ASCOLI PICENO – Cinque cause: la” divisione con la Provincia di Fermo, nel 2004, l’elevato stock di debito contratto negli anni antecedenti al 2009, la spropositata entità dei debiti fuori bilancio riconosciuti dal 2009 al 2012, pari a 17,6 milioni di euro, di cui 11,1 già pagati, e le drastiche riduzioni dei trasferimenti statali e regionali, per circa 11 milioni, ai quali si aggiungono la crisi economica che ha ridotto le entrate tributarie per circa 2 milioni”.
Questo è il “pianto amaro” del bilancio provinciale, per il quale oggi, 4 aprile, la giunta provinciale ha approvato la delibera per l’adesione alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.
“Il documento, inoltre, specifica in modo chiaro che gli attuali squilibri strutturali sono dovuti principalmente alle seguenti ragioni – si legge nella nota stampa – il processo di divisione della Provincia sancito dalla legge n. 147 del 2004 che di per se ha alterato sin dall’inizio in modo inequivocabile gli equilibri economico – finanziari dell’Ente madre così come affermato anche dalla relazione della Corte dei Conti – Sezione di controllo delle Marche; l’elevato stock di debito contratto negli anni antecedenti al 2009; la spropositata entità dei debiti fuori bilancio riconosciuti dal 2009 al 2012 pari a 17,6 milioni di euro, di cui 11,1 milioni già pagati; le drastiche riduzioni dei trasferimenti statali e regionali quantificabili in oltre 11 milioni di euro e la crisi economica che ha ridotto le entrate tributarie per circa 2 milioni di euro”.
“L’atto rileva quindi che, nonostante i numerosi provvedimenti ed azioni che sono state poste in essere da questa Amministrazione a partire dal 2010, tutti finalizzate da un lato al contenimento delle spese (riduzione del debito, riduzione della spesa corrente e del personale in particolare, rispetto di tutti i vincoli di finanza pubblica imposti dal legislatore in termini di spese di rappresentanza, spese per missioni, spese per contributi e costi della politica, rispetto dei limiti di indebitamento che si sono via via ridotti nel corso degli ultimi anni) e, dall’altro, all’accertamento e alla riscossione delle entrate tributarie ed extra tributarie (lotta all’evasione e recupero dei crediti pregressi), l’Ente non è in grado di far validamente fronte al deficit finanziario con i mezzi consentiti dall’attuale ordinamento vigente (rientro nel triennio successivo). Pertanto chiede di aderire ad un piano di riequilibrio decennale così come definito dall’art 243 bis, comma 1 del Decreto legislativo 267/2000. La delibera così approvata verrà posta all’esame del consiglio provinciale in modo che lo stesso accerti la sussistenza delle condizioni previste così da ricorrere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” continua la nota.
“Una volta che il consiglio provinciale avrà deliberato l’adesione al piano finanziario pluriennale, la Giunta provvederà a portare al’approvazione allo stesso consiglio il piano di risanamento – spiega il Presidente della Provincia Piero Celani – piano che, annuncio fin d’ora, sarà anche di sviluppo in quanto libererà, il prima possibile, risorse per gli investimenti. Credo – ha aggiunto il Presidente – di porre fine a questo punto a tutte le inesattezze e le illazioni che fino adesso sono state dette circa il dissesto dell’Ente o, addirittura, sull’impossibilità pagare gli stipendi ai dipendenti. Come ho sempre sostenuto, per me e gli assessori, questo impegno rappresenta una sfida importantissima a cui teniamo molto: indipendentemente dal destino istituzionale dell’Ente, da qstrazione – ha concluso Celani – sta anche lavorando a ripristinare la cassa e stiamo predisponendo gli atti per un recupero della liquidità con cui contiamo, nel giro di alcuni mesi, di dare una riposta a tutte le aziende interessate indipendentemente dal patto di stabilità”
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Ogni anno questo ente inutile (come tutte le Province di cui proprio il Governo di centrodestra del 2008 aveva annunciato la fine) ci costa solo nella parte politica (dipendenti esclusi) circa 600-700 mila euro (dichiarazione dell’Assessore al Bilancio).
Ogni hanno la Provincia contribuisce al famoso CUP, ormai ente destinato al fallimento, (nel 2012 e’ dovuto uscire il comune di Offida travolto da 300.000 euro di debiti verso il CUP) per circa 700 mila euro.
L’assessorato al Turismo della Provincia, pur di giustificare la presenza del CUP a San Benedetto, ha regalato 200.000 euro per un piano strategico di Marketing sul turismo che ancora si fatica a capire se ha prodotto qualcosa.
Intanto nel weekend pasquale gli uffici IAT della Provincia a San Benedetto e Grottammare erano chiusi (“per mancanza di personale”) ed oggi si dichiara il dissesto finanziario.
Nello stesso momento un assessore della Provincia parla di nuovo porto turistico nella Perla dell’Adriatico………….
Ma veramente ci meravagliamo? Ma e’ gia’ tanto che ancora ci sia una Provincia. Vecchia politica per favore lasciaci!
Ve siete magnati tutto, viaggio negli States nel 2012 compreso (risultati?), ora lasciateci fallire in santa pace.
Celani ha dimenticato di elencare un ulteriore punto relativamente alle cause che hanno creato il dissesto finanziario:
– Incapacità amministrativa di un assessore al Bilancio, incapacità politica del Presidente della Provincia, incapacità dei Dirigenti e Funzionari dell’Ente.
possibile che in italia non sia mai possibile accertare le responsabilità?
Sto buco della provincia di chi è colpa? Dei viaggi in Africa di Massimo Rossi o della Tosca al porto? O chiunque è entrato a Palazzo San Filippo ha preso il più possibile?