci e guidarci nell’affrontare le sfide del futuro”.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Stefano Papetti, con testi di Omar Galliani, Stefano Papetti e poesie del poeta Davide Rondoni e del critico d’arte Italo Tomassoni. Tutte le sale della mostra sono accompagnate da pannelli esplicativi, con testi di Azzurra Lucia Calò.


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