ASCOLI PICENO – Nelle colline di Capo di Piano di Venarotta sorgerà la struttura “QuakeLabe Center Vettore”, che prevede un laboratorio di studio dei fenomeni sismici.

Unione Montana del Tronto e Valfluvione, comune di Venarotta e Anci sono i protagonisti del progetto, presentato al pubblico lo scorso 18 giugno 2018, ideato dalla Genera Scarl di Ascoli Piceno.

Il 18 dicembre  l’assemblea legislativa della Regione Marche ha recepito il “Patto per la Ricostruzione e lo Sviluppo” che tecnologia e scienza, divulgazione dei temi inerenti al sisma, strumentazioni per i test, pista di atterraggio per elicotteri, ampio parcheggio, sono le ripartizioni della struttura, che supera i 20 milioni di euro di investimento pubblico.

A sollevare le prime perplessità riguardo la portata di un progetto così ambizioso sarà il gruppo di ricerca Emidio Di Treviri, che si occupa di inchiesta sul post-sisma 2016.

Venerdì 18 gennaio alle ore 17.30 alla Bottega del Terzo Settore, si discuterà del tema “Dopo il terremoto, il cemento, chi decide sui milioni di euro per lo sviluppo post sisma? E’ urgente informarsi, opporsi e redistribuire le risorse”.

“Un vecchio mega progetto, – spiegano i membri del gruppo Emidio Di Treviri- riciclato nel cratere, per edificare ancora, mentre la montagna picena esige piccoli interventi di ricucitura contro il deserto che avanza”.

Discuteranno all’incontro Paolo Berdini urbanista, ex assessore Roma Capitale, Francesca Pulcini segreeria regionale Legambiente, Davide Olori Ecomuseo Monteceresa e Paolo Piacentini presidente Federtrek.

Il convegno si pone l’obiettivo di confrontarsi pubblicamente e di scegliere in maniera condivisa quali siano le destinazioni più adatte dei finanziamenti pubblici, che possano aiutare i territori colpiti dal sisma a risollevarsi dalle macerie fisiche e psicologiche.

Il progetto QuakeLab sarà realizzato in un’area agricola, che diventerà artigianale e industriale. I quesiti che il gruppo di ricerca e inchiesta si pone è quello di comprendere quali siano le reali potenzialità di un progetto così vasto e quanto può coadiuvare il futuro di chi abita le zone interessate.

“La ri­cet­ta per l’u­ti­liz­zo dei fon­di – conclude il collettivo Emidio Di Treviri – non va la­scia­ta in mano de­gli spe­cia­li­sti e dei gran­di sog­get­ti pri­va­ti. Le co­mu­ni­tà de­vo­no es­se­re chia­ma­te a ri­flet­te­re su come tali ri­sor­se pos­sa­no sod­di­sfa­re al me­glio le pro­prie aspi­ra­zio­ni e le ne­ces­si­tà. Cen­tri tar­tu­fi­co­li, la­bo­ra­to­ri di tra­sfor­ma­zio­ne dei pro­dot­ti ali­men­ta­ri, strut­tu­re per il tu­ri­smo len­to, pic­co­li di­stret­ti ar­ti­gia­na­li, in­fra­strut­tu­re pub­bli­che per mer­ca­ti dei pro­dut­to­ri lo­ca­li, potrebbero essere questi i progetti sui quali investire risorse, ri­spon­den­ti alle vi­sio­ni di svi­lup­po del­le co­mu­ni­tà dei residen­ti e non a in­te­res­si eco­no­mi­ci di at­to­ri estra­nei al ter­ri­to­rio”.


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