ASCOLI PICENO – Il Presidente di Italia Nostra, Gaetano Rinaldi, rivolge un nuovo appello alle Istituzioni locali e nazionali e alle Associazioni Culturali e di Tutela, “Salviamo il salvabile, prima che sia troppo tardi. Le Chiese di Santa Maria Vetere di Pretare d’Arquata e  di San Silvestro di Colle d’Arquata.”

Il Presidente Rinaldi chiede che siano recuperate e ripristinate quei monumenti e chiese, ancora in piedi dopo le forti scosse di terremoto.

 “Nell’immane ammasso di macerie  prodotte dai ripetuti eventi sismici, che hanno colpito l’area montana del Piceno, – spiega Gaetano Rinaldi – fortunatamente  ancora si scorgono alcuni monumenti e chiese, ancora in piedi, ancorché malconci.

Tra questi la Chiesa di Santa Maria Vetere ubicata ai margini del già luminoso borgo di Pretare d’Arquata, completamente distrutto dalle ripetute scosse di terremoto. Ma anche questa Chiesa ha dovuto pagare un pesante scotto agli eventi sismici. Infatti sul tetto è crollato il campanile della chiesa, che custodisce, sulla parete di fondo, un grandioso affresco realizzato nel XVI secolo da Biagio Antonucci da Novale. Anche questo affresco ha subito danni rilevanti. Infatti una parte si è staccata dalla parete cadendo  in briciole sui pavimento, lasciando scoperti i nudi conci di pietra del muro.

Alcuni abitanti originari del posto, e ora professionisti ad Ascoli, orgogliosi delle proprie origini e desiderosi di conservare la memoria dei luoghi, si sono attivati per salvare dalla distruzione questa testimonianza di antica civiltà del territorio, che rappresenta, a detta dell’esperto dell’Istituto delle Pietre Dure di Firenze, Dott. Guido Botticelli, una vera e propria “ Cappella Sistina” della zona.

Hanno così raccolto una discreta somma di denaro, pari probabilmente alla metà di quella che occorrerebbe per recuperare del tutto l’affresco, ma sufficiente comunque almeno al suo distacco  dalla parete per custodirlo in un luogo sicuro, in attesa del recupero dell’edificio. Purtroppo sono sorte delle complicazioni incomprensibili, che non  consentono nemmeno  l’utilizzazione della somma offerta dai privati.

Così l’affresco rimane nell’edificio con il tetto in parte sfondato nel più completo abbandono e con la possibilità che l’imminente arrivo dei freddi invernali e la caduta della neve possa definitivamente porre termine ingloriosamente a questa vicenda, determinando la scomparsa anche di questa eccezionale testimonianza di civiltà, di cultura e di pietà popolare.

La Sezione ritiene che ciò non debba assolutamente accadere e che tutti i destinatari del nostro accorato  appello debbano attivarsi, ognuno per le proprie competenze, per evitare che si produca questo ulteriore danno per un territorio già così drammaticamente massacrato.

Nella medesima situazione della Chiesa di Pretare si trova quella di Colle, “Analoga segnalazione va fatta per la Chiesa di San Silvestro di Colle D’Arquata, – continua il Presidente di Italia Nostra – che custodisce vari affreschi tra  cui quello che riproduce l’immagine del Papa Silvestro, realizzati nel sec XVI da Dioniso Cappelli, interessante Pittore originario di Amatrice. Anche questa Chiesa ha subito i danni del terremoto e ha estremo bisogno di essere messa in sicurezza. Peraltro anche in questo caso oltre al pericolo rappresentato da altre eventuali scosse di terremoto, si presenta il rischio della caduta di abbondanti nevicate, sempre possibili nella zona tenuto conto del fatto che Colle d’Arquata si trova  a 980 metri sul livello del mare e non si sa se la Chiesa potrebbe  resistere al peso di una spessa coltre di neve”.

La cultura e la storia di un territorio sono la base per poter ricostruire l’origine di Arquata, e di ogni comunità distrutta dal terremoto.

L’appello di Italia Nostra, del prof. Gaetano Rinaldi, coglie l’essenza di ciò che racconta quei paesi e delle ricchezze architettoniche e storiche che li contraddistinguono.

Ricostruire un territorio significa tornare a dare vita all’anima di quei luoghi. La memoria e l’identità sono il fulcro, attorno al quale ricostruire abitazioni e attività produttive.

Salviamo il salvabile, se possibile, prima che sia troppo tardi. Evitiamo che di un territorio ricco di tante testimonianze di antica civiltà, di cultura, di pietà popolare, non rimanga nemmeno il ricordo. Non consentiamo che l’ irreparabile accada e che solo dopo si pianga per quello che “ non si è fatto e si poteva fare”.

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