ANCONA – Nelle Marche, a fronte di 34 concessioni, i canoni applicati alle aziende imbottigliatrici sono ancora irrisori e calcolati sulla base di solo due criteri: ettari e volumi imbottigliati.

Legambiente Marche afferma: “Chiediamo alla Regione di applicare un canone adeguato in modo da evitare abusi nell’utilizzo di questa preziosa risorsa e di reinvestire in politiche e interventi in favore dell’acqua di rubinetto”.

È un bene primario, vitale e da preservare. L’acqua, invece, continua spesso a essere gestita come se fosse proprietà privata a vantaggio di pochi che si assicurano enormi guadagni a discapito di cittadini, dell’ambiente e delle stesse casse statali. È quanto torna a denunciare Legambiente in vista della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo. A riportare l’analisi sul business dell’acqua in bottiglia sono Legambiente e Altreconomia, che questa mattina hanno presentato il dossier “Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana”, in cui si riporta la non sostenibilità dell’attuale modello di gestione della risorsa idrica e le carenze strutturali del nostro Paese. Per questo l’associazione ambientalista chiede che la concessione dei beni comuni naturali e di pregio venga sottoposta ad attente regole di assegnazione e gestione, nonché a canoni adeguati.

Per i signori privati dell’acqua pubblica i vantaggi economici, infatti, sono enormi, mentre il conto pagato alle casse di comuni e Regioni è piuttosto misero. I canoni che le Regioni applicano, in maniera differente da Regione a Regione, seguono tre criteri in funzione degli ettari dati in concessione alle diverse società, dei volumi emunti e di quelli imbottigliati. Nelle Marche, invece, a fronte di 34 concessioni attive, sono solo due i criteri applicati, in funzione degli ettari e dei volumi imbottigliati. Le cifre di riferimento partono dai 30 euro/ha se i volumi emunti dalla concessione sono inferiori a 5milioni di litri d’acqua, salendo a 60 euro/ha fino a 25 milioni di litri emunti e 120 euro/ha sopra i 25 milioni; la cifra per l’imbottigliamento è invece di 1,25 euro per mc imbottigliato. Cifre che testimoniano costi da corrispondere alla Regione ancora irrisori e che non preservano questa preziosa risorsa, né ne incentivano l’uso consapevole.

Legambiente, infatti, ha stimato che se si applicasse il canone nazionale di 2 centesimi di euro a litro imbottigliato, il guadagno complessivo per la Regione Marche potrebbe essere di oltre 5 milioni di euro l’anno, da reinvestire in politiche e interventi in favore dell’acqua di rubinetto.

“I dati riportati nel rapporto evidenziano come anche nelle Marche l’acqua in bottiglia garantisca ancora oggi un business milionario – dichiara Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche –. Alla base, il falso mito che sia migliore e più controllata di quella del nostro rubinetto e soprattutto un costo della materia prima, per chi imbottiglia, praticamente nullo: una media di appena 1,25 euro per ciascun metro cubo imbottigliato. Chiediamo alla Regione di rivedere la legge regionale, rimasta ferma al 1982, e di applicare un canone adeguato in modo da evitarne abusi nell’utilizzo e rendita per pochi, di reinvestire in politiche e interventi in favore dell’acqua di rubinetto e per la tutela della risorsa idrica, oggi messa a dura prova anche dai cambiamenti climatici e dalle continue emergenze siccità”.

Il settore dell’acqua in bottiglia in Italia infatti non conosce crisi: un giro d’affari stimato intorno ai 10 miliardi euro all’anno, con un fatturato per le sole aziende imbottigliatrici che i rapporti di settore stimano in 2,8 miliardi di euro, di cui solo lo 0,6% arriva nelle casse dello Stato. Alle aziende che hanno una concessione per imbottigliare l’acqua vengono concessi canoni a dir poco irrisori e che spesso addirittura vengono ridotti ulteriormente se, invece, della plastica utilizzano il vetro o attivino meccanismi di vuoto a rendere. Un’attenzione che fa sicuramente bene all’ambiente, peccato però che il prezzo al consumatore finale non cambi mai. Nel migliore dei casi le aziende concessionarie infatti pagano 2 millesimi di euro al litro, cioè cento volte meno del prezzo di 50 centesimi che i cittadini pagano in media per una bottiglia d’acqua in un supermercato; anche mille volte inferiore, invece, a quello che si paga per una bottiglietta venduta al dettaglio in bar, ristoranti, stazioni o negli aeroporti.

L’obiettivo di incrementare l’utilizzo dell’acqua di rubinetto e ridurre l’eccessivo uso di bottiglie di plastica è anche al centro dei recenti cambiamenti in atto nella legislazione europea, dalla Plastic Strategy alla nuova proposta di revisione della direttiva sulle acque potabili presentata lo scorso 1 febbraio, con una riduzione del 17% dei consumi di acqua in bottiglia di plastica e un risparmio conseguente per le famiglie europee pari a 600 milioni di euro l’anno. Intanto Il consumo di acqua in bottiglia nel nostro Paese continua a crescere, con una produzione che oscilla tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie all’anno.

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