ARQUATA DEL TRONTO – L’iniziativa “La storia di Sasha, un quadro per Arquata” rientra nei numerosi progetti di solidarietà che la popolazione di Arquata del Tronto ha ricevuto da gruppi di cittadini o associazioni.

Il dramma che ha colpito l’intero territorio arquatano ha commosso gli italiani, che dopo aver conosciuto i luoghi martoriati dal sisma e le persone che continuano a resistere e a lottare, hanno deciso di portare aiuto attraverso iniziative di solidarietà.

Massimo Nesti è l’artista che ha dipinto il quadro “Devozione”, consegnato durante una cerimonia nella chiesa del SS. Salvatore.

A Piceno Oggi rilascia alcune dichiarazioni, dopo la consegna della sua opera, con la quale sia i promotori del progetto che lo stesso Nesti hanno testimoniato la loro vicinanza al popolo arquatano.

Come nasce il progetto “La storia di Sasha, un quadro per Arquata”?

‘Il progetto nasce da un’idea dello scrittore Vittorio Graziosi, il quale porta in palcoscenico “La Storia di Sasha” scritto nel 2008 all’interno del libro “Sangue di Rosa Scarlatta”. Il testo ripercorre le vicende degli ultimi struggenti giorni di vita di un giovane ventenne ucraino malato di leucemia. L’intero ricavato di “La Storia di Sasha” è stato devoluto in beneficenza a sostegno del reparto oncologico pediatrico dell’ospedale di Kiev, un gesto che è valso al suo autore il prestigioso riconoscimento di “Cavaliere della Pace” assegnato al centro internazionale per pace fra i popoli di Assisi. Riadattando questa storia per il teatro è così nato un reading con voce recitante dell’attore Antonio Lucarini, musica del maestro Giovanni Brecciaroli, direttore del Coro di Santa Lucia di Jesi e pittura del maestro Massimo Nesti, direttore e resposabile della Scuola d’Arte NV.art a Senigallia (AN). Quindi il progetto ha riunito quattro artisti che, raccogliendo l’eredità culturale e umana di “Sangue di Rosa Scarlatta” la quale ha permesso di raccogliere risorse per opere di beneficenza, hanno avuto modo di portare a termine una nobile iniziativa, donando l’opera chiamata “Devozione” eseguita dal vivo durante tutti gli spettacoli nelle città italiane. Il nostro comune intento era unire le rispettive abilità creative e artistiche, per compiere un gesto di beneficenza verso il paese di Arquata del Tronto e i suoi abitanti’.

Si è recato ad Arquata, nella nuova chiesa a Borgo, per la consegna. Quali sentimenti ha scaturito presentare la sua opera alle persone che hanno subìto una tragedia come quella del sisma?

‘Ero molto emozionato, tengo a precisare che era la prima volta che vedevo il reading da spettatore perchè, nelle altre occasioni ero sempre voltato di spalle al pubblico perchè l’opera è stata dipinta durante lo spettacolo. Quando Vittorio Graziosi, terminando la sua presentazione al pubblico mi fece cenno di togliere il drappo che copriva l’opera, ebbi un momento di emozione forte, che si sciolse quando il pubblico vide l’opera e applaudì fragorosamente, un applauso che durò non so quanto tempo, ma che mi diede la massima serenità, un’immensa gioia e mi sollevò da terra. Ho percepito una sensibilità forte nello sguardo delle persone, un’emozione unica quasi che la figura di donna penitente del dipinto trasmettesse una nuova sicurezza, un tassello in più per ricostruire quello che era perduto. La gioia degli spettatori della Chiesa era motivata dall’arrivo di un’immagine sacra a protezione di loro stessi, delle loro anime e dei loro cuori. Il mio pensiero era rivolto ai miei genitori, che mi hanno lasciato la libertà di scegliere e frequentare le scuole che mi interessavano come il Liceo Artistico II e l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.Di questo gliene sarò sempre grato per tutta la vita’.

Conta di tornare ad Arquata?

‘Si, spero di tornare e vedere la situazione cambiata radicalmente in meglio per quelle persone che hanno sofferto, soffrono e hanno perso tutto, ma non la loro dignità e la loro sensibilità. Spero di tornare insieme ai miei compagni di viaggio Antonio, Giovanni e Vittorio, con un altro progetto che mira ad arricchire di bellezza questa comunità, in modo tale che la vita e la cultura continuino nel migliore dei modi, con l’intento di recuperare e valorizzare le bellezze artistiche, culturali e paesaggistiche di quel territorio. Conto di tornare ad Arquata non solo per consegnare un’opera o al termine di un progetto, ma per scoprire le bellezze della natura; è probabile che alcune vedute panoramiche o il paesaggio stesso all’interno dei sentieri sia motivo di ricerca compositiva e cromatica e ispirazione nel creare sulla carta o sulla tela armonie di forme con tecniche diverse eseguite all’aria aperta dal vero’.


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