ASCOLI PICENO – Numeri che volgono al positivo, sia rispetto al passato che rispetto alle previsioni di inizio mese, quando il Presidente della Regione Marche aveva previsto un picco di ricoveri in terapia intensiva per Covid-19 proprio a metà aprile.

Ad oggi sono 299 i posti letto riservati ai pazienti marchigiani ricoverati in Terapia Intensiva e Semi-Intensiva: erano 482 lo scorso 31 marzo. Quindi ben 183 posti letto occupati in meno in 18 giorni, con la prospettiva che questo numero arrivi a dimezzarsi prima di fine mese se i contagi continueranno a rallentare come in questi giorni.

Oggi intanto l’ex Capo della Protezione Civile Angelo Bertolaso sarà in visita alla Fiera di Civitanova: proprio il suo arrivo nelle Marche, lo scorso 23 marzo, coincise con l’idea di istituire un ospedale usa-e-getta per ricoverare i malati di Covid-19. Come suggerito da Bertolaso anche in Lombardia, dove dopo una spesa di 21 milioni di euro i pazienti ospitati risultano essere 10 (clicca qui). Nelle Marche la spesa prevista è di circa 14 milioni.

Rispondiamo alle obiezioni che vengono poste.

a) Il numero di posti letto di terapia intensiva va aumentato, meglio prevenire che curare. Il che ha una sua logica ma ricordiamo che il Progetto 100 alla Fiera di Civitanova è un progetto usa-e-getta: le strutture di cura saranno poi redistribuite nella rete ospedaliera marchigiana. L’ospedale (forse definibile come lazzaretto) è temporaneo. I posti letto vanno aumentati e magari aumentati nella rete esistente perché lì le cure sono nel pieno delle loro potenzialità, avendo tutte le specializzazioni a portata di mano e personale qualificato pronto ad aiutare all’occorrenza e non, magari come avverrà a Civitanova, costretto a vigilare una struttura sotto-utilizzata (e per questo sottratto ad altre cure).

b) Adesso i pazienti Covid-19 stanno diminuendo ma potrebbero aumentare di nuovo. Certo, anche se si spera di no perché alcune misure di precauzione sono state comprese dalla popolazione. Ad ogni modo ad oggi c’è una disponibilità di 183 posti, e altri sono disponibili nella rete ospedaliera pubblica e privata marchigiana se dovessero servire. Gli ospedali di emergenza si realizzano quando la rete ospedaliera non ha più posti letto disponibili.

c) Per vogliamo liberare i nostri ospedali dai pazienti Covid-19. Questa è stata poi l’ancora con la quale si è giustificata la giunta regionale il 3 di aprile, al momento dell’approvazione della delibera (fino a quel momento la funzione di Progetto 100 era di accogliere i pazienti che non trovavano posto nella rete regionale, poi si è trovata una diversa giustificazione). Questa posizione sembra molto debole: innanzitutto la Fiera di Civitanova potrebbe avere 90 posti letto e non mille. Ma poi questa è appunto una struttura di emergenza, non un ospedale. Vorrebbe dire che Progetto 100 accoglierebbe tutti i malati Covid-19 in terapia intensiva della Regione, ma superato l’eventuale livello di 90 unità questi inizierebbero ad essere distribuiti di nuovo tra gli ospedali regionali.

Significherebbe inoltre che gli ospedali marchigiani non sarebbero attrezzati a curare un positivo Covid-19 in maniera professionale nemmeno in futuro e a seconda dell’andamento dell’epidemia diventerebbero Covid-19 e non Covid-19, a fisarmonica, con spostamento di reparti e dottori intermittente.

Ci sono regioni che sembra abbiano affrontato l’emergenza coronavirus in maniera migliore rispetto alla Lombardia dalla quale stiamo prendendo esempio (e qui si capisce l’inusitato silenzio del centrodestra regionale, un po’ meno quello del M5S) grazie al collegamento con Bertolaso. Dove le risorse vengono impiegate per rafforzare il patrimonio ospedaliero fin da subito e non per trasformare una struttura pensata per l’emergenza – quando il “picco” atteso a metà aprile è stato completamente disatteso (e quindi le decisioni susseguenti sono totalmente prive di basi) – in un ospedale dedicato alla sola terapia intensiva per una sola malattia e da smobilitare non si sa quando.

Ad esempio in Emilia-Romagna: clicca qui.


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