SERRAVALLE DI CHIENTI (MC) – Lo ricordano come “il sindaco del terremoto“, perché dopo il sisma del 1997 che colpì l’Alto Maceratese e l’Umbria, lui fu per lungo tempo in prima linea, punto di congiunzione tra il territorio montano e le istituzioni regionali e nazionali. Venanzo Ronchetti, al tempo sindaco di Serravalle, conserva, di quel periodo, ricordi nitidi e puntuali. Così tanto che il confronto con quanto sta avvenendo oggi, dopo le scosse iniziate lo scorso 24 agosto, non può  che passare attraverso la sua testimonianza. E il confronto, come si suol dire, è impietoso.

“Allora il cosiddetto Palazzo, ovvero la Regione Marche e lo Stato, era tra la gente – inizia Ronchetti, il cui racconto è appassionato – Avevo un contatto stretto con il sottosegretario Franco Barberi, un gran signore. Sa cosa accadeva? Si tenevano assemblee con i cittadini, coi sindaci, e partecipavano anche l’allora presidente della regione D’Ambrosio, il vice Silenzi, l’assessore Di Edoardo. Così dalla Regione si scrivevano delibere che erano precisamente quelle desiderate dai cittadini colpiti dal terremoto, anzi: se in qualche rara occasione chiedevamo delle modifiche, queste venivano apportate senza troppi problemi, soprattutto perché i nostri rilievi erano sensati”.

Una sorta di democrazia dal basso. Cosa c’è invece di diverso oggi rispetto ad allora?

“Il commissario straordinario Errani e il capo della Protezione Civile Curcio stanno creando solo burocrazia. Le schede date ai cittadini per ottenere eventuali contributi sono incomprensibili fin dai nomi. Nel 1997 tutto invece avvenne con chiarezza, il nostro è stato un modello di ricostruzione, da seguire in tutta Europa. Bastava ripartire da lì, con piccoli accorgimenti si sarebbero ridotti ancor di più i tempi”.

Ci spiega cosa avvenne, ad esempio, dopo il terremoto di Colfiorito?

“Con la legge 121 si stabiliva che per la messa a norma delle abitazioni che restavano agibili, anche se avevano subito dei danni, si poteva arrivare ad un contributo massimo di 60 milioni di lire. Oggi chi ha la casa agibile ma, magari, ha dei problemi di sistemazione del tetto o di alcune parti dell’abitazione, non ha diritto ad alcun tipo di aiuto e si ritrova a dover pagare magari 15 o 25 mila euro di tasca propria. Le schede per accedere a questi contributi erano semplici, ed erano appunto di due tipi: per contributi alla messa in sicurezza di abitazioni agibili, e per contributi per le inagibili. Io temo che vi saranno molti ricorsi da parte di cittadini esclusi dalla contribuzione, con conseguente appesantimento delle procedure. Nulla di tutto ciò avvenne nel 1997″.

Nella gallery fotografica pubblichiamo alcuni stralci di quotidiani dell’epoca che testimoniano di un fervore nella ricostruzione che oggi non percepiamo. 

“A Cesi e Taverne, due frazioni che si trovano a quasi 800 metri d’altezza, due mesi dopo il sisma tutti i residenti trovarono spazio dentro i container (guarda fotogallery). Attenzione, erano molto più comodi e agevoli degli attuali. Avevano una cucina, un bagno e due camerette indipendenti, e li ponemmo gli uni dagli altri distanti 6-7 metri, per garantire la necessaria riservatezza. Oggi vedo che hanno bagni in comune e le famiglie sono costrette a pranzare nella cucina in comune. Nel periodo invernale, per evitare quei problemi connessi al freddo che si stanno verificando oggi, chiedemmo dei de-umidificatori e dopo venti giorni arrivarono (guarda fotogallery). Mentre per l’estate chiedemmo dei climatizzatori, e fummo subito accontentati. C’erano sconti per il consumo energetico, poi arrivarono presto le casette di legno al posto dei container”.

Oltre la Regione, avevate rapporti anche con i rappresentanti del governo?

“Il sottosegretario Barberi ci fu sempre vicinissimo. Le racconto questo: una domenica mi telefonò l’Ansa chiedendomi del mio incontro con lui, ma io non ne sapevo nulla e restai interdetto. Ma Barberi veniva nelle nostre zone per parlare direttamente coi cittadini, per sapere da loro di cosa avevano bisogno, senza che il sindaco fosse presente, per evitare che i resoconti dei cittadini fossero addolciti dalla presenza dei sindaci… Una persona straordinaria. Ricordo che vivemmo un momento delicato nel momento del passaggio dal governo Prodi al governo D’Alema. Io scrissi al nuovo presidente del consiglio due lettere: con una chiedevo che Barberi fosse confermato, con l’altra che gli stanziamenti previsti nella Finanziaria, stimati in 6-7 mila miliardi di lire, venissero aumentati ad almeno 10 miliardi. E tanto fu: quei soldi poi vennero immediatamente impegnati. E fu l’unico stanziamento”.

Ricorda precisamente quali furono i tempi della ricostruzione?

“Nel mio comune c’erano circa 90 famiglie coinvolte. Ad agosto del 1998, a meno di un anno dal sisma, emisi la prima autorizzazione per una ricostruzione leggera. Le prime famiglie nel Natale del 1998 rientrarono a casa, il resto durante il 1999: l’intero percorso di ricostruzione si può dire finito dopo 10 anni. Stavolta non ho idea di quali saranno i tempi: allora avemmo dei contrattempi sulle seconde case. La Regione Marche, i cui funzionari, tra cui Cesare Spuri (attuale responsabile Ufficio per la Ricostruzione, ndr), furono all’epoca eccezionali, agiva benissimo: pensate che noi amministratori avevamo accesso già a pagine internet che con il sistema Tellus consentivano di controllare l’avanzamento della ricostruzione. Inoltre va ricordato che non vi fu neanche un indagato. Invece di ripartire da quel modello, che nelle Marche era persino più avanzato rispetto all’Umbria, forse si è preso il peggio delle ricostruzioni de L’Aquila e dell’Emilia…”.

Va detto che l’area colpita stavolta è molto più ampia rispetto al 1997.

“Certamente, ma il metodo da seguire era quello, invece qui non si capisce più nulla. Allora il 30% delle abitazioni subì delle lesioni, stavolta a Pievetorina o Muccia siamo quasi al 100%. Bastavano piccoli accorgimenti, ad esempio ridurre il numero di progetti per ciascun professionista, cosa che a volte ritardava i lavori per una eccessiva concentrazione di compiti. Oggi ci stiamo adoperando per un’area con fiscalità agevolata, ci sono proposte che arrivano dalle università di Macerata e Camerino: questa fu una cosa che non riuscimmo ad ottenere nel 1997, spero venga accolta stavolta”.

Lei ha avuto modo di parlare di questi argomenti ai politici attuali?

“A settembre, pochi giorni dopo la prima scossa, ho presentato a Civitanova il mio libro Il ragazzo e l’altopiano. Erano presenti il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, la vice Anna Casini, l’assessore Angelo Sciapichetti. Io dissi espressamente che c’era un modello Marche da seguire per la ricostruzione. Purtroppo si sono seguite altre strade”.

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