ASCOLI PICENO – L’acqua fa andare le cose a rovescio? Il Movimento 5 Stelle ha convocato una conferenza stampa per cercare di conoscere il motivo dell’esclusione dell’Ato di Ascoli dai finanziamenti concessi per risolvere la crisi idrica, mentre a Pesaro sono stati affidati 4,8 milioni di euro

Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Peppe Giorgini fa un breve sintesi della questione: “Già da prima gli avvenimenti sismici Pesaro aveva un problema idrico grosso, hanno infatti una dispersione di acqua di oltre il 40 per cento. La provincia pesarese aveva chiesto di accedere alle risorse strategiche, per accedervi però serviva che la Protezione civile dichiarasse lo stato di emergenza. Con la siccità la crisi idrica è degenerata un po’ in tutte le Marche, l’8 agosto il presidente Ceriscioli scrive al capo dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere interventi e in cui si fa cenno della situazione anche del sud delle Marche. Il successivo decreto legge della Presidenza cosa fa? Assegna 4,8 milioni di euro per Pesaro e zero per Ascoli, siamo rimasti basiti”.

“C’è da fare una premessa politica – gli fa eco il consigliere comunale Giacomo Manni – non può passare il concetto che gli enti gestori si sottraggano agli investimenti industriali che gli competono, si vendono parti delle società ai privati? Che investano e non ricorrano sempre e solo ai soldi dello Stato. Detto ciò si può affermare che il Partito Democratico ha abbandonato il nostro territorio, a parte i finanziamenti per il rifacimento della Salaria, soldi stanziati prima del terremoto, non si fa niente. Aspettiamo ancora il completamento della Ascoli–Teramo ed il progetto per il rilancio turistico delle zone terremotate. Un plauso al Ciip ed alla Protezione civile per gli interventi straordinari fatti, abbiamo chiesto interventi per le infrastrutture idriche, ma siamo in stato di abbandono”.

Il consigliere entra poi nel dettaglio della questione: “La nostra Ato mandava segnali di sofferenza già prima del terremoto per la riduzione della portata della sorgente, dopo il sisma siamo arrivati a 320 litri al secondo mancanti nella sorgenti. Con la siccità a meno 500 litri al secondo. Il Ciip aveva avviato un monitoraggio a suo spese. L’Ato di Pesaro si è mossa per avere lo stato di emergenza e poter così attivare il prelievo di acqua dal Pozzo del Burano, così come aveva chiesto lo stato di emergenza anche Ascoli, dichiarazione che è propedeutica per accedere ai fondi. Stato di emergenza concesso a Pesaro il 13 luglio e ad Ascoli l’8 agosto, in ritardo con i tempi visti per Pesaro. La Regione chiede interventi per Ato 1, Ato 3 e Ato 5 per un totale di 55 milioni suddivisi in tre tipologie di interventi: tipo a, che coprono le spese già effettuate; tipo b, per interventi strategici e tipo c, opere a lunga programmazione che difficilmente il Governo riconosce. Ebbene sono stati riconosciuti solo gli interventi di tipo a e b per l’Ato 1, quella di Pesaro ed all’Ato di Ascoli non viene dato niente nonostante lo stato di emergenza. Qual è stato il criterio? Forse il PD di Pesaro è più forte di quello di Ascoli a livello nazionale?”.

E’ giusto che Pesaro riceva i fondi – prosegue Manni – ma chiediamo al Partito Democratico a tutti i livelli di attivarsi per fare arrivare i finanziamenti per la nostra Ato per superare l’emergenza, noi siamo disponibili anche in Parlamento per votare interventi a favore. Non è giusto che in Regione si ricordino di noi solo quando c’è da pagare”.

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