ASCOLI PICENO – Trovatemi una persona che sinceramente ama le tasse e che le giudica simpatiche. Non faccio scommesse, per mia scelta, ma un buon caffè ve lo offrirei.
Questo preambolo per dire che la tassa sui pozzi, e la relativa segnalazione pervenuta alle famiglie picene, non brilla per forma e per chiarezza. Il Numero Verde informativo segnalato non risponde, questo fa rabbia. Molti contestano il fatto che la Provincia chieda intanto di pagare 97 euro per la “regolarizzazione”. Poi magari hai un pozzo ad uso domestico e quindi la tassa non è dovuta, ma intanto paghi. E aspetti il rimborso. Con i noti lunghi tempi della nostra burocrazia.
Insomma, sostenere che le cose siano state fatte in maniera eccellente è difficile quanto arrampicarsi su un grattacielo a mani nude.
Però attenzione, “ragassi” (come direbbe il buon Bersani). Qui si parla di “regolarizzazione”. Si regolarizza qualcosa che non è a regola. Nel caso concreto, qui si fa pagare una tassa che per tanti anni non è stata fatta pagare.
Da chi? Da quella parte politica che oggi grida allo scandalo.
Oggi viene pretesa la regolarizzazione da parte dell’altra parte politica del nostro bipolarismo con il mal di pancia, quella che si fregia di abbassare le tasse e di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini.
Insomma, antipatica finchè si vuole. Tornata a galla – trattandosi di pozzi è espressione consona – con modalità a dir poco contestabili.
Ma, per coloro che sono nelle condizioni di doverla pagare (e pare che non siano tutti coloro che stanno ricevendo le lettere) si tratta di una tassa che va pagata, c’è poco da dire.
Si abbia la determinazione di chiedere un’amnistia fiscale sui pozzi, piuttosto. Ma prima ci si spieghi come mai la tassa sui pozzi è rimasta per tanti anni nel pozzo.

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